Legge Levi e prezzo dei libri: botta e risposta tra Cavallero e Galla

Photo credit: libriblog.com

Negli ultimi due giorni sulle pagine di Affari Italiani si è svolto un botta e risposta molto interessante, e visto che si parla di argomenti che abbiamo più volte affrontato qui a Finzioni e che ci stanno molto a cuore – leggasi: il presente e futuro dell’editoria italiana – cerchiamo di fare il punto.

Il tutto è partito da un’intervista di Antonio Prudenzano a Riccardo Cavallero, che da tre anni ricopre il ruolo di Direttore Generale Libri Trade Mondadori (il primo gruppo in Italia per quota di mercato, pari al 27,6% nel 2012). Si è parlato di argomenti molto vari, basti pensare che nella stessa intervista trovano spazio la Fornero e il mommy porn; qui trovate la versione integrale dell’interessante chiacchierata, ma noi ci soffermeremo su un paio di punti che ci sembrano particolarmente pressanti.

In primis il prezzo dei libri; la prima domanda infatti era incentrata sulla collana super low cost di Newton Compton (titoli a 99 centesimi), che tanto ha fatto discutere nelle scorse settimane. A questo proposito ricorderete che noi eravamo stati tra i primi a approfondire il dibattito intorno a questa iniziativa, riallacciandoci all’hashtag #menodizero lanciato su Twitter da Einaudi. Quello che ci interessava era capire se e quale fosse per voi lettori un prezzo equo, e dai commenti emersi si registrava una generale insoddisfazione verso i prezzi, troppo alti, che le case editrici applicano soprattutto alle nuove uscite. Cavallero, in un precedente intervento su La Stampa, ha definito l’iniziativa di Newton Compton "una bellissima operazione di marketing che però non crea nuovo avvicinamento alla lettura e rischia di cannibalizzare un settore come quello dell’economico, che è già in caduta verticale". E ne approfitta per tornare sulla Legge Levi – ovvero la legge che disciplina il prezzo dei libri consentendo uno sconto non superiore al 15% – definita sempre su La Stampa come una legge miope che ha bloccato gli sconti falsando il mercato e suscitando reazioni come quella di Newton Compton che ha abbattuto i prezzi. In questa sede Cavallero rilancia definendola come un’occasione persa, un grande freno al mercato che porterà molte case editrici italiane al fallimento. Un provvedimento che, nato per garantire la pluralità, starebbe sortendo l’effetto opposto, favorendo una concentrazione del mercato e danneggiando soprattutto i piccoli editori.

E a proposito di piccoli, Cavallero si dice preoccupato per il futuro delle librerie indipendenti italiane; in questo senso Mondadori ha da poco stretto un accordo con 320 librai indipendenti che permette loro di prenotare le novità dei marchi Mondadori e pagare solo le copie vendute al netto delle rese. In un momento di crisi delle vendite che colpisce anche nomi grandi e storici – non è un mistero che sia Hoepli che Feltrinelli stiano attraversando momenti negativi – questa iniziativa permetterebbe di avere numeri in controtendenza. Un provvedimento che, per quanto interessante, non è sistemico e rimane legato all’iniziativa privata; per di più, per stessa ammissione di Cavallero, questo accordo non sarebbe replicabile da editori con le spalle meno larghe di Mondadori. Ben diversa è la situazione oltralpe; cogliamo l’occasione per ricordare che in Francia sono stati approvati di recente dal Ministero della Cultura dei fondi a sostegno delle librerie indipendenti nonché annunciati una serie di provvedimenti che dovrebbero avere luogo nei prossimi mesi, uno dei quali potrebbe riguardare proprio l’individuazione di eventuali violazioni alla legge Lang, ovvero la legge francese sulla fissazione del prezzo entrata in vigore nel 1981 ed estesa al mercato editoriale digitale nel 2011.  

