Lui (o lei, parlo al femminile per una mera questione di affinità) è appena entrato in casa tua. Per la prima volta. Mentre gli stai preparando un drink ciondola in salotto, di fronte alla tua libreria. I suoi occhi scorrono sui volumi in rigoroso ordine alfabetico per autore e tu gongoli perché sai che è tutto perfetto: si inizia con la Alcott, che leggevi da bambina. Un po’ più avanti c’è la Allende. Nello scaffale successivo Conan Doyle e Dostoevskij ti fanno ciao ciao. Sotto di loro Hugo ammicca mentre Pennac e Pirandello si fanno una partitina a briscola.

È un momento fondamentale in ogni relazione tra lettori, l’incontro con le rispettive librerie.
Questo perché dai libri posseduti (che si presume siano stati anche letti) si può capire, o almeno intuire, chi è veramente il soggetto con cui ci siamo messi. L’ordine in cui sono disposti, il loro stato, i titoli e gli autori scelti: sono tutte cose che permettono di sondare l’anima di un uomo, di leggergli dentro.
Qualche esempio? Stevenson, Salgari e O’Brian su una stessa mensola sono indizio, neanche a dirlo, di una personalità avventurosa, che non sa cosa sia la noia. La raccolta completa delle opere di Tolkien rivela una vena fantasiosa (ma occhio ai fissati). Chiunque possieda La principessa sposa merita di essere, appunto, sposato.
Se avvistate il trittico Vespa-Volo-Parodi, fuggite a gambe levate.

D'altronde «to expose a bookshelf is to compose a self», ci dice Leah Price (che di lavoro fa la professoressa ad Harvard e che sull'argomento ha anche scritto un libro) in un interessante articolo apparso un po' di tempo fa sul New York Times. E c'è addirittura chi si cruccia sulla disposizione dei libri in sé, con studi storici a riguardo.

Dal canto nostro, direi di limitiarci al contenuto e non al contenitore, perciò entriamo nel vivo della nostra riflessione e chiediamoci: davvero ogni libro posseduto rivela chi siamo veramente?

Per capirlo, torniamo alla nostra storia.

Anche tu hai i tuoi peccatucci. I tuoi errori di gioventù, come sei solita chiamarli. E intendo quella copia di Tre metri sopra il cielo che hai acquistato a quindici anni, su consiglio delle amiche. Ma non c’è problema. L’hai nascosta nel mobiletto del bagno in vista di questo momento. Puoi stare tranquilla, non fosse che…

A un certo punto, alle tue spalle, si materializza una figura. Ti sventola sotto il naso un volumetto nero. In copertina, due mani ti porgono una mela rossa.
Merda. Twilight.
«Ma non avevi detto che ti faceva schifo?» Suona come un’accusa e non è nemmeno velata. Sostieni il suo sguardo, ti spalmi sulla faccia una bella maschera di bronzo, la stessa che indossavi giusto la settimana prima mentre sputavi veleno sulla Meyer proprio di fronte a lui.
«È di mia cugina, l'ha lasciato qui e…»
«Tua cugina ha 7 anni.»
«Già. Precoci la bambine di oggi, non trovi?»
Ti guarda. Socchiude gli occhi. Lui sa.
E tu sai che userà tutto questo contro di te, un giorno.
Torni ai drink e decidi che è meglio abbondare con la vodka.

Il tempo passa. Lui sembra aver dimenticato il fattaccio (quel goccino di vodka in più è stato provvidenziale) ed è il tuo turno di incontrare la sua libreria.
Tanto per cominciare, lui non ha una libreria: ha una stanza intera dedicata solo ai libri. Decine, centinaia, forse un migliaio di volumi. Si parte con sette diverse edizioni della Divina Commedia. Antiche, antichissime. Una, addirittura, ha in prima pagina la dedica autografa di un Papa. Si prosegue con la Britannica originale. Montagne di libri di storia, dall’Eoarcheano ad oggi.
E no! Non puoi nemmeno dire che è un tipo noioso e che se la tira con tutti ’sti libri perfetti, perché di fianco a tutto questo ben di Dio ci sono montagne di romanzi. Classici, contemporanei, tutti gli autori più importanti italiani e stranieri. Ci sono anche i fumetti d'autore, diamine.
E c'è perfino una copia del Pendolo di Foucault autografata da Umberto Eco, roba che tu la guardi e cadi in ginocchio, affranta, con tanto di lacrime e mascara colante. A completare l'effetto, dalla cucina arriva la voce di Morandi: «Non son degno di teeee, ta, ta raaa, non ti merito piùùùù…».
Esplodi: «Tipregotiprego perdonami! Twilight è stato solo un errore di gioventù! Ti giuro che non lo faccio più…»
«E Moccia, allora? Che mi dici della copia di Tre Metri sopra il cielo che ho trovato nell'armadietto del bagno? EH?»
Dannazione.
«Dovevo recensirlo per il giornalino della scuola, ho dovuto leggerlo! Mi hanno costretta!»

Ma anche questa crisi passa. Lui è comprensivo. Eri un’adolescente, ti trovavi nel bel mezzo dell’età della ribellione. Si può sorvolare.

Poi, un giorno, mentre quello che ormai è il tuo fidanzato si rilassa davanti alla tv, decidi che è giunta l’ora di dare un’occhiata alle edizioni della Divina Commedia. E così, spulciando tra un volume e l’altro, trovi una cosa meravigliosa: nascosto in terza fila c’è il libro di un certo Brachino.
Sorridi, malefica. Lo hai in pugno.
«Amore! Guarda cos'ho trovato!»

Perché tutti hanno qualche scheletro nascosto nella libreria.
Tutti.