In morte di Dante Alighieri

Il 14 settembre non è una data come un'altra. E non solo perché in questo giorno San Francesco ha ricevuto le stimmate, Roosvelt è diventato Presidente e Piero Cannata ha preso a martellate il David di Michelangelo. il 14 settembre del 1321 è passato a miglior vita il poeta più amato dagli editori di Dan Brown e più odiato da un numero infinitesimale di generazioni di studenti. Già. Perché ieri, cari lettori, era l'anniversario della morte di Dante Alighieri. 

Parlarne o non parlarne? Be', sarà che ormai Dante è talmente sdoganato che ricondurlo a un anniversario sembra davvero superfluo. Difatti, l'autore della Commedia non manca mai di essere tirato in ballo (o forse per la giacchetta) quando serve. Lui e la sua opera sono un piatto ricco in cui conviene tuffarsi a bomba, all'occorrenza. Ne sanno qualcosa il già citato Dan Brown, per non parlare di Roberto Benigni (non cominciamo con benignani e gassmaniani, con Benigni che legge con più passione e Gassman che sembra leggere tutto allo stesso modo: fatevela leggere da chi vi pare, la Commedia, purché sappiate apprezzarla) e più recentemente di Roberto Masello e Francesco Fioretti, i campioni della Newton Compton (che tra l'altro, scusate la nuova interruzione, ha sfoderato una copertina tamarrissima che farebbe andare in brodo di giuggiole anche il più serio dei dantisti). Rievocato e disturbato un giorno sì e l'altro pure, Dante resta ad oggi uno dei maggiori esempi di potenziale italiano non sfruttato. Non voglio cadere nel patriottismo becero alla pizza, mandolino e po-poppoppo-poppo-pooo, ma credo che oggi sia il giorno adatto per ricordare che Dante è universalmente considerato l'interprete di uno dei punto più alti della letteratura di tutti i tempi. Si divide il gradino più alto del podio con Shakespeare, forse, ma l'anzianità gioca dalla sua. 

Uno straniero si immagina probabilmente tutte le vie italiane intitolate a lui, gli italiani che vanno in giro recitando nel mezzo del cammin di nostra vita e un programma di istruzione modellato sul suo culto. Noi, invece, sappiamo bene come stanno le cose e sappiamo che, anziché sul culto, la scuola è improntata sull'odio di Dante. Ed è normale, perché non si insegna né a leggere, né a capire, né tanto meno ad apprezzare la Commedia e ne viene fuori una cosa che dire pallosa è eufemistico, una frustrata pedanteria che genera interventi del tipo: A professore', ma non è che Dante e Virgilio, sotto sotto…? oppure Ma è vero che Dante si faceva le trombe? 

Molti di voi sapranno che Dante ebbe un bel po' di problemi col governo di Firenze e che fu costretto all'esilio. Non poté rimettere mai più piede nella sua città e, dopo anni di peregrinazioni, finì per morire di malaria a Ravenna, dove tutt'oggi riposa più indisturbato (molti lo credono sepolto altrove, o ancora vivo su un'isola deserta insieme a Marilyn Monroe, Elvis, Michael Jackson e Moana Pozzi). Ecco, Dante morì a 56 anni, ma fortunatamente fece in tempo a lasciarci la sua opera, ammirata per secoli. So che nel complesso l'articolo si è tramutato in un tremendo pippone, ma ai coraggiosi che giungono a leggere fin qui dico soltanto che un Paese normale celebrerebbe come si conviene l'anniversario della morte del più grande autore della sua tradizione letteraria. Noi, invece, andiamo oltre: ne malediciamo ogni giorno l'esistenza e l'opera, allontanandoci sempre di più da essa. Accadrà, però, che quando saremo nuovamente desiderosi di interessarcene ci renderemo conto di essere arrivati troppo in là e che, lontani come saremo, non potremo neanche più a distinguerla. Sarà allora che, nonostante le nostre dubbie capacità, riusciremo nel compito più arduo: trasformare la Commedia in una tragedia. Musica!

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

1 Commento
  1. No, non è un tremendo pippone, è pure divertente! Comunque relativamente agli autori da dentista, ai denbraon e soprattutto agli editori denbraonistiche sbarcano un copioso lunario con l’esoteridantismo, riserverei una bella cura canalare senza anestesia…