Editoria e social, una nuova classifica: ma chi è il più “socievole”?

Che la comunicazione tra chi produce letteratura – case editrici e autori – e chi la "consuma" sia cambiata nell’epoca dei social network non è certo una novità: l’immediatezza e la diffusione del mezzo, soprattutto se ci si rivolge ad un pubblico giovane, fanno sì che gli editori non possano non essere presenti sul web al fine di instaurare un dialogo diretto con i propri lettori. L’argomento sta suscitando grande interesse nel panorama letterario italiano ed è stato oggetto di tre interessanti indagini che, come tutte le indagini che si rispettino, hanno preso in considerazione parametri diversi e portato dunque a risultati in parte differenti, al punto che la domanda "chi è l’editore più social" è diventata il nuovo tormentone dopo "c’è mai stato il sorpasso dell’e-book sul cartaceo?".

Per dormire sonni tranquilli, cerchiamo di fare il punto partendo proprio dall’ultima indagine in materia svolta da l’Osservatorio Brands & Social Media, realizzato da OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica e Digital PR, i cui risultati sono stati resi noti mercoledì 24 luglio. Secondo questa ricerca, effettuata su 20 case editrici italiane e che prende in considerazione Facebook, Twitter, YouTube e Google+, lo scettro di editore più "socievole" spetterebbe ex aequo a Feltrinelli e Mondadori. Pur avendo un numero molto diverso di like su Facebook (rispettivamente 40.397 e 174.906) e di follower su Twitter (rispettivamente 93.634 e 210.350), Feltrinelli e Mondadori si contraddistinguono infatti per gli elevati livelli di coinvolgimento dell’utente. Feltrinelli domina su YouTube con una media di 149 commenti per video, 2.607.415 visualizzazioni dei caricamenti e 3.332 iscritti, mentre Mondadori è leader su Facebook con una media di 17,17 like, 109,05 commenti e 22,82 condivisioni per post. A seguire, nei primi cinque posti della classifica generale troviamo Newton Compton, Sperling & Kupfer, Chiarelettere e Rizzoli. Stupisce dover scorrere metà classifica prima di incontrare Einaudi, un posizionamento forse penalizzato in questo report dalla scelta della casa editrice di non essere presente su Facebook. Vi sarete accorti inoltre che minimum fax non compare tra le venti case editrici analizzate, scelte a partire dalla classifica dei libri più venduti nel 2012 de “La Lettura” (Il Corriere della Sera) e “Tuttolibri” (La Stampa) e utilizzando come fonte complementare la classifica dei bestseller 2012 di Amazon (un criterio di sole vendite a mio parere limitante).

Rispetto ai social network utilizzati, a dominare è Facebook (snobbato solo da Einaudi), seguito da Twitter (17 aziende su 20) e da YouTube (15 aziende su 20); forte anche la presenza su Anobii e Pinterest (rispettivamente 12/20 e 10/20 case editrici), mentre molto limitato rimane l’uso di Google+, dove sono presenti solo 7 aziende. Comune a tutte le case editrici è l’uso conversazionale di Twitter, con l’utilizzo di hashtag atti a stimolare dibattiti intorno a varie tematiche riguardanti la passione per i libri, conversazioni che spesso coinvolgono più editori.

Come vi dicevamo, questa non è la prima indagine in materia; venne presentata come “la prima in Italia e tra le prime in Europa” la ricerca su editori e social effettuata dall’AIE – Associazione Italiana Editori e resa pubblica il 18 maggio scorso in occasione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Il report, dal titolo "L’uso di Twitter e dei social media in editoria", non presentava classifiche tra editori ma prendeva in esame un campione molto più ampio della ricerca sopracitata, ovvero tutte le case editrici in attività che pubblichino più di 16 titoli all’anno, evidenziando che circa il 58,9% di esse è presente sui social network, con una prevalenza di Facebook rispetto a Twitter. La prima ad essere presente su Twitter fu la casa editrice Elliot nel 2007, seguita l’anno successivo da Apogeo, Edizioni Piemme e minimum fax.

A contestare questo primato ad AIE, sulle pagine del blog Scrittori Precari, è intervenuto Arturo Robertazzi, chimico computazione e blogger, che nel 2011, all’interno del saggio La lettura digitale e il web, aveva curato un articolo relativo all’uso di Twitter da parte delle case editrici, dal titolo "Twitter per gli editori: come, quanto, perché?". La ricerca aveva monitorato inizialmente 165 case editrici presenti su Twitter per poi concentrarsi sulle 15 case editrici più seguite, analizzando una serie di parametri chiave per capire non solo chi era presente ma come lo era: la data di apertura dell’account, il numero di follower e di following, il numero di tweet totale e medio (tweet/giorno), un indice di interazione con i follower, l’impatto dei tweet nella twittersfera ecc. Tra i primi ad aver compreso le dinamiche del mezzo c’era proprio Einaudi, mentre Mondadori due anni fa risultava non aver trovato ancora una strategia efficace (un anno dopo la situazione sembrava cambiata). 

In questo scenario mutevole a noi interessa ovviamente il parere di voi lettori, veri destinatari di queste strategie di comunicazione: quali sono gli editori che seguite con più interesse sui social network? E che tipo di comunicazione vi aspettate da una casa editrice?

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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