Le scuole di lettura in Italia: una soluzione alla crisi?

Dati alla mano, sappiamo ormai abbastanza sulla situazione poco felice in cui versa l'editoria italiana e non solo, così come sono chiari i numeri che indicano il difficile rapporto tra gli italiani e la lettura. Il succo di questi ultimi mesi di dibattito sul futuro dell'editoria si può riassumere in diverse tendenze, che vanno dagli scenari possibili introdotti dal self-publishing e dall'editoria digitale passando per l'apporto più o meno rilevante dato dalla nascita di nuovi format volti a risvegliare l'interesse per la letteratura (si pensi a Masterpiece). A questi si aggiungono la crisi con cui sono chiamate a fare i conti le librerie indipendenti e i movimenti, come sempre decisivi, che si sviluppano nel sottobosco dell'industria editoriale: l'acquisizione di Anobii e un eventuale progetto di rinascita del social network da parte di Mondadori può costituire per l'Italia un esempio in tal senso. 

Tutte queste direzioni, interventi, esperimenti, strategie volte alla crescita (o semplicemente a una sopravvivenza) economica e culturale per l'industria editoriale italiana convergono intorno a un aspetto di cui bisogna tener conto e che riguarda la lettura come attività umana oggi più che mai in continua trasformazione. Ed è qui che la questione diventa prima di tutto una questione umana, di abitudini e di quotidianità e quindi culturale, cognitiva, psicologica, che è poi la spinta necessaria a fornire una base solida anche a una possibile rinascita economica dell'industria editoriale. Se non si conoscono le radici della pratica della lettura, se non si riescono a interpretare i sintomi della malattia e delle sue evoluzioni a contatto con la contemporaneità, non sarà possibile offrire una cura, una riabilitazione e un insegnamento a favore di una nuova curiosità per la letteratura. Bisogna comprendere come sta cambiando oggi il nostro modo di leggere (e quest'articolo riproposto dal Post lo spiega molto bene), e bisogna insegnare non solo a riscoprire vecchie pratiche, ma anche a scoprire nuovi piaceri e forme della lettura

«Più scuole di lettura e meno scuole di scrittura»: questa la provocazione, lanciata qualche mese fa dall'editore Luca Formenton. Un'idea possibile, che, al di là della contrapposizione, dimostra come scrittura ed editoria, per affermarsi e sopravvivere in un nuovo contesto, debbano tenere conto in maniera centrale delle trasformazioni della lettura. E gli scrittori, le case editrici, possono in questo senso realizzare un ponte didattico che si concretizza nelle scuole di lettura, un format che negli ultimi anni sta prendendo piede anche in Italia. In un articolo uscito oggi su Repubblica, Paolo di Paolo, scrittore e fondatore insieme all'editore Perrone della scuola di lettura Orlando, ha affermato come «Le scuole di lettura, a differenza di Anobii e altri social network, possono funzionare da palestra, mettendo a disposizione un lettore più esperto che faccia da allenatore». Il metodo della scuola Orlando e proposto dagli insegnanti-scrittori non consiste nella promozione di un romanzo. Si parte sempre da una storia, da una pagina, da un fatto o da un sentimento. Solo dopo un corpo a corpo con il testo, con il suo ritmo, si passa all'interpretazione e al commento, ribaltando completamente quella che è invece la dinamica di una presentazione. In questo modo la lettura diventa centro e periferia, la promozione è intrinseca, ma non è il punto di partenza. 

Le scuole di lettura in Italia sono diventate una realtà negli ultimi anni, sulla scia del progetto inaugurato nel 2002 a San Francisco da Dave Eggers 826 Valencia, indirizzo della strada dove lo scrittore americano ha creato il suo laboratorio di lettura e attività creative. Il format è poi approdato in Europa, prima a Dublino, dove ha ispirato Fighting Words, poi a Londra con Ministry of Stories, diretto dallo scrittore Nick Hornby. In Italia le scuole e i progetti di lettura, soprattutto per bambini, si stanno diffondendo sempre di più anche grazie alla partecipazione nei diversi festival e manifestazioni che attraversano il Paese. In associazioni come La grande fabbrica delle parole o Carta Straccia, che aderisce al progetto nazionale Nati per leggere viene portata avanti l'idea di una vera e propria palestra di lettura, in cui si trasformano i libri in recite, dove accelerare e rallentare ritmi, dando libertà al bambino di scegliere la storia che preferisce. Per gli adulti ci sono la Scuola Twain, rivolta ai giovani tra gli 11 e i 19 anni, e il Laboratorio Flannery O'Connor, ideato dall'associazione Bomba Carta, in cui ognuno ha a disposizione dieci minuti per leggere tre pagine da un libro a piacere. Uno degli esperimenti più avanzati è quello di Piccoli Maestri, l'associazione nata da un'idea di Elena Stancanelli nel 2011, arrivata a coinvolgere settanta scrittori che gratuitamente vanno nelle classi di tutta Italia a leggere romanzi. 

Il successo crescente delle scuole di lettura dimostra come non siamo solo un Paese di aspiranti scrittori, ma anche di gente che ama i libri senza avere romanzi nel cassetto. Se la crisi della lettura parte da lontano, c'è bisogno di costruire soluzioni che partano ugualmente da lontano, capaci di tenere conto delle innovazioni del tempo per diventare a loro volta paradigmi innovativi. La lettura dev'essere un obiettivo pedagogico, a cui scrittori ed editori non possono sottrarsi per risollevarne gli orizzonti. 

Luigi Mauriello

È un romantico nel senso fitzgeraldiano del termine. Nella vita scrive, beve caffè, va a caccia di refusi sulle locandine dei trasporti pubblici. Dategli uno spunto d'appoggio e con un paragrafo vi salverà il mondo.

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