La legge sul prezzo dei libri 1/2: e daje a Amazon!

E che ve lo diciamo a fare. Tanto sicuro lo sapete già, sennò non avreste quel muso lungo (nonostante tra ieri e l'altroieri abbiate speso diverse decine, se non centinaia di euro, a comprare scontatissimi libri on-line e nelle librerie, e questo un po' vi fa piacere): oggi è entrata in vigore la legge sul prezzo dei libri, che prende il nome del suo primo firmatario, il deputato del PD Ricardo Franco Levi, e che fissa il tetto massimo degli sconti praticabili sul prezzo dei libri al 15%.

Un giudizio neutrale sui contenuti della legge non può che essere il seguente: raffazzonata.

Se avete seguito un po' il dibattito di questi mesi, avrete sicuramente sentito dire che essa è stata definita la "legge anti-Amazon". Da quando il colosso americano è sbarcato in Italia, il panico si è sparso tra gli editori nostrani, timorosi che la forza commerciale (e finanziaria) della multinazionale di Jeff Bezos avrebbe scompaginato la quieta spartizione del mercato editoriale che si era venuta a creare nel Belpaese. E il Parlamento italiano si è mosso con discreta, e quanto mai strana, tempestività a proteggere lo status quo – e qui la domanda maligna sorge spontanea: di chi è amico l'Onorevole Levi?

Le posizioni espresse sono le più diverse: da chi la definisce una legge liberticida (e non ha tutti i torti) a chi, facendo di mestiere l'editore, cerca di vederne i lati buoni. E salvo qualche blogger assai sveglio, nessuno riesce a pensare al problema di come ristrutturare la fliliera editoriale italiana in maniera alternativa. Proviamoci noi lettori, che di quella filiera siamo le radici.

Si è detto che questa legge protegge i piccoli editori dall'aggressività delle multinazionali come Amazon, preservando così la bibliodiversità, cioè la presenza di molti e diversi editori sul mercato, e quindi il pluralismo culturale. Balle. In primo luogo perché la legge ha talmente tante crepe che Amazon le saprà presto aggirare agevolmente; e in secondo luogo perché il "nemico" dei piccoli editori non è Amazon ma i grossi editori: o meglio, le grosse concentrazioni editoriali, orizzontali e verticali. Questa cosa tutti la sanno e nessuno (pochissimi) la dice.

L'editoria italica funziona grosso modo così: cinque grandi editori si spartiscono più del 60% del mercato editoriale: Mondadori, Rcs, GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol, che fa capo a Messaggerie), Giunti e Effe 2005, la holding del gruppo Feltrinelli. Il resto va suddiviso tra gli altri 2500 editori attivi in Italia. Cinque Golia e 2500 Davide che non hanno nemmeno uno straccio di fionda. Ma non finisce qui. Prendiamo il gruppo Messaggerie per esempio: oltre a possedere il 73,77% del gruppo GeMS (e cioè Garzanti, Bollati Boringhieri, Longanesi, Tea, Guanda e tanti altri) è anche il primo distributore italiano (25% del mercato) e controlla le catene librarie Giunti al punto, Ubik, Melbookstore, nonché Ibs.it, il quale a sua volta ha in mano più del 50% delle vendite di libri on-line. E non è che Mondadori o Feltrinelli stiano a guardare: quest'ultima ha comprato tre anni fa Pde, il secondo distributore italiano, e ha aperto 104 librerie in tutta Italia (che ora vendono pure ceramica, bleah!).

Questa la situazione poco prima che arrivasse Amazon, nel novembre scorso. Chi è il cattivone allora??? Poi, dicevamo, il panico.

Per forza! Amazon faceva un sacco di sconto, e a meno che uno non abbia danni neurologici, perché vorrebbe pagare un libro di più? Certo, Amazon se lo poteva permettere perché ha un sacco di quattrini in banca che gli consentono di lavorare in perdita, almeno all'inizio. Ok. Brutto capitalista! Sporca multinazionale! Ok. Ma facciamo un passo ulteriore, che interessa noi lettori.

