I Piccoli Maestri che insegnano a leggere

(photocredit: Rino Bianchi)

Che la scuola rivesta, nel nostro percorso di crescita, un ruolo fondamentale è davvero inutile dirlo. Grazie alla scuola abbiamo imparato a scrivere, contare, bisticciare, fabbricare ingegni di rara fattura come biro spara-palline o fionde con elastici per capelli e tanto, tantissimo altro. Ci ha insegnato a tirare opportunamente i capelli, la nobile arte dello stalking nello spiare quello carino della classe di fianco, a prenderci un'ora d'aria saltando geografia passandola a fare colazione al parco. Gli insegnamenti della scuola, insomma, vanno ben oltre le mere materie ed i compiti a casa.

E per quanto riguarda la nostra vita di lettori? Anche in questo caso, il ruolo della scuola torna ad essere cruciale. Grazie ad essa i nostri gusti si sagomano e fortificano, prendiamo consapevolezza di chi siamo e di cosa ci piace leggere oppure no. Inoltre, spronando gli scolari ad affrontare determinate letture, la scuola ci permette di addentrarci in storie e libri che forse, da soli, non avremmo mai avuto il coraggio di affrontare dandoci gioie inaspettate (ma anche dolori, ovviamente: nessuno è mai uscito indenne dalle ore di italiano su Manzoni o Dante).

Non è di certo tutto rose e fiori: i compiti in classe, le interrogazioni a tappeto, le interminabili analisi del testo, seppur imprescindibili in un qualsiasi percorso scolastico, abbruttiscono un pochetto libri e autori rendendoli, spesso, poco appetibili agli occhi dei poveri studenti, con il risultato che i poverini, al di fuori dei loro doveri da scolari, alla lettura preferirebbero un documentario di otto ore sulla riproduzione delle cozze.

Ed è qui che entrano in gioco loro, i Piccoli Maestri (ne parlammo, tempo addietro, qui), un progetto encomiabile che prende spunto da un'iniziativa già attuata con successo da Dave Eggers in America e Nick Hornby in UK. Funziona così: mediante incontri di volta in volta organizzati in varie scuole, degli scrittori scelgono un libro che hanno molto amato, lo leggono agli studenti e ne discutono con loro. Si tratta, in sintesi estrema, di una scuola di lettura il cui fine è, ovviamente, quello di avvicinare e incuriosire i ragazzi.

Dopo aver creato, di recente, l'Associazione culturale, i Piccoli Maestri proseguono con il loro progetto grazie al quale hanno ricevuto non poche soddisfazioni, riscuotendo molto successo in numerose città italiane grazie ai loro incontri sempre più numerosi.

piccoli maestri

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Maria Claudia Bellisario e Tiziana Albanese che ci hanno raccontato un po' come sta andando la loro splendida avventura.

Cosa intendete precisamente per "scuola di lettura"?

Tiziana: Quella dei Piccoli Maestri è, per adesso, una “scuola” itinerante: andiamo nelle scuole e nei centri di aggregazione giovanile dove ci chiamano per raccontare storie. Facendo questo non vogliamo "colmare i vuoti" del sistema scolastico, bensì vogliamo affiancare e sostenere quegli insegnanti volenterosi che cercano di sopperire alle tante carenze di quel sistema. Cerchiamo un dialogo coi ragazzi, offriamo loro l'occasione di soffermarsi su una pagina scritta e pensare con calma, e non a consumare in fretta, come accade con il resto delle esperienze che vivono.

Il progetto è relativo sia alle scuole elementari che alle medie inferiori e superiori?

T: Il progetto, inizialmente, era indirizzato solo ai ragazzi delle scuole superiori, ma in corso d’opera abbiamo incontrato anche gli allievi delle scuole medie inferiori e delle elementari e grazie ad Emilia Zazza siamo stati coinvolti nell’avventura de La Tribù dei Lettori. Abbiamo quindi allargato la nostra proposta a tutte le fasce d’età e oggi la sezione del nostro sito dedicata ai “Grandi Libri” si articola a seconda dell’età dei lettori a cui ci rivolgiamo.

In che modalità avviene la partecipazione del pubblico? L'incontro prevede una fase di lettura e una, coseguente, di dibattito?

Maria Claudia: Per quanto riguarda la modalità non esiste uno schema prestabilito. Di volta in volta si decide, a seconda della disponibilità di tempo ma soprattutto in base alle reazioni dei ragazzi, come sviluppare l’incontro. Ciascun piccolo mestro ha poi il suo stile e il suo approccio. Ben vengano comunque anche le domande durante la lettura del testo, la curiosità dei ragazzi va accolta e assecondata. I Piccoli Maestri sono lì per questo.

La scelta dei libri: a totale discrezione dello scrittore "di turno"? I libri vengono scelti in base a un criterio prettamente soggettivo o, invece, prediligete libri educativi e formativi?

MC: I libri scelti, il cui elenco è consultabile sul nostro blog, sono quelli che abbiamo amato e apprezzato di più nella nostra esperienza di lettori. Storie che magari hanno segnato la nostra adolescenza, risultando decisive per la nostra crescita. Molto spesso sono dei classici, testi che hanno fatto la storia della letteratura italiana o straniera, alcuni prettamente per ragazzi ma non solo. In ogni caso il libro, al di là del suo contenuto formativo/educativo, diventa il mezzo fondamentale per trasmettere la voglia di leggere e di appasssionarsi alla lettura, che è poi l'obbiettivo principale del progetto.

Come hanno reagito, finora, i ragazzi? Quali i libri particolarmente apprezzati e quali, invece, quelli che hanno riscontrato qualche
problema?

T: In linea generale non ci mai capitato di avere problemi di comunicazione con i tanti ragazzi che abbiamo incontrato, e come già detto, ogni piccolo maestro nel corso dell’incontro si adatta alla platea che ha di fronte. Per esempio, al primo di una serie di incontri che abbiamo fatto alla Scuola Popolare "Piero Bruno" di Roma, Vincenzo Gallico è arrivato convinto di dover parlare de Il giorno della civetta con dei liceali. S'è ritrovato davanti, invece, dei ragazzi di 12, 13 anni. Per nulla spaesato, ha impiegato un attimo per stravolgere i suoi piani, e il romanzo più famoso di Sciascia è diventato un gioco di ruolo, un giallo con indizi, interrogatori e colpi di scena. O ancora, Maria Grazia Calandrone, durante un incontro sulla poesia di Celan presso il centro di aggregazione giovanile MaTeMù, nel quartiere Esquilino, ha animato un “scambio in versi” tra ragazzi di diverse nazionalità, che hanno fatto risuonare, ciascuno nella propria lingua, il suono comune e invisibile del verso poetico.

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Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

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