Hanif Kureishi contro i corsi di scrittura creativa – seconda parte

Una perdita di tempo. Lapidaria la posizione sui corsi di scrittura creativa che lo scrittore e drammaturgo Hanif Kureishi ha espresso alcuni giorni fa in occasione dell’Independent Bath Literature Festival. Lo scrittore inglese, di madre britannica e padre pachistano, autore della sceneggiatura My Beautiful Laundrette e del romanzo semi-autobiografico Il Buddha delle periferie, pubblicato in Italia da Bompiani, ha dichiarato di basare la sua opinione proprio sulla sua esperienza di insegnante di scrittura creativa presso la Kingston University di Londra. Eppure, appena l’autunno scorso, in occasione della sua nomina a professore, si era detto entusiasta di di far parte del dipartimento di scrittura creativa.

Cos’ha fatto cambiare radicalmente idea a Kureishi in pochi mesi? A quanto pare i suoi stessi studenti che, come ha dichiarato davanti alla platea del festival britannico, sarebbero per il 99,9% privi del talento necessario. La maggior parte è in grado di scrivere correttamente una frase ma non di raccontare una storia, di portare avanti una narrazione fino alla fine senza che il lettore muoia di noia. Gli studenti, prosegue lo scrittore, sarebbero troppo concentrati sullo stile della prosa, a discapito della storia che è la cosa che interessa davvero al lettore. Scrivere una storia è un compito che richiede una capacità che non può essere insegnata, e che sicuramente non può essere trasmessa in poco tempo; Kureishi afferma che servono almeno cinque anni perché gli studenti arrivino a capire davvero qualcosa si quello che significa scrivere, mentre molti di questi corsi si esauriscono a pochi giorni, addirittura a un weekend. La maggior parte di essi si rivela quindi essere una perdita di tempo. Kureishi conclude affermando che non spenderebbe mai i suoi soldi per seguire uno di questi corsi, che possono costare anche migliaia di sterline. 

Ma in realtà lo scrittore è recidivo. Già nel 2008 si era scagliato contro i corsi di scrittura in toni ancora più pittoreschi, definendoli una follia, i nuovi ospedali psichiatrici, e arrivando ad affermare che quando si sente al tg la notizia di un allievo impazzito che ha impugnato un mitra nel campus di una università americana, è sempre uno studente di scrittura. Lo scrittore è paradossalmente  molto amato dai suoi studenti, che incontra privatamente per discutere delle lezioni; alla fine del corso è solito dare a tutti un 71 (su 100) politico, convinto che non si possa dare un voto alla creatività. 

Al di là dei toni, il suo è snobismo o onestà intellettuale? Quella dei corsi di scrittura è sicuramente una pratica molto diffusa ovunque, il cui successo è pari alla quantità di aspiranti autori, più o meno giovani, che ci sono in giro. Vi basterà digitare queste tre parole su Google per ottenere centinaia di migliaia di risultati, che vanno dalle scuole intensive ai seminari della durata di un weekend. Alcuni corsi sono più seri di altri, alcuni sono più o meno cari, alcuni prevedono una selezione all’ingresso e altri no… Ma i risultati quali sono?
Difficile reperire dati ufficiali su quanti ex studenti di scrittura creativa abbiano avuto successo una volta terminato il loro percorso, quanti di loro abbiano pubblicato un libro e quanti di loro abbiano pubblicato un libro che ha venduto un numero significativo di copie. Più facile invece è fare una stima di quanto guadagni oggi uno scrittore; ne avevamo parlato alcuni mesi fa, in relazione ai risultati dell’indagine Digital Book World and Writer's Digest Author Survey presentata a gennaio in occasione della Digital Book Conference di NY in base alla quale la maggior parte degli scrittori intervistati ha dichiarato di guadagnare meno di 1000 $ all’anno. Scenario non molto diverso in Italia, dove in base ad una indagine condotta nel 2010 da Raffaella De Santis e Dario Pappalardo, dal significativo titolo La scrittura non paga, molto meno dell’1% delle decine di migliaia di autori in Italia viveva della propria scrittura.

Non instillare in un giovane l’illusione di poter fare della scrittura una professione sarebbe dunque un atto di onestà, anche se può suonare indigesto se arriva proprio da parte di uno che ce l’ha fatta. Che dire dunque del suggerimento di Erri De Luca , uno di quelli che appartengono all’1% citato sopra? “Il primo consiglio che offro a un giovane scrittore è quello di smettere subito”. 
Kureishi stesso dice di aver vissuto, in seguito alla nascita dei suoi tre figli,  l’incubo e la frustrazione di dover scrivere per guadagnare, per mantenere la propria famiglia, situazione che lo avrebbe spinto a decidere che se non può trasmettere ai suoi studenti un talento che non hanno, può almeno aiutarli a capire che stanno buttando il loro tempo. 
Ammesso che si tratti di quello; un corso di scrittura può infatti venire affrontato con molte intenzioni diverse, dal dare maggiore concretezza a una passione al comprendere più da vicino una serie di tematiche che riguardano il mondo del libro. L’importante, insomma, è non pagare la retta convinti di aver fatto un investimento remunerativo. 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.