Amazon ha creato un ecosistema di lettori. Boom!

Dà loro i libri a prezzi scontati. Glieli fa arrivare a casa in brevissimo tempo. Ha un sito facilissimo da navigare (i geek direbbero che la user experience è positiva) e una volta inseriti i propri dati, ogni acquisto si fa con *un solo* clic: vedo un libro che mi piace, clicco una volta, è mio. Ha il miglior servizio clienti del mondo: gentile, efficiente, rapido. Una comunità di lettori che scrivono tonnellate di recensioni, moltissime assai migliori di quelle che si trovano negli inserti culturali dei quotidiani nostrani. Insomma: Amazon ha cura dei propri clienti/lettori e crea per essi un ambiente e un'esperienza ospitali e gradevoli, in cui essi non si sentono presi per i fondelli. Azzardiamo troppo se diciamo che Amazon ricrea, all'interno di un ambiente virtuale, quell'esperienza di socialità che siamo abituati ad esperire nelle librerie indie di casa nostra?

Chi, in tutta onestà, può dire di fare lo stesso in Italia?

Il problema in Italia è esattamente questo: i lettori sono reputati dei minus habens, dei bimbi scemi da imboccare, degli immaturi da tenere per la manina. Signori editori, davvero credete che non siamo in grado di comprendere come funziona l'editoria nostrana? Davvero ci ritenete così superficiali da scegliere un libro in base allo sconto che ci viene offerto e non in base al suo contenuto? Davvero pensate che abbiamo intenzione di continuare a pagare le storture, le inerzie, le anomalie di un sistema editoriale che voi per primi, attraverso questa legge, continuate a sostenere?

Vi sbagliate di grosso. Noi abbiamo le nostre idee al riguardo, e ve le diciamo domani!

La Redazione

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

19 Commenti
  1. “Ci vogliono poveri e ignoranti”. Questa è la verità. I tentativi delle case editrici di consolare il lettore sono patetici, lasciatemelo dire. Hanno ottenuto la legge, ora dovrebbero solo tacere e lasciarci in pace. Io sono una lettrice accanita, leggo in media 50 libri all’anno. Visto che non sono milionaria, gli sconti mi consentono di poter accrescere la mia cultura e continuare a leggere. L’economia funziona se il prodotto è accessibile a più persone (non esisterebbero i saldi altrimenti), se un libro costa 20 euro, in quanti se lo possono permettere? La campagna promozionale di Amazon è stata in questo senso un esempio pratico. In tantissimi si sono lanciati nell’acquisto. Pensate se gli stessi sconti fossero applicati dai librai reali. In quanti comprerebbero i libri? Sicuramente più dei pochi eletti che possono permetterseli. Anche io sono un esempio pratico in questo senso. Pensate che non sarei felice di comprare 8/10 libri al mese nella libreria della mia città? L’alternativa allo smettere di leggere è il prestito da amici o biblioteca. Pensano che questo possa aiutare librai o case editrici?

  2. scusate il discorso magari fila anche, ma perchè amazon in francia e germania dove è da tempo e ci sono leggi analoghe se non più restrittive le rispetta, e sta alla grande sul mercato, qui dobbiamo già pensare che l’aggirerà?

    siamo proprio italiani!

    detto questo la legge pone un freno alla grande distribuzione come andrebbe fatto per moltre altre cose

  3. @dagmara ti capisco, ma il prezzo lo stabilisce l’editore; lamentati giustamente con loro, non con chi devi rivendere un prodotto con il prezzo sovrastampato.

    e cmq all’estero costano di più in media ma leggono di più quindi anche quest’argomentazione è poco valida: e se iniziassimo a confrontarci di più con gli altri paesi europei al posto che con il terzo mondo?

  4. Ci confrontiamo con il terzo mondo perché non abbiamo sicuramente gli stipendi degli altri paesi europei. Concretamente, se un libro costa 20 euro, e un giovane guadagna metti 800 euro, cosa deve fare? NON LEGGERE?

