I sette vizi capitali in letteratura

Se mentre leggete questo articolo vi state ingozzando di pizza davanti al pc e con le vostre ditone unte avete appena messo in stand by Youporn per fare una pausa culturale, e come se non bastasse la mano vi duole per il pugno che avete dato poco fa allo schermo accecati dall’ira per il malfunzionamento della chat di Facebook… sappiate che non siete soli.
Questo è un articolo per i nostri viziosissimi lettori: iracondi che siete là fuori da qualche parte ad imprecare, braccini corti di tutto il mondo, pervertiti e ingordi, il vostro vizio si chiama natura umana e anche la letteratura è piena di brutte persone come voi. Flavorwire ha stilato una lista di come i sette vizi capitali sono stati rappresentati nei nostri amati libri, e noi ci siamo divertiti a scovare altri casi di letteraria amoralità.

Gola: non è una sana passione per il cibo, ma un’ingordigia irrefrenabile che viene inevitabilmente punita. Pensiamo ad Augustus Gloop, paffuto bambino della Fabbrica di Cioccolato di Roald Dahl, con la sua colpa perennemente stampata in faccia sotto forma di baffi di cioccolata; il suo vizio lo farà annegare in un fiume di cacao, in un remake ad alto contenuto calorico del mito di Narciso. Ma anche Norman (Nomen Omen) Bombardini, personaggio de La scopa del sistema di DFW, che si ingozza spinto dall’ambizioso desiderio di allargarsi fino a riempire il mondo intero. (Vi rimandiamo qui per un elenco più esaustivo degli oversize in letteratura.)

Lussuria: la passione è il motore delle più grandi storie, ma qui siamo oltre, siamo alla lascivia, al desiderio sessuale fine a se stesso (motivo per cui escluderei Romeo e Giulietta da questa sezione, il loro era amore, anche se avevano quattordici anni). Non nomineremo le perversioni sessuali di Christian Grey se non per dire che E.L. James vanta illustri antenati, dal Marchese De Sade a Anaïs Nin, ma anche l’Henry Miller di Tropico del Cancro. Tra i personaggi più sessualmente attivi inserirei Don Giovanni, John Self, la Lupa verghiana, Lady Chatterley e la Marchesa de Merteuil

Ira: questi personaggi sono quelli da non far arrabbiare in nessun caso, le loro reazioni non sono mai proporzionate al torto subito. Del Pelìde Achille l’ira funesta la conosciamo tutti sin dai banchi di scuola, lui è uno di quelli da lasciar tranquilli. Anche Carrie dell’omonimo romanzo di Stephen King non è proprio bionda. Tra i collerici si tengano d’occhio anche Mister Hyde, Patrick Bateman, Ebenezer Scrooge, il Dr. Bruce Banner in modalità Hulk, Orlando in modalità Furioso

Invidia: è un vizio che non dà piacere, quindi che senso ha? Provoca anzi la sofferenza di chi ne è affetto. Ne sa qualcosa la matrigna di Biancaneve, l’archetipo di tutte le donne non più giovani ma ancora attraenti che si vedono minacciate dalle under twenty. Maestro in materia è Shakespeare, che mise in scena un vero e proprio teatro dell’invidia in tutte le sue varianti, dal desiderio di mimetismo alla gelosia amorosa, foriera di tragedie. Un nome su tutti? Iago, era un discreto rosicone.

Superbia: qui parliamo di un peccato antico quanto Adamo ed Eva e la cacciata dal paradiso terrestre. È la Hýbris dell’epos omerico, quella che spinge Ulisse a andarsene in giro credendosi un dio in terra e a fare altre cose da super-uomo quali sfidare un ciclope e ascoltare il canto delle sirene. Anche il Dottor Victor Frankenstein giocava a fare il padre eterno e non gli è andata proprio bene; forse se la creatura non avesse avuto un cervello ABnormal, le cose sarebbero andate diversamente. 

Avarizia: nell’accezione comune ci farebbe pensare alla taccagneria, quindi chi meglio dell’Avaro di Molière? In realtà  parliamo del desiderio irrefrenabile di accumulare beni e ricchezze. Da questo punto di vista vince su tutti il contadino Mazzarò, protagonista della novella La Roba di Verga, talmente attaccato ai suoi possedimenti da volerseli portare nella tomba. Ma dove può spingersi la cupidigia umana? Fino al punto di non voler condividere Dio: "Dio pareva farsi sempre più raro, e chi ne possedeva un poco non voleva cederlo." (Racconto di Natale, Dino Buzzati).

Accidia: vi è mai capitato di chiedervi che diavolo è l’accidia? A me sì. Chiamarla pigrizia sarebbe riduttivo, è un misto tra noia e indifferenza. Il re incontrastato di questa categoria è Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo di Gončaròv, un giovane esponente della borghesia russa della prima metà dell’Ottocento talmente incapace di agire da far impallidire l’inetto sveviano. È così moscio che ci ha fatto passare la voglia di andare avanti, se non fosse che fermandoci a lui faremmo un torto a Moravia, che gli annoiati li ha descritti bene in due dei suoi capolavori, non a caso intitolati Gli Indifferenti e La Noia.

Ci siamo dimenticati qualcuno? Sicuramente sì. Aspettiamo le vostre segnalazioni, e non vale farsi suggerire i nomi da Dante!

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

4 Commenti
  1. Io Ebenezer Scrooge lo facevo più avaro che iracondo, però forse sono condizionato dall’immagine di Zio Paperone in “Il canto di Natale di Topolino” 😀

  2. Fabrizio, in effetti sono stata indecisa anche io, l’avarizia é senza dubbio il suo aspetto più conosciuto. Però il suo carattere é anche scontroso, facile alla collera. Diciamo allora che si merita una doppia citazione 😉

  3. Tra i golosi letterari ci sarebbe anche l’arzilla vecchina di Chocolat, che morì per il troppo cioccolato, ma contenta.
    La marchesa de Merteuil è sicuramente la regina dei lussuriosi, ma nella letteratura moderna trova un rivale, quasi degno, nel professor Humbert Humbert, che pur di possedere la piccola Lolita, ne sposa la madre .
    Degli iracondi, non vorrei mai incontrare Annie Wilkes di Misery, che fondamentalmente è una lettrice “innervosita” per la triste sorte della sua eroina.
    Tra gli invidiosi/avari, ci sarebbe Amber dell’omonimo romanzo della Vreeland, che per invidia comincia la sua scalata verso il milione, accumulando sempre più roba, denaro e titoli nobiliari.
    Invece, tra i superbi, a me viene in mente Emma, la miss perfettina della Austen. C’è qualcosa che questo insopportabile personaggio non sa o di cui non si prende il merito?

  4. Certo anche Fedra, matrigna di Ippolito, era piuttosto lussuriosa. E che dire di Zeus? Non ha proprio il minimo ritegno! Adulterio, incesto, pedofilia! Non si ferma davanti a nulla! In questo momento non mi viene in mente altro ma nella mitologia greca se ne potrebbero rintracciare a bizzeffe di questi esempi…