Girolamo De Michele e Alberto Prunetti e le storie di ordinario leghismo

«You can kill the protester, but you can't kill the protest.»: nello specifico è il titolo di una canzone degli Anti-Flag, un gruppo pseudo-punk americano ma, declinata in diverse forme e in diverse lingue, si sente un po' in tutto il mondo quando il vento della protesta porta con se anche la puzza della repressione. Ecco, questa frase, declinata in versione letteraria, in versione «Potete bruciare un libro ma non potete bruciare le narrazioni contro» potrebbe essere il riassunto perfetto della storia di "Sorci Verdi, storie di ordinario leghismo". Si tratta di un libro collettivo che tenta di raccontare una delle (tante) malattie del paese, la Lega Nord, che meno di un anno fa ha tirato fuori quella stortura da distopia sci-fi che qualcuno ha denominato #rogodilibri, ma, purtroppo, non solo quello. Si tratta, in sostanza, di narrativa militante: di questo concetto e del libro abbiamo parlato con due degli autori, Alberto Prunetti e Girolamo De Michele.

 

In un momento in cui si tenta in tutto il mondo di collettivizzare il dissenso sociale contro lo stato di cose vigenti, cosa significa fare “narrazione d'opposizione” come quella che hai fatto, insieme ad altri nomi noti, in Sorci verdi

Girolamo:  «Significa realizzare un progetto in comune. Per fare questo libro non c'è stato solo bisogno di un certo numero di scrittori che hanno ceduto un racconto: c'è stata una mobilitazione politica, cha a sua volta ha richiesto intelligenze e pratiche per essere messa in moto; alla mobilitazione – sfociata, come ricorderete, in una manifestazione a Preganziol e alla partecipazione di scrittori contro il rogo ai comizi di Bologna e Padova in occasione dello sciopero nazionale dei metalmeccanici – è seguita la discussione di un progetto, sia dal punto di vista culturale che da quello pratico. Il che vuol dire che dopo una indiscutibile vittoria politica, dovuta a una capacità di reazione degli scrittori contro il rogo maggiore di quella della parte avversa, si è realizzato un prodotto culturale collettivo. Credo che ciascuno dei passaggi di questo processo sia stato esemplare. Poi, devo dire che è stato un bel momento: tra gennaio e febbraio ci siamo sbattuti un sacco, ma ci siamo anche divertiti molto. "Gioia e rivoluzione", cantavano gli Area: coi tempi che corrono, non è poco.»
Alberto«L'inchiostro deve essere un diluente dell'autorità. Non riesco a pensare a una scrittura che non sia critica e d'opposizione. Se scrivessi per la contemplazione del mio ombelico, potrei limitarmi a tenere un diario privato. Ovviamente bisogna avere la forza di non esaurire nella scrittura tutta la propria progettualità negativa di critica dei poteri, sennò si diventa semplici scribacchini e pian piano la verve muore: prima si inaridisce la critica e poi la stessa scrittura. In altre parole c'è bisogno di scrivere per contribuire alla messa in discussione dell'esistente, ma non si può ridurre tutta la critica dell'esistente alla semplice scrittura, sarebbe cosa misera e soprattutto non trasformerebbe la realtà e i rapporti sociali. Lavorare in gruppo aiuta a affinare le capacità di fare progettualità sociale, e questo è utile, soprattutto quando uno è un po' un lupo solitario come me.  L'ho fatto con Sorci verdi e con la lista scrittori contro il rogo, lo faccio da sempre con Carmilla, che è il progetto su cui ho una maggiore affinità di gruppo, e poi con altri progetti editoriali e militanti a cui sono legato.»

Sorci verdi è una raccolta di racconti nata da fatti reali, quindi la realtà ha influenzato la narrazione. Pensi, speri, che possa accadere anche il contrario o un libro resta soltanto un libro?

