Iniziamo col dire che la Emma del titolo non è la signora Bovary: Alex & Emma è una commedia romantica del 2003 con Luke Wilson e Kate Hudson (secondo Wikipedia, tra l'altro, è ispirata al fatto che Dostoevskij si innamorò della dattilografa a cui dettava Il giocatore). Kate Hudson interpreta Emma. Emma ha l'abitudine (o vizio, che dir si voglia), di leggere i finali dei libri subito, quando ha letto appena una decina di pagine o anche meno.

E' arrivato il momento di fare coming out: lo faccio anche io e probabilmente, mi sono sempre detta, è un modo per compensare il fatto che tendo a lasciare le cose a metà, a non finirle, compresi i libri. E' un modo per sentirmi meno in colpa, psicologicamente, e per non dover inventare qualora mi dovessi trovare in conversazioni sul libro X e su come finisce. Emma, quella del film, mi ha fatto capire che non sono sola. Ulteriori riflessioni mi hanno fatto capire che la scuola ha un grosso peso psicologico in questa specie di patologia da lettori: quando ti assegnano libri noiosissimi da leggere (Verga con gli stramaledettissimi "Malavoglia", per esempio) e puntualmente non li finisci, e puntualmente ti senti in colpa quando ti trovi a cercare di appiccicarti in testa stralci di roba presa da questo o quel sito Internet il giorno prima dell'interrogazione. Avete presente? Magari avete usato anche Finzioni come sito Internet pre-interrogazione? 

Tim Parks, critico di Nybooks, viene in aiuto a tutti i malati di finalopatia come me e a tutti quelli che vanno nel panico perchè si ritrovano a non aver finito un libro il giorno prima dell'interrogazione: ci dice che anche Samuel Johnson e Schopenauer non finivano i libri, (Schopenaurer diceva che «La vita è troppo breve per i brutti libri») e soprattutto, ci dice che è da lettori inesperti autoimporsi di finire un libro per questioni di orgoglio o qualcosa del genere. I buoni lettori, invece, sanno quando è ora di chiudere un libro, sanno in che punto il libro ha esaurito il proprio potenziale. Poi parla dei rapporti degli scrittori con i finali: Kafka lasciava le cose in sospeso, lasciava il dubbio, l'enigma, mentre D.H Lawrence e Beckett scrivevano la parola "fine" quando ritenevano che il lettore e gli stessi personaggi potessero averne abbastanza della storia (e quando loro stessi ne avevano abbastanza di scriverla, probabilmente). 

Comunque, l'articolo di Parks era un bell'articolo, ma io, sinceramente, non ho finito di leggerlo. 

Eve Blissett