Festival sì, festival no?

È stato reso pubblico ieri il programma del Festivaletteratura di Mantova 2013, che si terrà dal 4 all’8 settembre e che come ogni anno presenta un calendario notevole di ospiti internazionali e appuntamenti da non perdere. Edizione n. 17 per una delle manifestazioni letterarie più longeve d’Italia, preceduta solo dal Salone Internazionale del Libro di Torino nato nel 1988. Il Festivaletteratura è stato pioniere di un movimento, quello dei festival culturali, che dalla metà degli anni 2000 è diventato un vero e proprio trend in Italia, fenomeno che conosce un picco ogni estate riempiendo le piazze italiane, dai piccoli comuni alla capitale. Impossibile, dunque, di fronte a questa vera e propria mania da evento non interrogarsi su un paradosso ormai noto a tutti: il nostro è un paese di tanti festival e di pochi lettori. 

Stando ai dati pubblicati a marzo 2013 nel Rapporto sulla promozione della lettura in Italia, a cura dell’Associazione Forum del Libro,  il nostro paese detiene il primato europeo con circa 1200 festival di approfondimento culturale, quindi non solo letterari ma di svariate discipline (filosofia, giornalismo e così via). Eventi che spesso associano alla conferenza o all’incontro con il lettore occasioni di vendita di libri al pubblico. Non è un caso che recentemente anche una casa editrice attiva come minimum fax abbia debuttato nel mondo dei festival con la prima e riuscita edizione de La grande invasione, organizzata in collaborazione con la Galleria del Libro.  

Numeri che mostrano una certa vivacità del settore letterario in Italia, se non fosse che gli stessi dati evidenziano che nel 2012 più della metà degli italiani non ha mai preso in mano un libro. Uno degli argomenti a favore dei detrattori di queste manifestazioni è proprio questo: i festival riempiono le piazze e i ristoranti per un weekend, generano un buon introito per le amministrazioni comunali, ma non è dimostrato che portino ad un incremento del numero di lettori e nemmeno ad un ritorno economico sul medio-lungo periodo per le librerie delle città che li ospitano. Insomma, momenti di intrattenimento che non educano né avvicinano alla lettura. In un articolo di un paio di mesi fa uscito sul Sole24 (purtroppo non reperibile online) Marino Sinibaldi si scagliava proprio contro il "paradosso ormai insopportabile delle piazze piene e librerie vuote"

I sostenitori di queste manifestazioni ritengono invece che esse rimangano momenti fondamentali di incontro, una valida alternativa ad un dibattito culturale ormai disperso nella rete nonché un momento di promozione e forse anche educazione alla lettura. C’è chi arriva a vedere nei festival un’occasione di salvezza per la comunità dei lettori, come sostenuto da Giuseppe Genna in un articolo uscito a settembre 2012 sul Corriere della Sera nel quale ha coniato la felice definizione di "festival continuo", un network nazionale che connetta tutte le comunità locali e che viva di un’attività continua anche sul web, sul modello di Pordenonelegge.   

E voi, siete tra i detrattori o tra i sostenitori dei festival? A settembre farete la fila per vedere Emmanuel Carrère a Mantova o preferirete proseguire nella lettura de L’avversario spaparanzati sul divano?

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

2 Commenti
  1. Io sono per i festival, però dando una letta veloce al programma mi pare ci siano troppe sovrapposizioni, che secondo me dovrebbero essere evitate il più possibile. Un peccato perché il programma è molto bello e anche senza fare la fila per Carrère!