Girolamo«La narrazione influenza sempre la realtà perchè modifica – o almeno, cerca di modificare – la comprensione della realtà che non è cosa astratta, ma è costitutiva di quello che chiamiamo "reale". Non è detto che ci si riesca sempre, ma ogni volta che si scrive, si cerca di modificare, arricchire, criticare, ampliare la visione del cosiddetto reale. Foss'anche solo per rappresentare rose e viole nello stesso mazzolino recato da una donzelletta di campagna.»
Alberto: «Sì, la realtà c'entra di brutto. Io in Sorci verdi ho raccontato un episodio razzista di cui sono stato testimone. Scrivere, entrare dentro il protagonista di quell'ignobile episodio, è stato un modo per tracciarne l'identikit, per seguirlo, per non perderne le tracce. Un libro è un fatto reale. In ogni narrazione deve farsi sentire il desiderio di trasformare la realtà o di immaginarne una nuova, liberata dal peso dell'autoritarismo e dello sfruttamento. Anche il surrealismo ha a che fare con la realtà, o meglio, con la sua trasformazione: mettere a braccetto Marx e Rimbaud può essere un bel modo per essere realisti. Venendo al cuore della domanda: non so se la realtà debba prendere la forma dei libri. Credo che la scrittura abbia una portata negativa, dissolutoria, almeno per come la intendo io. Bisogna farla finita col fatto di dichiararsi scrittori per poi pretendere di avere una funzione nel mondo. Siamo persone tra tante che usano la scrittura come un'arma tra tante per non soccombere alle trasformazioni sociali che ci sono imposte. E' necessario fare i conti con la realtà ma bisogna anche capire che la realtà non può nascere dai libri, ma dall'esigenza di cambiamento che anima chi è disposto a lottare concretamente per un mondo diverso. Ovviamente i libri possono contribuire ad alimentare un sogno di ribellione, un'ansia di trasformazione. Ma bisogna tener presente che non si può trasformare il mondo solo con la penna.  Per il mondo che verrà, si deve partire da Durruti più che da Verlaine.»
 

Massimo Carlotto dice che bisogna passare da una "narrativa della crisi" a una "narrativa del conflitto", che ne pensi? 

Girolamo«Credo che Massimo abbia ragione: è la sfida che deve intraprendere chi ha usato in questi anni la letteratura per fare opera di denuncia, o addirittura di controinformazione, facendo storcere il naso ai critici letterari e ai loro palati purissimi. E' il risvolto di una prassi politica che non può limitarsi alla mera resistenza, ma deve individuare forme di attacco. Bisogna passare da "la crisi non la paghiamo" a "la crisi ve la creiamo". Una bella sfida, in ogni caso.»
Alberto«D'accordo. Il passaggio dalla crisi al conflitto spero che non sia solo una cosa narrativa ma appunto che sia la chiave di volta della realtà. Ci stanno spaccando le palle con la crisi, che sembrava un termine impossibile da pronunciare fino a qualche anno fa, scomparso con la presunta fine del marxismo e della modernità…. e adesso è ogni giorno sulla bocca di tutti. Bene. Spero che presto anche la parola "conflitto sociale" salga sulle labbra di tutti. Sarà divertente vedere come reagirà lo spread. In Argentina ad esempio è stato proprio il conflitto a risolvere la crisi, mica le privatizzazioni o i tagli al welfare. La crisi senza il conflitto è la vittoria del capitale, una sua risistemazione strategica. Il conflitto contro la crisi porta a una nuova definizione dei rapporti di forza che potrà perlomeno essere più favorevole agli esclusi e alle vittime dell'azione dei ceti dirigenti. Torniamo in Argentina a principio 2002: hanno dovuto dare più risorse, più soldi e migliori condizioni lavorative alla gente per evitare che bruciassero la Casa Rosada. I ricchi e i politici sono disposti a pagare per avere un po' di pace sociale, a quanto pare.»

E' passato quasi un anno dal caso Preganziol / #rogodilibri. Pensi possa succedere di nuovo?

