Festa grande nel Bosco dei Cento Acri!

A vederlo così come siamo abituati, con la sua magliettina rossa e le zampette sempre sporche di miele, non si direbbe che ha ormai la veneranda età di un nonno, ben 88 anni compiuti oggi. Sì, perché Winnie the Pooh, l’orsetto che la Disney ha portato alla fama mondiale grazie a film d’animazione, libretti e merchandising d’ogni tipo, fece per la prima volta la sua comparsa il 14 ottobre 1926.

Il genitore di penna era l’inglese Alan Alexander Milne. Laureato in matematica, mostrò sin da giovane la sua propensione per la scrittura e il giornalismo: al college (frequentò il Trinity, a Cambridge), scrisse per la rivista scolastica e in seguito (1906-1914) fu vicedirettore della storica rivista satirica Punch, cui, peraltro, collaborò anche il suo contemporaneo P. G. Wodehouse. I due, quasi coetanei, erano diventati amici all’inizio delle loro carriere in campo letterario e avevano addirittura collaborato alla stesura dell’opera umoristica di Wodehouse A Damsel in Distress. I rapporti però si guastarono durante la Seconda Guerra Mondiale: quando Wodehouse ricevette aspre critiche di collaborazionismo con i tedeschi, Milne fu tra coloro che lo attaccarono più duramente (e infatti poi si beccò la vendetta dell’ex amico, sotto la forma del personaggio Timothy Bobbin, protagonista di parodie che facevano il verso ai suoi testi per l’infanzia).  

Ma prima ancora che succedesse il patatrac con Wodehouse, Milne era diventato uno scrittore piuttosto affermato, anche negli Stati Uniti, grazie a una serie di opere molto varie che andavano dai romanzi ai saggi critici, passando per le opere teatrali e le sceneggiature per il cinema. Fu solo nel 1925 che il nostro decise di dedicarsi alla letteratura per ragazzi, pubblicando A Gallery of Children, una raccolta di brevi racconti che accompagnavano le illustrazioni di Henriette Willebeek Le Mair, inizialmente create per conto della società Colgate per la pubblicità su una rivista.

Dopo questa prima incursione nella letteratura per l’infanzia, l’anno successivo, Milne ebbe l’idea geniale che lo rese celeberrimo, e al contempo fece dimenticare a tutti qualsiasi altra cosa avesse scritto o fatto: dalla sua penna uscì un romanzo per bambini con protagonista un orsetto giallo di nome Winnie the Pooh, che diede il titolo al libro stesso. Illustrato dai disegni di Ernest Howard Shepard (un esempio è l’immagine a corredo di questo articolo), il volume raccoglieva le storie che lo scrittore era solito raccontare al figlio Christopher Robin e aveva come protagonisti proprio il bambino e i suoi peluche, in primis l’adorato “Winnie”, un orsacchiotto di pezza che il figlio di Milne aveva battezzato così dopo aver visto un cucciolo d’orso di nome Winnipeg allo zoo di Londra. Oltre a lui, nel libro comparivano l'asinello Ih-Oh, il maialino Pimpi, Tigro, la mamma-canguro Kanga e il suo piccolo Ro, i cui pupazzi originali sono tuttora esposti alla biblioteca pubblica di New York. Le avventure di Winnie the Pooh e dei suoi amici sono ambientate nel Bosco dei Cento Acri, ispirato al boschetto che realmente si trovava accanto alla casa di Milne.

Da quel 14 ottobre il destino dell’orsetto giallo fu sempre più luminoso: dopo il libro di poesie Now We Are Six (1927), in cui tornava a fare la sua comparsa Winnie the Pooh, e il romanzo The House at Pooh Corner (1928), nel 1929 Milne decise di vendere i diritti del suo personaggio, ormai diventato un classico, a Stephen Slesinger. Il seguito della storia lo sapete, forse l’unica cosa che non sapete è la data: nel 1961 la Walt Disney acquistò i diritti di Winnie the Pooh e amici, per farne uno dei suoi prodotti di punta.

Un’ultima curiosità, che testimonia la fortuna di Winnie the Pooh ancora oggi: nel 2009 è stato pubblicato Return to the Hundred Acre Wood, un sequel autorizzato dagli eredi di Milne, scritto da David Benedictus e illustrato da Mark Burgess.

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

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