Homer J. Rowling?

I più attenti di voi si ricorderanno che domenica scorsa, in America, è andata in onda The Book Job, la nuova puntata dei Simpson cui accennavamo in Bookatini.

Come ci si poteva aspettare, la puntata è il solito concentrato di irriverente satira al fulmicotone. Quello che non ci si aspettava è che la puntata fosse incentrata esclusivamente sull’industria editoriale e, in particolare, sui romanzi per i cosiddetti Young Adults (che poi in italiano sarebbero i giovinotti, ma Young Adults fa più fiquo).

Trama della puntata è la seguente: Lisa scopre che la sua autrice preferita è in realtà una prestanome, visto che i suoi romanzi sono scritti a tavolino da un team di esperti di marketing. Attirato dal facile guadagno, anche Homer decide di cimentarsi nella scrittura di un nuovo best seller per giovinotti e lo fa ispirandosi al filone Harry Potter: protagonisti sono una serie di troll che vanno a scuola sotto un ponte. Peccato che le sue idee siano troppo originali per i tizi del marketing che sostituiscono i troll con dei vampiri e il ponte con un castello. Della serie: questo è ciò che il mercato dei giovinotti vuole e questo è ciò che avrà, né più né meno.

Young Adults. Fantasy. Da quando è esplosa la moda della narrativa Young Adults anche in Italia, spesso e volentieri si fa di tutta l’erba un fascio gettandoli entrambi in quel girone infernale che è la narrativa di serie B.
Si cerca così di propinare al pubblico qualsiasi schifezza purché tratti di vampiri/elfi/mezzelfi/licantropi ignudi etc., senza elementi nuovi od originali che potrebbero deludere le aspettative del pubblico cui questi infimi prodotti si rivolgono. E non importa com’è scritto. Non importa com’è tradotto, chetantoèffffantasy!

Naturalmente ci sarebbero da fare le debite eccezioni (sul fronte del fantasy nostrano vi consiglio di tenere d’occhio, per esempio, un certo Francesco Barbi), ma purtroppo la tendenza è questa e non sembra che le grandi case editrici vogliano redimersi a breve.
D'altronde, evitare che pubblicazioni (e pubblicizzazioni) indiscriminate impediscano al pubblico di distinguere il grano dal loglio dovrebbe rientrare nell'interesse di qualsiasi editore lungimirante e intenzionato a valorizzare a lungo termine i propri autori e, così facendo, i generi su cui si basa la propria linea editoriale.

Ma forse, visti i tempi che corrono, sarebbe davvero chiedere troppo.

Valentina Simoni

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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