Poco meno di un mese fa, precisamente il 22 luglio, Macy Halford del New Yorker scrisse un articolo su un fatto piuttosto curioso: si trovava a gironzolare per Hampton, Nuova York, ed entrò in una libreria della catena Bookhampton, un famoso indie bookstore d'oltreoceano. Molte sezioni tematiche, fatte con criterio ed approfondimento. Una di queste catturò la sua attenzione: hipster lit. Insomma letteratura da hipster. Essendo un fenomeno non solo modaiolo o musicale, ma culturale a 360°, la definizione ci può stare. Il problema è riuscire a capire cosa c'è di hipster nella letteratura, come selezionare certi titoli per questa categoria o come indiagare la diffusione degli stessi.
I libri che la Halford trovò sui due scaffali dedicati non sono moltissimi, ma la selezione è soddisfacente. Con alcune innegabili pecche, però. Innanzitutto troviamo la bibbia dell'hipster intellettualoide, ovvero 2666 di Roberto Bolaño, che se sei giovane e cool e con gli occhiali con la montatura spessa non puoi non averlo letto. Sì, anche in Italia. Alta Fedeltà di Hornby tocca il versante musicale del fenomeno e ci sta tutto: la scena del tizio che vuole comprare Stevie Wonder ma si vede opporre un rifiuto da parte del negoziante che non vuole diffondere la musica di Stevie Wonder nel mondo è decisamente, totalmente hipster. C'è anche Siddharta di Hesse, che anche no. C'è Rimbaud, giovane hipster bohemienne. C'è George Saunders, scrittore americano "sperimentale" che fa tanto underground.
Ma. Ma non c'è Eggers, il capo supremo dei fichetti letterati, lui e il suo McSweeney's. Non c'è David Foster Wallace, braccio destro di Eggers nel pantheon, non c'è Miranda July, e in generale non ci sono donne. E Fitzgerald? Nemmeno. Grazie al cielo è arrivato Flavorwire e ha stilato la sua ultimate hipster reading list. E se volete fare i secchioni e saperne di più, andate su n+1 e leggetevi il saggio What Was the Hipster. Non si sa mai che non lo diventate pure voi.
Davide Coppo