  5. @dado, una precisazione sull’affermazione che Amazon aggirerà la legge. Non volevamo certo dire che commetterà atti illegali, ma che troverà soluzioni di marketing che consentano di tenere i prezzi bassi e mantenere stabile, se non in aumento, la sua comunità di clienti/lettori. Per esempio accollandosi le spese di spedizione non solo sopra una spesa di 19€ ma per quasiasi cifra. La legge in sè ha una formulazione ambigua, vedremo come le pratiche di vendita sfrutteranno quest’ambiguità.

    Quello che dici su Amazon all’estero (FR, DE) è verissimo e testimonia, se ce ne fosse ancora bisogno, che Amazon non è il *male*. Il male è la struttura oligopolistica del mercato italiano!

  6. Più che una legge con chiaro indirizzo politico mi sembra partorita da una completa incompetenza. Il piddino Levi sostiene che la legge intende tutelare i piccoli editori e venditori di libri, ma ho letto di molti appartenenti a questa categoria che sostengono il contrario: l’impossibilità di scontare liberamente i libri li danneggerebbe.
    Quelli avvantaggiati saranno le grandi case editrici? Non è proprio sicuro, come dimostra lo sbigottimento di Amazon di fronte a una norma tanto ottusa e fuori luogo.
    Comunque è sempre meglio andare a leggere il testo originale: scoprirete che (art.2 comma 5) la situazione non è tanto grave come la si dipinge (ed è per questo che le grandi case editrici riusciranno a vendere tutto scontato comunque, in barba alla tutela dei librai che forse non lo potranno fare)

  7. come dice douglas coupland «Amazon incrementa il bisogno degli umani di possedere libri, ma non necessariamente leggereli».

    la legge è demenziale perchè il protezionismo non ha mai salvato nessuno e in questo caso è ancora più assurda perchè vincola lo sconto a un prezzo inventato che è quello di copertina. In particolare @dado il prezzo non lo fa l’editore ma il mercato e l’editore il massimo che può fare è stampare un numero col simbolo dell’euro. Se il mercato stabilisce che il prezzo di un tascabile è 10-12 euro allora possono stampare 15€ e applicare un 15% o 24€ e applicare un 50% ma il risultato non cambia.

    i librai hanno contribuito alla diffusione del libero pensiero e hanno diffuso la cultura almeno quanto gli scrittori e gli editori, hanno rischiato denari e a volte la pelle, non vanno confusi con i commercianti in genere perchè il loro ruolo è diverso. secondo questo principio (credo difficilmente contestabile) la loro valorizzazione dovrebbe essere un obiettivo comune (intendo della comunità, non della casta).

    i 5 golia non distinguono i libri dai rotoli di carta igienica e, fatevene una ragione, lo stesso vale per jeff bezos. se avesse capito il suo ruolo non avrebbe sbattuto wikileaks fuori dai suoi server.

    la casta lavora per chi riesce a fare lobby, e questa legge è coerente. l’unico strumento in mano ai lettori sono i loro soldi. Andate in biblioteca a prendere i libri dei 5 golia e spendeteli per i 2500 davide, se vi garba oppure va bene così.

  8. io sono sbigottito leggendo i commenti di chi critica questa legge invocando il mercato, e poi ignora bellamente che il mercato librario italiano è in mano a poche mani.

    Volete il mercato, volete il liberismo, volete la concorrenza (vera) ?
    E allora cominciamo ad applicare delle sane norme anti trust, limitiamo le concentrazioni che stanno dietro le quinte e che in molti fanno finta di non vedere.

