Intervista a Giorgio Fontana, vincitore del Premio Campiello 2014

Giorgio Fontana ha vinto, a soli 33 anni, la cinquantaduesima edizione del Premio Campiello con il suo Morte di un uomo felice (Sellerio). Si tratta di una signora vittoria: lo scrittore ha infatti ricevuto ben 107 voti su 291 dalla Giuria Popolare dei Trecento Lettori Anonimi, sorpassando di 33 voti Michele Mari, arrivato in seconda posizione con Rodderick Duddle (Einaudi). Segue, al terzo posto, Mauro Corona con La voce degli uomini freddi (Mondadori).

Ricevendo il premio da Roberto Zuccato, presidente di Confindustria Veneto, Fontana ha ringraziato i (suoi) lettori e l'editore.

Grazie di cuore alla giuria dei Letterati, dei lettori. Al mio editore Sellerio. Lo prendo come una pacca sulla spalla per lavorare meglio. Come diceva Stephen King quando si scrive bisogna chiudere la porta e lasciare tutto dietro di se però poi quando si apre la porta e non trovi nessuno ci rimani male.

Per l'occasione, vi riproponiamo un'intervista di qualche anno fa. Congratulazioni al giovanissimo!
 

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Ho incontrato Giorgio Fontana, autore di Per Legge Superiore da poco pubblicato da Sellerio, in due provincialissime occasioni, il 25 e il 26 novembre.

Ho seguito uno dei gruppi di lettura curati da Andrea Tarabbia nella biblioteca civica di Saronno (Varese) – cittadina di nascita di Fontana e di Tarabbia, oltre che mia – e ho partecipato alla presentazione del romanzo in una libreria del centro, sempre saronnese.

Penso che l’ambientazione non sia mai stata tanto stridente: Per Legge Superiore è un libro cittadino, in piena tradizione alta, etereo e concreto allo stesso tempo.

A prescindere dall’enorme quantità di contenuti e significati che emergono dalla lettura di un volume, che tratta di una guerra prima o poi combattuta da tutti – la crisi di coscienza -, Giorgio attua un’operazione sovrastrutturale magnifica: si prende il meglio dei due mondi.

Racconta, lucidissimo, Milano Città con gli occhi affamati di verità del ragazzo di provincia, come lui stesso dichiara nella chiacchierata di qui sotto.

Godetevela e se non conoscevate questa penna, simbolo di una generazione che sa essere di sostanza, rimediate immediatamente aggiungendo alla vostra libreria anche le altre fatiche di  Fontana: Buoni propositi per l'anno nuovo (Mondadori, 2007), Novalis (Marsilio, 2008), Babele 56. Otto fermate nella città che cambia (Terre di Mezzo, 2008) e il saggio La velocità del buio, (Zona, 2011).

Hai spesso sottolineato come essere paragonato a un grande nome quale Sciascia possa farti, comprensibilmente, piacere fino a un certo punto. Ma esattamente quanto toglie alla tua individualità questo confronto?

L'accostamento mi fa senz'altro piacere, ma credo non vada inteso né come un paragone (per carità!), né come una chiave di lettura a senso unico – tutt'al più come un'indicazione di massima di certi territori che nel libro vengono percorsi. Ma nient'altro. Io sono banalmente me stesso, con i miei limiti e la poetica che cerco di coltivare da tempo nel mio piccolo – e che di fondo mi sembra piuttosto distante da quella sciasciana. Insomma: insistere sulle "affinità e divergenze tra il compagno Leonardo e me" mi sembra semplicemente inutile.

Come Andrea, nel presentarti, e i lettori hanno avuto modo di constatare, Milano – dopo Doni – è protagonista nel tuo romanzo. Ci siamo incontrati però in provincia, dove so hai trascorso molta della tua vita: come vivi, se lo vivi, questo dualismo?

Crescere in provincia ti dà uno sguardo un po' diverso su alcune cose. In un certo senso dai meno per scontate certe dimensioni tipiche della città: il ritmo, la concentrazione di chance, la frenesia. A me piace Milano e ormai ci abito da anni, ma è come se dentro di me non si fosse spento quello sguardo del ragazzino dell'hinterland – quando giravamo intorno alla città cercando di farla nostra, senza mai riuscirci davvero. E' difficile da spiegare. E' una questione di fame, di desiderio che non si spegne.

Sei un autore di spessore etico, oltre che culturale, per di più sei anche giovane: tutti presupposti per non avere vita granché facile in questi anni…

Ma no, non sono mica Saviano! Le vite difficili sono ben altre. E poi sai, non mi piglio così sul serio. Non mi piace prendermi sul serio, mi piace fare sul serio – che è diverso. Mi piace lavorare duro e farmi gli affari miei, tutto qui.

Per Legge Superiore è un raro esempio di misuratissimo romanzo civile, definizione che già scalzerebbe la domanda che ti sto per porre: ma nella risoluzione della crisi di coscienza di Doni, si può parlare di spiritualità pragmatica?

Guarda, più che di romanzo civile, io forse parlerei di romanzo esistenziale. Quindi in un certo senso c'è di mezzo un po' di spiritualità, se la intendiamo in maniera assolutamente laica. Di sicuro ci sono molte componenti "civili" – il dramma di Doni è un dramma che riguarda la giustizia, non un sentimento privato – ma quello che mi interessava era dipingere il pellegrinaggio di un singolo: dalla quiete sazia al fuoco della scelta.

Quando ho letto il tuo libro ho pensato che devi aver fatto una grande fatica nel comporlo. C’è poca trascendenza e sei totalmente immerso nel qui e nell’ora: ciò denota una maturità e una presenza di spirito estrema. Quanto ti è costato non salpare per un altrove più consolante? Senti mai il bisogno di questo balsamo lontano per alleviare le miserie umane di cui racconti e che indubbiamente tutti viviamo?

Onestamente: no. Credo che il nostro compito sia da svolgere appunto qui e ora, senza alcun balsamo, senza facili consolazioni. Abbiamo armi leggere, come ricorda la giornalista al protagonista del romanzo – niente di più che le nostre umanissime capacità: applicazione, sincerità, amore, passione, autocritica eccetera. Certo, la cosa triste è che molto spesso tutto questo non basta o non viene riconosciuto. Le sirene dell'egoismo sono sempre pronte a cantare e a fregarci. Ma il fatto stesso che non ci siano ragioni più alte se non le nostre per migliorarci e correggere il tiro – per fare ciò che si ritiene giusto, anche a scapito di perdere e farsi male – rende le proprie scelte ancora più belle. Più limpide. Perfettamente libere.

 

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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