La trilogia di Dalila Di Lazzaro +1

No, non ho resistito a rispolverare dal numero 14 di Finzioni Magazine un classico come la rubrica Punizioni!, declinata per l'occasione all'allora trilogia firmata Dalila Di Lazzaro. 

A che cosa dobbiamo l'onore?

Ma alla presentazione meneghina, lo scorso 7 novembre, dell'ultima fatica di Delilah occhi blu: Il mio tesoro nascosto. La forza interiore che ispira la mia vita.

Due premesse prima che vi tuffiate nella lettura del pezzo. Prima –  non ho cuore per criticare la Di Lazzaro persona, vi sia sufficiente sapere che fa ridere e commuovere mia madre, questo rimarrà sempre un grande pregio. Seconda – bisogna mostrare rispetto quando il rispetto è dovuto. Giuliana Grimaldicuratrice di questo quarto libro, ha fatto un grande lavoro. Almeno stilisticamente, il libro è scorrevole, corretto e misurato. Credo che col fiato di Diego Manetti sul collo (editor Piemme, capirete leggendo più sotto)  mantenere una tale misura non sia stato facilissimo. 

Se volete vedere in viso il Manetti, responsabile anche di libri del calibro di Paolo Brosio's A un passo dal baratro, eccolo qui sotto, alla presentazione. Intanto, godetevi il pezzo!

Punizioni!

La trilogia di Dalila Di Lazzaro

Mi tocca un compito ingrato, poiché penso che sparare letterariamente a zero su Dalila Di Lazzaro sia amorale.

Per una vecchia anarchica come me, farsi problemi morali è ormai l’ultimo baluardo dei paletti interiori da autoimporsi. Venisse a mancare quello, raderei al suolo il 75% dei wannabe letterati odierni a suon di crudeltà verbali e scritte. La punizione che mi infliggerò sarà dunque dedicata ai ghostwriter, editor e pseudogiornalisti che hanno costruito a tavolino la trilogia dell’ex attrice (Il mio cielo, L’angelo della mia vita, Toccami il cuore – tutti bestseller Piemme).

Hey there Delilah, mi senti? Come mai hai deciso di affidare a questi prostituti della parola, sciacalli della lacrima facile, analfabeti della subordinata la tua splendida storia?

Eh sì, svelo subito il pro del leggere la Di Lazzaro: la sua storia di vita, parliamo infatti di tre biografie romanzate, è genuina. Il dolore provato dall’attrice, la sua ricerca interiore, la sua lotta quotidiana possono dare uno stupendo esempio a chiunque, lo dico con tutto il cuore che posso metterci. Dalila cresce con una madre che definire anaffettiva è dimostrarsi estremamente affettivi, subisce molestie sessuali e da adolescente partorisce Christian, scomparso in un incidente stradale poco più che ventenne. Una manciata d’anni dopo il lutto, a causa di una buca presa in moto sulle strade romane, Dalila riscontra un trauma alla spina dorsale, che oggi la costringere a duellare con il dolore cronico, contro il quale è diventata un’onesta esponente mediatica.

Sembrerebbe che nulla di male si debba dire davanti alla testimonianza positiva di una donna che ha senza dubbio assaggiato la pioggia. È qui che entrano in gioco i cosiddetti professionisti della parola, che hanno assemblato le considerazioni buttate giù di getto dall’attrice. Ecco a voi la fuffa: le oltre 600 pagine dei tre volumi messi insieme potrebbero ridursi a 200 senza sminuire il contenuto.

Le ripetizioni non si contano e lo schema è sempre il medesimo (ripetuto per tre libri tre): racconto delle sfortunate vicende, aneddoti a sé stanti della via da star, ripresa delle vicende personali con denuncia del sistema sanitario che nulla fa per gli affetti, numerosi, dal dolore cronico.

Diversivi? Nel primo libro non ce ne sono perché le vicende sono nuove al pubblico, nel secondo si prova a rivisitare il polpettone in ottica spirituale. Il vero scandalo si consuma nel terzo, dove si affronta solo una novità: la recente rottura sentimentale di Dalila con un uomo in vista protetto dall’anonimato e poi? Poi si ripete la solita solfa di amarcord giovanili conditi di nostalgia e dosi di senso di colpa: tutto grida (ancora) “se avessi fatto diversamente?”.

Ci si trova a dover riemergere dalla lettura, non fosse altro per la nausea provocata dalla superficialità di frasi acchiappa consensi, impilate dai miei amici dietro le quinte: “Orfana di questo grande amore avrei dovuto proiettarmi in una nuova vita. Quando hai un figlio la bistecca migliore è per lui. L’amore di un figlio è per sempre”. Giuro che sono in successione così come dico (Il mio cielo, p. 188). A volte riemergi scossa dal dubbio di leggere un Harmony: “Ancora addormentata, sentii Claudio che mi baciava sulle labbra, sul collo, facendomi sentire la sua virilità.[…]Era nudo e, grazie alla penombra, gli vedevo i pettorali e le braccia che mi sorreggevano. Mi sollevò abbracciandomi e mi attirò a sé adagiandomi sul suo petto.” (ivi, p. 80). Insomma, c’è da stupirsi che accenti e punteggiatura siano corretti.

Però un appunto lo faccio anche alla Delilah in persona, ovvero colei che Patrizia D’Addario definì “la mia scrittrice preferita”. La signora si sente una scrittice, ma non lo è, perché una scrittrice non è colei che prende una penna e scrive. Lo sarebbe mia madre, visto che da 55 anni compila settimanalmente la lista della spesa. Sarebbe come definire Fiorello un cantante o me stessa una ballerina, perché quando alla radio sento i Doors compio movimenti convulsi che nella mia testa significano ballare. E anche avessi Heather Parisi che mi correggesse, non sarei mai e poi mai una ballerina.

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

5 Commenti
  1. Tutto giusto. Ma se fosse solo questo un esempio di ghostwriting… ci sono autori di ben altro calibro e considerazione che scrivono i loro libri per metà, lasciando il resto a ottimi editor, il cui lavoro contribuisce in modo sostanziale alla fama dell’autore. E mi riferisco a esempi internazionali.

  2. Ciao Francesca, grazie per il tuo commento!
    Sono assolutamente consapevole che questo non è l’unico o il più clamoroso esempio di ghostwriting, né nostrano, né planetario. Entrambi i pezzi (quello dopo la presentazione del 7/11 e il classic di Punizioni!) sono nati da due incontri ravvicinati.
    Il primo con le edizioni Piemme, molto curate, che si fanno morbosamente leggere, ma che corrono anche sul filo sottile del giocare coi sentimenti della gente.
    Il secondo incontro è con una celebrity che scrive: pure qui ce ne sono a bizzeffe, ma una italiana che si sia reinventata trilogista è ancora un esempio unico.

  3. eh già Francesca, pensa che Snooki di Jersey Shore è nata televisivamente ieri e ha da poco partorito il secondo!