  9. Io non so nulla di cosa ci sia dietro questo mercato editoriale….
    So solo che ci vendono libri a 20 euro , incollati ( ma che fine ha fatto la vecchia cara rilegatura con il filo?) su carta schifosa … e ora noi lettori non abbiamo neppure più la possibilità di averli decentemente scontati….
    I libri a 10 /11 euro sarebbero quelli economici??????? Solo in italia!!! Negli altri paesi lo stesso libro lo vendono a 5 euro!!!
    In Italia i prezzi dei libri sono eccessivi! E la loro qualità inesistente, non solo la carta fa schifo e la rilegatura è un’obrobrio, ma molti “grandi” editori hanno iniziato ad assumere traduttori incompetenti, io recentemente spesso mi sono imbattuta in traduzioni da “traduttore automatico”, un italiano da mentecatti!!!
    E io questo prodotto lo devo pagare così tanto ????
    Ci succhiano sempre più denari dandoci un prodotto che chiamar scadente è poco!!!!
    (P.S. Io quest’anno da Amazon ho preso tanti libri scontati, E LI HO LETTI TUTTI!, certe argomentazioni proprio non si possono sentire!)

  10. @silvia sono d’accordo con te, un’altra cosa che ho notato sono errori lessicali da scuola elementare quali la congiunzione dopo la punteggiatura o virgole tra soggetto e verbo.

  11. I libri sono come polli da allevamento. Se ne allevano quanti? 58.000 l’anno? 168 al giorno? La qualità è finita, morta sepolta. Non è questione di prezzo ma di sistema. Questa legge non cambierà nulla, prolunga l’agonia… loro fanno una legge sul prezzo del libro, ma il libro si è già spostato più in là, è già da un’altra parte, solo che loro non se ne accorgono. Tempo fa incontrai un editore-tipografo-artista-poeta, che pubblica un libro al giorno, tutti i giorni, dal 1982, senza aver mai saltato un giorno; 8 pagine fisse, massimo 30 copie, massima qualità. E’ il più bel ricordo che ho del mondo dell’editoria.

  12. @ Silvia M. settembre 1

    “Io non so nulla di cosa ci sia dietro questo mercato editoriale….”

    il tuo incipit almeno è onesto…

    E’ un gatto che si morde la coda Silvia, i libri non costano tanto perché gli editori sono tutti sfruttatori e se ne vanno in vacanza con il loro yacht (cerca di distinguere un po’ per favore e di non fare di tutt’erba un fascio).

    E’ che è aumentato tutto, semplice. E contemporaneamente è drammaticamente diminuito il potere d’acquisto.

    La carta, l’energia elettrica, le tasse, i servizi, le spedizioni, tutto costa sempre di più, e ti ho citato fattori cruciali che non dipendono dagli editori.

    Se poi chiudono le librerie, se poi i rivenditori online hanno posizioni dominanti e l’editore di qualità non trova spazio (non in termini di presenza, ma di visibilità), e dunque non vende con un ritorno economico adeguato, è inevitabile che, se sommi tutto, il risultato sono o prezzi alti, o libri mal fatti.

    dietro questo mercato editoriale… ci sono oligopoli, posizioni dominanti: io a stento lo definisco un mercato…

  13. Avrei voluto leggere vedute più ampie e considerazione in modo particolare per i piccoli editori che credono nel libro come prodotto culturale e si sforzano di fare prodotti che vadano al di là di una stagione o di un articolo su Vanity Fair.
    Che in Italia si legga poco è un dato di fatto ma questo non dipende dal prezzo dei libri.
    In Italia si vendono molti cellulari e smartphone, cosa incredibile considerato il loro costo.
    I lettori italiani appaiono in genere poco interessati a conoscere altri tipi di letteratura o di modalità di comunicazione. E si fa una fatica incredibile a farli appassionare alla letteratura di inchiesta. Cosa che invece non avviene in altri Paesi più evoluti.
    Sono desideroso di leggere libri di inchieste su disastri climatici e ambientali o preferisco l’ultima cosetta di Fabio Volo che trovo in un click su Amazon a 2 euro (prezzo di copertina 15 euro, costo industriale 10 euro – perdita secca 8 euro)?

