Ecco la carrellata finale sui personaggi letterari del 2011, sotto la regia del Sole 24 Ore, che in questi giorni ha lanciato il sondaggio per votare il preferito.
Si fanno largo nell’inquadratura dell’anno che sta per finire quattro archetipi letterari:

  • Gli assassini quasi per caso. Vale a dire quelli che si mimetizzano in altri romanzi, che non uccidono per professione, balzando così fuori dal classico romanzo giallo per fare comparsate in narrazioni altre. È il caso di Aomane, in 1Q84 di Murakami Haruki, ragazza apparentemente normale che, armata di un rompighiaccio, vendica le donne vittime di violenza. O di Méte, il bambino protagonista del racconto "La furia dell’agnello", in Baci scagliati altrove di Sandro Veronesi, che si ritrova suo malgrado a martoriare una tartaruga, affliggendole le pene più atroci nel tentativo di alleviarle la pena della morte.
  • Gli angeli in accezioni varie. Come la monaca del racconto di Antonio Debenedetti, “Sotto le ali del caso”, contenuto nella raccolta Il tempo degli assassini e degli angeli, o quelli cattivi che a volte “arrivano e qualche volta ti abbandonano” in La traccia dell'angelo di Stefano Benni, o come la povera Elisabeth Fritzl, rinchiusa per ventiquattro anni in un bunker antiatomico a subire le angherie del padre nel romanzo nero di Paolo Sortino, Elisabeth.
  • Uomini ossessionati dal denaro, di cui cercano smaniosamente di fare scorta. D’altronde attraversiamo tempi di crisi, e quindi come biasimare il Vic Gamalero di Il mio impero è nell’aria di Gianluigi Ricuperati, trentenne brillante affetto da una relazione patologica con i soldi o l’ambizioso Tommaso di Di fama e di sventura di Federica Manzon, “nato sotto una cattiva stella” ma deciso a riscattarsi con un posto in banca e un contratto con molti zeri.
  • Infine gli “eroi burocratici”, quelli tranquilli che “ripuliscono e fanno il lavoro sporco”, e ciononostante nessuno applaude o considera. Ce ne dà una panoramica esaustiva David Foster Wallace in Il re pallido. Sono personaggi che aborrano il compromesso e se necessario escono di scena sbattendo la porta, come Clelia, regista teatrale creata dalla penna di Valeria Parrella in Lettera di dimissioni. A volte invece se ne vanno senza strascichi dolorosi, quasi in punta di piedi, come il protagonista dell’ultimo romanzo di Alessandro Baricco, Mr Gwyn, autore londinese che dopo tre romanzi di successo decide di smettere di scrivere per vivere una vita senza impegni né scadenze.

A chi dareste il vostro voto?

Francesca Giannone