E quindi entrammo a riveder le stelle: scienza e mitologia al Planetario di Milano

La principessa della luna Kaguya

E quindi entrammo a riveder le stelle.

Le stelle sono tante, milioni di milioni, eppure in una grande città come Milano, quando si è fortunati, se ne riescono a vedere non più di un centinaio. È un vero peccato perchè la volta celeste, con ogni suo astro e ogni costellazione, racchiude un mondo di storie: è forse il più colossale e meraviglioso poema mai scritto che l'umanità tutta, da millenni, legge con la testa rivolta all'insù continuando a meravigliarsi.

Planetario Ulrico Hoepli, Milano
Il piacere di alzare lo sguardo e incontrare un firmamento punteggiato di stelle ci è negato dall'inquinamento luminoso, ma può essere ritrovato, come per magia, entrando in un Planetario.

Il Planetario è una macchina che viaggia nello spazio e nel tempo riuscendo a proiettare con estrema precisone la volta celeste, così come la si vedrebbe da qualsiasi punto della Terra in qualsiasi momento. A Milano si trova il maggior Planetario italiano, donato nel 1929 alla città dall'editore Ulrico Hoepli: si tratta di uno degli osservatori astronomici più attivi nel campo della divulgazione scientifica, sede durante tutto l'anno di cicli di conferenze aperte al pubblico.

Ieri l'appuntamento era di forte richiamo per gli appassionati di storia, scienza e letteratura. L'astronoma Chiara Pasqualini ha guidato il pubblico lungo un viaggio dedicato alle Costellazioni: Miti e leggende da Oriente a Occidente.

Merope abbandona le Pleiadi, William Adolphe Bouguereau
Si è partiti da una considerazione che non è mai scontata: i nostri avi guardavano il cielo per calcolare l'ora, per orientarsi durante un viaggio, per navigare, per regolare il lavoro nei campi. Chiamavano gli astri per nome e associavano ad ognuno di essi un significato, un mito.

L'hanno fatto i babilonesi, i greci, i romani, gli egizi, ma anche i cinesi e i giapponesi. Il cielo era lo stesso, i gruppi di stelle anche, ma ognuno di questi popoli ha lasciato una propria versione della storia: a volte le leggende sono simili, quasi identiche, altre volte completamente differenti.

Per i greci le Pleiadi, l'esempio più famoso di ammasso di stelle che risultano vicine fisicamente e non solo prospetticamente, erano le 7 principesse sorelle sfuggite all'agguato di Orione, tra cui Merope, l'unica a sposare un mortale, Sisifo, e per questo condannata a brillare di meno. Per i giapponesi invece le Pleiadi si chiamano Subaru e sono legate all'omonimo marchio automoblistico che vuole proprio celebrare le sei aziende che, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, si unirono per superare la crisi economica.

I due amanti Hikoboshi (Altair) e Orihime (Vega)
O ancora la via lattea, nella mitologia classica, nacque dal latte uscito dal seno di Era, vittima di uno scherzo di Zeus che durante il sonno attaccò al petto della moglie il figlio Eracle; i giapponesi invece la chiamano Fiume Celeste e ci vedono l'ostacolo che l'imperatore celeste frappose fra i due amanti Hikoboshi (la stella Altair) e Orihime (la stella Vega), accusati di trascurare i propri doveri di mandriano e sarta a causa della passione travolgente che li univa.

E la luna? Sulla sua superficie irregolare gli occidentali hanno spesso riconosciuto un viso, o due visi, quelli di due amanti che si baciano. I cinesi invece ci vedono un coniglietto con un pestello da cucina! Alla luna poi è legato uno dei racconti popolari più antichi del Giappone, Taketori Monogatari-Storia di un tagliabambù: la storia della principessa Kaguya, la bella fanciulla venuta dalla Luna e trovata da un anziano tagliabambù.

Da sx a dx: Il Bacio della Luna di Zamboni, la luna piena, il coniglio lunare sino-giapponese

C'è una storia per ogni stella della galassia e il Planetario di Milano ve ne racconta una a sera per tutta l'estate, a soli 3 Euro. Il programma lo trovate qui.

 

Viviana Lisanti

1 Commento
  1. Sabato sera c’ero anch’io al planetario. Bellissima e interessante la conferenza. È un vero peccato che molta gente a Milano non conosca o non abbia mai messo piede al planetario.