Le 10 regole di una sceneggiatura di successo

Oggi parliamo non solo di libri, ma di scrittura in generale, e nello specifico del rapporto tra scrittura e cinema. Che quella tra film e letteratura sia un’accoppiata storicamente prolifica e spesso vincente ormai lo sappiamo bene: c’è spesso, se non sempre, un libro dietro. Che si tratti di adattamenti di romanzi noti che fanno infuriare schiere di fan integralisti della trama o di ripescaggi di opere passate in sordina, di solito queste operazioni risultano infatti vantaggiose per entrambe le parti. Quanti libri sconosciuti hanno scalato la classifica delle vendite grazie ad un adattamento cinematografico? E quante produzioni hollywoodiane hanno sbancato il botteghino mettendo in scena un romanzo di successo con cast stellari? 

Certo è  che una storia, per funzionare sul grande schermo (e stiamo parlando di successo commerciale) deve avere alcune caratteristiche imprescindibili. Vi siete mai chiesti cosa spinge Hollywood a scegliere proprio quel libro per trarne un film? Come una sceneggiatura, sia essa ispirata ad un romanzo o originale, riesca ad essere efficace rispetto alle esigenze di messa in scena?

Ce lo racconta sull’Huffington Post John Robert Marlow, scrittore e sceneggiatore che all’argomento ha dedicato anche un libro, spiegandoci che cosa cerca Hollywood in una storia. Dopo aver parlato con produttori, sceneggiatori e registi che hanno firmato film da incassi stellari, Marlow ha distillato i dieci ingredienti che fanno di una storia un successo hollywoodiano. Fatene tesoro se avete in mente di proporre una sceneggiatura a Sir Peter Jackson.

  1. Un’idea efficace: Hollywood non ha tempo da perdere a leggere, quindi per catturare la loro attenzione serve un concept forte. Il concept deve svelare tre cose: di chi parla la storia, quale obiettivo persegue il protagonista e quale ostacolo troverà sulla sua strada. Insomma, quello che può essere riassunto in due righe e venduto in un trailer di 30 secondi: «A family struggles to escape a remote island park whose main attractions—genetically restored dinosaurs—have been set loose by a power failure. (Jurassic Park)»
  2. Un personaggio principale con il quale si instauri una relazione di empatia; se lo spettatore non avrà a cuore il destino del protagonista, la storia sarà un flop. 
  3. Una storia emotivamente convincente e coinvolgente, Il personaggio principale, che chiameremo Eroe, deve avere un obiettivo importante da raggiungere e, ancora più importante, lo spettatore deve potersi immedesimare con lui al punto da desiderarne il successo.
  4. Il nostro Eroe deve avere pure i minuti contati per raggiungere il suo scopo, se no viene meno completamente il meccanismo della suspense
  5. La storia deve avere un potenziale a livello di immagine. Se ci pensate, alcuni libri sembrano essere pensati per il cinema; Harry Potter, Il Signore degli Anelli, Game of Thrones.
  6. Una struttura chiara; non a caso la maggior parte dei film di successo commerciale presenta tutti gli elementi tipici di un plot tradizionale, dall’incipit allo scioglimento finale.
  7. Il protagonista deve avere appeal anche per un potenziale attore, possibilmente famoso o quantomeno convincente. E quello che vuole un attore è apparire e misurarsi con un ruolo che faccia emergere il suo talento.
  8. Lunghezza media. Produrre un film costa molto più che stampare un libro, quindi la storia non deve andare troppo per le lunghe (a meno che non sia un successo assicurato, cosa che si può permettere giusto la Rowling).
  9. Budget ragionevole, per gli standard di Hollywood. Nella valutazione, il primo criterio sarà il profitto.
  10.  In una sceneggiatura non c’è spazio per nulla di inessenziale. Non ci sono ripetizioni e niente viene mostrato per caso. È la famosa regola della pistola; se compare sulla scena, state certi che prima o poi sparerà.

Mettetevi dunque nei panni di un produttore e diteci quale sarebbe il romanzo su cui puntereste, e magari anche con che cast. Io sono reduce dalla visione di Moonrise Kingdom e ho deciso ieri sera che metterò in scena un adattamento contemporaneo di Oblomov con protagonista Bill Murray. Mi sembra che non rispetti nessuno dei punti sopra, perché il mio personaggio non ha nulla da fare e ha tutta la vita per non farlo. Ma credo sarà comunque un grande successo.

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

1 Commento
  1. Posso scrivere, provocatoriamente, un decalogo alternativo ma più realistico?
    1) Fare una storia d’amore. Puoi ambientarla nel futuro, nel medioevo, durante una guerra mondiale, o dove ti pare, ma che sia d’amore.
    2) Accertarsi che alle persone intelligenti non piaccia.
    3) Scartare gli attori bravi in favore di quelli belli.
    4) Fare un sacco di primi piani. Anche il mio cane sembra un grande attore, se in un momento topico gli fai il primo piano.
    5) Spendere metà del budget per la colonna sonora. Una canzone sola, possibilmente brutta, che sia di successo. E’ indispensabile che all’inizio della canzone il cantante rantoli come se avesse una bronchite inguaribile e a metà cominci a urlare come se lo stessero castrando.
    6) Gli uomini devono andare in moto e le donne devono svegliarsi la mattina perfettamente truccate. Scriverlo nella sceneggiatura, casomai il regista di dimenticasse: “Interno giorno, stanza di Alba. Alba si rigira tra le coperte PERFETTAMENTE TRUCCATA”.
    7) Accertarsi che nell’edizione italiana non si parli in italiano. Mai dire “Oddio che imbarazzo!”, sempre dire “Questo è così imbarazzante”.
    8) I personaggi femminili possono essere figlie, sorelle, mamme, mogli o linfomani estremamente malvagie. Scegliere rigorosamente tra una di queste categorie.
    9) Ovunque sia ambientato il film, metterci un vampiro adolescente. A metà del film, farlo piangere sulle tette della protagonista femminile.
    10) Essere figli del produttore. Se lo siete, tutte le regole precedenti vi verranno naturali. E comunque nessuno si chiederà se la vostra sceneggiatura è bella, prima di accettarla.