Le nuove sfide della letteratura sportiva

Photo Credit: The Daily Mail 

C'è una galassia nell'universo letterario che, a esplorarla con passione lasciando da parte i pregiudizi, non teme il confronto con altri generi a prima vista più alti o nobili. Ci riferiamo alla letteratura sportiva, che si destreggia in un mondo inesauribile di storie non solo legate al gioco, ma che sempre più di frequente mostra la sua bellezza nelle pieghe di ciò che è al di là della tecnica e dell'attimo proprio dell'incontro sportivo. Va oltre. Si infila nelle vicende, ripercorre il passato, lega eventi apparentemente lontani nel tempo, schemi e sogni a figure rimaste impresse nella memoria collettiva, o – quando svolge fino in fondo il suo compito – riporta al posto giusto mondi, attori e compagnie dimenticati troppo in fretta o addirittura sconosciuti. La letteratura sportiva riabilita un frammento importante della storia del Novecento (e ormai oltre), uno spartito di tempo che senza dubbio ci saremmo persi, perché legato a una cultura popolare che si è modellata nelle ultime generazioni intorno allo sport, che sia protagonista o comparsa defilata delle nostre vite quotidiane.

Oggi, grazie al coraggio e alla passione di editori, autori e giornalisti, la letteratura sportiva sta conoscendo una nuova fortuna. I motivi e i meriti vanno cercati sicuramente indietro nel tempo, lontano dall'Europa. Se nel Vecchio Continente una rigida divisione aveva a lungo separato la cultura «alta» da quella «bassa» (a quest'ultima era stata relegata la letteratura sportiva) è grazie agli americani che dobbiamo una presa di posizione letteraria più seria, per così dire, su questo mondo. Ernest Hemingway, Norman Mailer, Jack Kerouac ne hanno scritto tanto, lavoravano come giornalisti sportivi, mentre «Philip Roth, Don De Lillo e Bernard Malamud, come molti sanno, hanno basato alcuni dei loro romanzi sullo sport», ricorda Simon Kuper, giornalista britannico e uno dei maggiori autori di sport in circolazione. A parte qualche perla sparsa negli anni Sessanta (La solitudine del maratoneta di Alan Silitoe) e tanti, tantissimi richiami in altri romanzi, la letteratura sportiva si impone come genere in Europa e in Gran Bretagna (culla del calcio moderno) soltanto più tardi, negli anni 90. 

Da quel momento, grazie all'exploit di Febbre a 90 di Nick Hornby, al fiorire di riviste letterarie e al lavoro giornalistico e letterario di Jonathan Wilson (tra i suoi libri da leggere senz'altro Il Portiere, pubblicato da ISBN Edizioni) lo sport conosce una dignità letteraria più ampia fino agli ultimi fenomeni editoriali dei nostri giorni. È il caso di Open, la biografia del campione di tennis André Agassi, uscita nel 2011 e rimasta in questi tre anni nelle classifiche dei libri più venduti, superando le 300 mila copie. Numeri, in Italia, mai toccati per un libro di sport. E se Open è stata una risposta, per così dire, al servizio dello scrittore-tennista David Foster Wallace, che ha aperto la strada con Roger Federer come esperienza religiosa, nel 2013 l'effetto Agassi ha scatenato un vero e proprio boom del binomio sport e letteratura per l'editoria italiana. Le storie con il tennis al centro della narrazione hanno dominato il campo con alcune pubblicazioni che possono essere definite tranquillamente dei capolavori del genere. Come per  Levels of the Game, diventato poi Tennis, pubblicato da Adelphi: l’autore è un premio Pulitzer, John McPhee, maestro americano del non-fiction journalism che incanta il lettore con il suo reportage all’Us Open del 1968 e la sfida memorabile tra il primo campione di colore Arthur Ashe e Clark Graebner. 

Anche le case editrici independenti non sono rimaste a guardare. Anzi, è dalla loro spregiudicatezza e dall'appassionante lavoro di ricerca che sono emersi libri-outsider che meritano un posto di rilievo nella piccola biblioteca del lettore sportivo. Per gli appassionati di calcio, la casa editrice torinese Add ha mandato alle stampe nell'ultimo anno un bellissimo libro di Daniele Manusia su Cantona, uomo simbolo del Manchester United degli anni Novanta e personaggio «maledetto», oltre gli schemi della vita e del gioco. Da segnalare sempre per Add Editore, Ogni benedetta domenica, raccolta di ritratti legati al calcio di Fulvio Paglialunga, ispirata dall'omonima trasmissione radiofonica. 

A questi titoli se ne possono aggiungere tanti altri, a testimonianza del momento felice vissuto dallo sport nell'editoria italiana. Ricercare continuamente bravura, inventiva, stile e talento narrativo rappresenta una delle sfide della letteratura sportiva del futuro: smarcarsi per così, dire, dalla rigidità della cronaca e dei suoi cliché e fare incetta di storie può essere la discriminante per una letteratura di qualità, tra giornalismo e narrativa. Una sfida nella quale l'editoria, per fortuna, non resta a guardare. Tra i titoli in uscita nei primi mesi del 2014, segnaliamo Calciatori di sinistra (ISBN Edizioni), dello spagnolo Quique Peinado e il romanzo di Giuseppe Catozzella, Non dirmi che hai paura, basato sulla triste vicenda di Samia, promessa africana dell'atletica leggera. Per i patiti dei Mondiali di calcio (a giugno ci sarà l'edizione in Brasile), suggeriamo Mondiali di calcio. Le storie dietro la leggenda di Bernard Lions, giornalista francese de L'Equipe, in uscita per Rizzoli.

Luigi Mauriello

È un romantico nel senso fitzgeraldiano del termine. Nella vita scrive, beve caffè, va a caccia di refusi sulle locandine dei trasporti pubblici. Dategli uno spunto d'appoggio e con un paragrafo vi salverà il mondo.

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