    Se 15 euro per un libro sono tanti, quanto valgono 60 minuti del vostro lavoro? Così tanto? E perché volete essere pagati così tanto per un’ora di lavoro e non volete pagare le centinaia di ore di lavoro dietro alla confezione di un prodotto editoriale?
    Se un libro a 15/20 euro è caro, 1000 battute di un pezzo scritto per l’Espresso o per Donna Moderna magari valgono 5 euro lorde. Tanto più che poi quel pezzo giornalistico muore dopo una settimana.
    Ci si lamenta della qualità della carta quando molti editori lavorano con carta riciclata per rispettare l’ambiente e ridurre le emissioni mantenendo una buona qualità del prodotto.
    E oltretutto le stesse persone che si lamentano magari comprano una costosissima maglietta firmata che ha un costo industriale pari a quello di una maglietta venduta alla Oviesse e dura lo stesso.
    Il mercato editoriale italiano è schiavo dei grossi editori (di destra e sinistra), la legge non è perfetta ma cerca in qualche modo di tutelare l’editoria che non insegue il “mercato”.
    Fa comodo anche a me come lettore pagare un libro sottocosto – implicitamente sostenendo che il lavoro dello scrittore è sottocosto. Amazon vende in perdita e si rifà tramite altri canali e l’Editore ci smena un po’ di soldi (non riuscendo a vendere a prezzo pieno sui propri canali) ma pazienza.
    La frase “prezzi gonfiati” mi pare offensiva ma sorvolo (diritti d’autore, costo della carta, diritti di traduzione, editing, costo del traduttore, costo della stampa, costo della distribuzione, diritto della libreria di restituire anche a distanza di anni i libri addebitandoli all’editore che deve rimborsare).
    Anche 800 euro per un i-pad o un i-phone o qualsiasi altro i-qualcosa uscito dalla Apple è un prezzo gonfiato ma nessuno mi pare si sia lamentato, anzi! WOW! compriamoli subito!
    Il problema non è il prezzo del libro ma fare buoni libri, evitando di metterne in cantiere di pessimi.
    Così come non credo sia un male sostenere le colture di qualità che rischiano di scomparire, non credo sia un male sostenere indirettamente i libri di nicchia per un pubblico di nicchia fatti con amore e a costi contenuti.
    Spendere 15 euro per un libro inchiesta la cui lavorazione è durata un paio di anni, non mi sembra uno scandalo.
    Specie se poi uno si può permettere un i-pad da 800 euro. La metà dello stipendio di un redattore di libri.
    Grazie.

  14. @Souffle,
    grazie a te. Dai anche un’occhiata alla seconda parte dell’articolo, uscita oggi! Lì c’è qualche riflessione in più!

  15. Quindi un libro “d’inchiesta” è roba di qualità , e quindi va pagato, è eticamente doveroso!!???????? Mentre chi ama la letteratura di evasione deve star zitto e non sa che dice …. Siam proprio degli italiani …. che tristezza….

  16. Sono d’accordo con Silvia M. e con la redazione.
    Ho notato anche io come le traduzioni siano notevolmente peggiorate, e come l’italiano sia ormai usato da pochissimi traduttori. Il costo dei libri è altissimo, anche all’estero è così, ma almeno la qualità di traduzioni e carta è migliore.
    La legge serve, forse, solo ad “aiutare” i grandi gruppi editoriali, che nell’80% dei casi pubblicano anche schifezze allucinanti.
    Io da tempo cerco i miei libri nelle librerie locali o su Amazon (ci si trova di tutto). Snobbo le grandi librerie delle case editrici, soprattutto perché i libri comprabili sono ormai pochissimi! Un esempio è La Feltrinelli, che rigurgita CD e DVD prima che libri. 15 anni fa quando entravo da Feltrinelli ero certa di trovare in evidenza il meglio della produzione libraria. Oggi non è più così: solo ammassi di carta buona solo ad essere riciclata. In Francia e Svizzera frequento spesso le librerie e devo dire che c’è di molto meglio.
    Un’altra cosa che mi ha lasciata senza parole: un onorevole del PD, che da sempre sostiene che bisogna spingere e invogliare la gente a leggere di più, partorisce una legge così idiota! Più forti sono gli sconti, più i lettori “deboli” sono tentati. Maggiore è il costo di un libro, più facile è che i soldi siano spesi diversamente.
    Sono veramente senza parole…
    Vergogna, Parlamento!