Girolamo«Sono convinto che succederà di nuovo, e che sarebbe grave abbassare la guardia. Preganziol è stata la manifestazione di un fascismo diffuso, le cui cause non sono certo scomparse con il terminare dei quindici minuti di gloria della signora Donazzan.
Dopo di che, vista la causa scatenante – il fatto che alcuni scrittori avessero osato apporre la propria firma sotto un manifesto che dissentiva dall'opinione prevalente sulla figura di Cesare Battisti, e sui metodi politici e giudiziari che hanno causato il suo allontanamento dalla Francia; mi aspetto che qualche mentecatto, senza neanche leggere il libro (così come quasi nessuno ha letto l'appello in questione) ci stigmatizzi come filo- o paraterroristi.»
Alberto: «Può succedere di tutto, ma anche il contrario di tutto,  e questa è la cosa positiva rispetto agli ultimi anni in cui non succedeva quasi nulla. Per come la vedo io la Lega è stata un fenomeno che ha cavalcato l'onda securitaria, un'invenzione dei think thank nordamericani esportata in tutto il pianeta che ha prodotto identità fittizie per colmare l'ansia della globalizzazione e la pauperizzazione indotta dal capitale. Il razzismo della Lega è stato un enorme dispositivo distrattore, che indicava il nemico sbagliato: faceva la guerra ai poveri e non ai ricchi e ai loro apparati finanziari. Una storia vista in ogni parte del mondo: in India il partito dello Shiv Sena ha gestito Mumbai con le stesse parole d'ordine di Bossi. La Lega insomma non è altro che il figlio scemo della globalizzazione e il suo ruolo sociale si alimentava della caduta dei ceti medi e dei ceti popolari un tempo protetti dai sindacati e poi abbandonati. Adesso siamo arrivati in fondo e non c'è quasi rimasto granché da difendere di quelle conquiste sociali lentamente guadagnate nel Novecento. Forse anche la Lega ha esaurito il suo spirito propulsivo. Quanto alla censura, questa non è cosa esclusiva della Lega. La storia della censura è la storia del potere, quindi finché ci saranno apparati autoritari come gli stati,  ci saranno tendenze, più o meno concentrate, a proibire qualcosa. Ma ricordiamoci che nel sistema occidentale contemporaneo il modo migliore per nascondere un libro non è vietarlo, ma annegarlo in un mare di libri inutili. Questo è peggio della censura, perché funziona meglio, si adatta in maniera limpida a società non disciplinari. In ogni caso bisogna reagire subito e duramente quando qualcuno prova a lanciare proibizioni come quelle del caso Preganziol.»

Torniamo al libro: cosa ti aspetti da esso, cioè dalle persone che lo leggeranno? 
 
Girolamo«Questo libro è fatto di racconti non concordati tra loro: a parte il tema generale, non c'è stata un'attività di sovrintendenza estetica o contenutistica, nessuno ha messo veti su alcuno, tutte le decisioni sono state prese discutendo in comune. Insomma, è un insieme di sfaccettature differenti, forse non del tutto armonizzate: proprio per questo mi aspetto che a collegare i diversi punti del disegno sia il lettore. Che i lettori facciano uno più uno, che comprendano i diversi volti con i quali il leghismo si presenta come aventi qualcosa in comune: che intravedano qualche scaglia in più di questo "Leviatano in saor" per combatterlo meglio.»
Alberto: «I libri devono passare di mano in mano, devono dar di sprone all'ansia del cambiamento, devono dare lucidità alla critica del reale. Non possono essere consolatori.  Vanno letti, criticati, portati in strada. Non possono rimanere nelle librerie. Chi li porta nelle strade, come fanno i manifestanti con i book-block, fa una cosa bellissima, carica di un simbolismo vitale. Una pagina di Sade e un bicchiere di vino, la poesia e la gioia della rivoluzione. E dietro di noi il mondo di obblighi, di cartellini da timbrare, le cartelle da consegnare all'editore, i capi di abbigliamento da rimettere negli scaffali, gli ordini da prendere ai tavoli in in pizzeria. Facciamo tutti lavori di merda, precari, con ritmi che minano la nostra voglia di vivere. I libri possono aiutare a scardinare i recinti in cui viviamo. Ma non possono sostituire col racconto della rivolta la necessità di cambiare il mondo. Attenzione a non sostituire il simbolo con la cosa, di non delegare alla lettura l'ansia di un mondo migliore. Non teniamo troppo i libri sul comodino. Portiamoli per strada. Liberiamoli

 

Sorci Verdi è in libreria dal 19 ottobre. Insieme a Girolamo e ad Alberto, che ringraziamo infinitamente per la disponibilità, alla raccolta hanno contribuito: Giulia Blasi, Annalisa Bruni, Giuseppe Ciarallo, Giovanna Cracco, Alessandra Daniele, Valerio Evangelisti, Angelo Ferracuti, Fabrizio Lorusso, Davide Malesi, Stefania Nardini, Valeria Parrella, Walter G. Pozzi, Stefano Tassinari, Massimo Vaggi e Lello Voce. Last, ma sicuramente not least: gli autori e le autrici del libro non hanno voluto alcun compenso e tutti i ricavati andranno a sostenere la biblioteca del carcere di Padova.  

Eve Blissett

Eve Blissett

Prendi tutti i personaggi femminili di DFW, aggiungi 1/4 Hermione Granger, 1/4 di Margot Tenenbaum, 1/6 di Holden Caulfield, 1/6 di Daria Morgendorffer, e un pizzico di Dana Scully (per dire solo le prime cose a caso che mi vengono in mente). Aggiungi tatuaggi. Poi shakera come se non ci fosse un domani seguendo il ritmo di She's Lost Control dei Joy Division. And now, get drunk!

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