Emilio Estevez e il suo libro di memorie

L’otto maggio è uscito negli USA Along the way, il libro di memorie scritto dall’attore Emilio Estevez a quattro mani col padre Martin Sheen.

Pare sia l’ultima moda a Hollywood, fare l’auttore o lo scrittattore; insomma, mettersi davanti al monitor di un laptop piuttosto che davanti ad una telecamera e raccontare i fatti propri (si vocifera che persino il cane di The artist stia scrivendo la sua biografia).

Cosa di cui, effettivamente, sentivamo tutti un gran bisogno, giacché canali come E! e riviste gossippare non ci bastavano più, e nemmeno i profili su Twitter o Facebook coi loro aggiornamenti continui sul gusto dell’ultimo caffè acquistato allo Starbucks.

Rumor has it che per convincere l’agente della casa editrice Simon & Shuster, Estevez abbia illustrato il progetto masticando una fetta di cetriolo dopo l’altra, durante il colloquio, così da avere il tempo necessario per ragionare e riuscire a dire  «qualcosa di conciso e significativo, qualcosa che lo convincesse che ero un essere senziente, in grado di formare frasi complete, che se messe insieme e inserite in una pagina, potevano anche assomigliare a qualcosa che sembrasse un libro».  Ottime premesse, non c’è che dire.

Scopo di tutta questa fatica: sciorinare tutto quello che in tanti anni non aveva mai osato confessare.

Perché – è questo il punto – la gente pensa di sapere tutto sulle star. E invece no. «Sono accadute cose folli nella mia vita, proprio sotto il naso dei miei genitori, e che loro nemmeno sanno» ha dichiarato Estevez.

Il ruolo di Martin Sheen in tutto questo? Lui è il padre, ovvio; quello a cui il figlio racconta «con onestà, ma anche con dolore» tutte le marachelle finora nascoste, per tentare di tracciare un percorso di vita parallelo, i punti di tangenza e di distanza tra le rispettive carriere, e approdare ad una sana rinascita del rapporto padre-figlio.

Tuttavia non possiamo proprio fare a meno di chiederci quanto più forte sarebbe stato il botto se si fosse trattato dell’autobiografia dell’altro Sheen, Charlie, il figliol prodigo continuamente in rehab.

Perché, come ha sottolineato qualcuno, Emilio è quello buono (le parole esatte pare siano state: “Emilio chi?" o in alternativa "Ma perché, campa ancora?”): che c’avrà mai di inconfessabile da raccontare questo?

Bah, sembra proprio che toccherà leggerlo per scoprirlo.  

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

2 Commenti
  1. Se mangiare un cetriolo per fare colpo su un agente funziona…. la provo al prossimo colloquio di lavoro.

  2. Anch’io sapevo di altre qualità terapeutiche dei cetrioli. Mi fai sapere se funziona per i colloqui di lavoro? 🙂