Non si è fatta attendere la risposta di Galla, Presidente dell'Associazione Librai Italiani, secondo il quale il problema sarebbe proprio la mancata applicazione della Legge Levi, che verrebbe trasgredita frequentemente dai grandi editori, senza che i librai abbiano gli strumenti giuridici per sanzionare queste trasgressioni. Problema non solo italiano come dicevamo, ma che in Francia il Ministro della Cultura Aurélie Filippetti vorrebbe risolvere con l’introduzione di un mediatore del libro, un’autorità indipendente che possa intervenire per facilitare la risoluzione dei conflitti sul prezzo senza dover ricorrere a procedure giudiziarie lente e onerose, e che lavori in collaborazione con il ministero per segnalare eventuali violazioni alla legge Lang (si era parlato addirittura di abolizione dello sconto del 5%, proposta che, a quanto si legge su Le Monde, sembra essere al momento accantonata). In Italia non solo la scontistica concessa è molto più alta – può arrivare fino al 25% in determinate situazioni – ma, come sottolinea Galla, non esisterebbero strumenti efficaci per far rispettare la legge; il compito è infatti demandato alle polizie locali e l’eventuale trasgressione, su segnalazione di una libreria concorrente, può al massimo essere sanzionata da una multa che colpisce solo la libreria e non la casa editrice.

Due posizioni opposte quella di Cavallero e Galla, due prospettive dalle quali guardare la stessa situazione; potremmo dire che in Italia il mercato è più libero e competitivo o che è un mercato in cui si pratica liberamente la concorrenza sleale. Voi come la vedete?

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

8 Commenti
  1. La collana 0,99 indica proprio il fallimento della legge Levi! Qual era lo scopo? Limitiamo gli sconti (in Francia il limite è al 5% mi pare) in modo di proteggere il sistema, sì, ma anche da far emergere prezzi “reali”. Risultato che la legge Levi ha parecchi buchi, che consentono promozioni tali per cui ci sono sempre libri scontati a più del 15%, i librai indipendenti continuano a soffrire (se gli editori si sentono in colpa, possono fare lo stesso prezzo che fanno ai grandi gruppi) e i prezzi sono gli stessi. Gli stessi, con NC (non solo) che li ha abbattuti. A me non sembra una risposta “sana” del mondo editoriale, avrei capito di più un generale abbassamento anche solo di pochi euro.

  2. So solo che da quando è entrata in vigore la legge Levi due librerie storiche della mia città hanno chiuso (scrivo da Palermo) e nel mio piccolo ho iniziato a comprare meno libri proprio perché senza sconto comprare un libro appena uscito è una follia e molti testi che mi interessano sono di case editrici troppo piccole per risultare competitive con i vincoli imposti dalla legge Levi.
    Per carità magari le librerie avrebbero chiuso i battenti comunque: c’è la crisi, una aveva perso il suo storico proprietario etc. ma come la mettiamo con il minor appeal dei libri su di me?
    Però c’è pure un altro fatto, ormai è passato un bel po’ di tempo dall’approvazione della legge eppure il prezzo medio di copertina non è sceso affatto. Indice che comunque non si conta più di tanto sul suo ribasso per vendere un libro.

  3. I libri servono, esistono, vengono scritti, per dare cultura al lettore. Non per dare lavoro ai librai.
    Meno costano, più se ne possono comprare, e più gente se li può permettere, meglio è.

    Abbiamo a disposizione la possibilità, tramite e-commerce, di accorciare la catena di ricarichi (autore->editore->distributore->libreria->lettore) che gonfia artificialmente il costo della “merce-libro”. Assurdo che si sia fatto una legge per proibirlo, ossia per impedire che i lettori di possano permettersi di leggere… roba da regimi d’altri tempi!

    Quanto alle librerie, se chiudono perché i libri si vendono altrove, vuol semplicemente dire che non servono più. Invocare limiti all’e-commerce perché Amazon “ruba il lavoro” alle librerie è come chiedere di abolire la stampa a caratteri mobili perché Gutemberg “ruba il lavoro” agli amanuensi… i tempi cambiano, e di certi lavori, a un certo punto, non c’è semplicemente più bisogno.

  4. la legge Levi È UNA PORCATA PUNTO E BASTA. Purtroppo le librerie non servono più, sono superate! Mio nonno vendeva carrozze ma a causa delle auto la sua societá è fallita; mio zio invece vendeva macchine da scrivere, forse bisognava vietare i computer e le auto per difendere le loro attività!!…dai non siamo ridicoli! Cosa c’è da difendere? Nella mia città c’è solo una piccola mondadori in cui c’è appena posto per la trilogia di 50 sfumature di grigio, i libri di ricette e per fabio volo! Della vecchia figura del vecchieto libraio che mi consiglia i libri ecc ecc non c’è ne facciamo nulla. Personalmente quando Amazon faceva i 35% di sconto acquistavo minimo 3 libri alla volta, ora ne acquisto meno della metà in un anno…contenti voi!