Roger Federer come esperienza letteraria

Non serve essere appassionati di tennis per sapere che cosa è successo domenica a Wimbledon. Chiunque ami lo sport e le grandi emozioni era sintonizzato dalle 15 in poi davanti alla partita che ha dato l'occasione a Re Roger di tornare a sedersi sul trono e di scrivere ancora una volta la storia del tennis mondiale: 17 tornei del Grande Slam vinti (record assoluto), 7 trionfi a Wimbledon e 286 settimane totali al vertice della classifica ATP (eguagliando in entrambi i casi il suo idolo Pete Sampras). 

Veder giocare Federer ti porta a interrogarti su cose che vanno ben oltre il tennis; le leggi della fisica, il confine tra bellezza e perfezione, l'esoterismo, l’essenza metafisica del corpo, l’esistenza di Dio. Per questo non stupisce che fior fiore di scrittori e filosofi abbiano dedicato riflessioni al tennista più forte di tutti i tempi.

Qui un veloce elenco per chi volesse celebrare la sua vittoria tra le pagine:

Roger Federer come esperienza religiosa di David Foster Wallace (Edizioni Casagrande). Incontro tra giganti, di quelli che possono permettersi di essere nominati solo con le inziali. Non è un mistero per i suoi fan che DFW fosse un grandissimo appassionato di tennis, nonché un discreto giocatore, al punto da ambientare gran parte del suo capolavoro Infinite Jest proprio in un’accademia di tennis. Si tratta di un libretto scritto nel 2006 per Play, la rivista sportiva del NYT, e incentrato sulla descrizione maniacale di alcuni gesti che Wallace definì Federer moments, ancora più intensi se hai abbastanza esperienza diretta di gioco da comprendere l' impossibilità di quanto gli hai appena visto fare. E grazie alla penna di DFW e alla racchetta di RF, quella che era "solo" una partita di Wimbledon viene trasfigurata in un'esperienza che rasenta lo spirituale.

–  Je suis une aventure, di Arno Bertina (Éditions Verticales). Un Roger sul viale del tramonto è protagonista di questo romanzo surreale, mai tradotto in italiano, nel quale un giornalista sportivo francese accompagna l'ormai ex numero uno del mondo alla ricerca del suo dono perduto. Un’odissea che ci porterà a scoprire lati indediti del campione, descritto come fervente lettore di Thoreau e di Pirsig, ossessionato dall’essere diventato un’icona al punto da arrivare a rubare la sua statua al museo delle cere di Madame Tussauds.

Il paragone con Thoreau sposta il discorso sul piano filosofico. Si segnalino Silences de Federer (Éditions de la Différence) di André Scala, uno dei maggiori studiosi di Spinoza, che dipinge RF come poeta del silenzio, che tenta di sfuggire agli imperativi tecnici e mediatici del tennis contemporaneo, scontrandosi con l’avversario di sempre, Nadal, ritratto come stoico che sopporta senza limiti la sofferenza del proprio corpo. E la raccolta Tennis and philosophy (edizioni Liberty University), a cura di David Baggett, che non a caso si apre proprio sul pezzo di DFW, sottolineando che qualunque discorso sull’estetica e la natura del tennis non può prescindere da Federer, in quanto il suo avvento fa da spartiacque tra quello che è stato il tennis fino ad ora e quello che sarà dopo di lui. In uno di questi saggi, lo stesso Baggett si chiede se si possa definire RF il più grande tennista di tutti i tempi (definizione che non mette d’accordo tutti) e sottolinea la rilevanza filosofica di questa domanda, a partire dall’esistenza o meno di criteri per definire il concetto di migliore in senso assoluto.

Che sia il migliore o no, io vi lascio con le parole di Marco Imarisio, che aveva analizzato l’argomento alcuni mesi fa, quando Roger sembrava ormai lontano da imprese come quella di domenica: E in fondo questo elenco di romanzi e saggi filosofici più o meno seriosi sul suo conto non sono altro che un anticipo del rimpianto. Quando arriverà il giorno del suo ritiro, dal tennis se non dal mondo, ci mancherà moltissimo.

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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