Leggere i classici nel 2013

Verifica in itinere: passate queste prime settimane del 2013, siete riusciti a mantenere i vostri (buoni) propositi di lettura? (nel caso, ricordate che questo suggerimento è sempre valido!) Troppo presto? Può darsi, ma non si dice forse che chi ben comincia è a metà dell’opera?

Chissà allora a che punto sarà Christopher Smith, che dalle pagine dell’HuffPost Books ha lanciato questa proposta ai suoi lettori: per ogni nuovo libro letto nel corso dell’anno, leggere (o rileggere) un classico.

Come editor della Englewood Review of Books, il signor Smith è alle prese con dozzine di nuove uscite da recensire ogni settimana, mentre sugli scaffali della sua libreria i cari, buoni, vecchi classici languono e piangono la scarsa attenzione mostrata nei loro confronti. Perché non rimediare alternando una nuova pubblicazione ad una vecchia? Ma vecchia quanto? Perché, in effetti, la questione è complicata: quanto tempo deve passare prima di poter considerare un libro un classico? O meglio ancora: su quali basi stabiliamo che un libro è un classico?

Se per noi vale, sempre e comunque, la definizione data a suo tempo da Italo Calvino in proposito, Christopher Smith ce ne suggerisce un’altra, non priva di una sua logica: «un classico è qualunque libro non sia nuovo e che merita di essere ri-letto 5, 10, anche 100 anni o più dopo la sua pubblicazione».

La durata nel tempo, dunque, è la chiave che schiude a un testo letterario le soglie dell’immortalità? Non esattamente; ci sarebbero anche altre componenti e variabili da considerare, ma è un fattore di non poco conto. La sopravvivenza al momento contingente della pubblicazione: lo diceva già John Ruskin: «All books are divisible into two classes, the books of the hour, and the books of all time» e sono proprio questi ultimi, “the books of all time”, che Smith intende come classici. In questo senso il Tempo come flusso ininterrotto di giorni, mesi, anni… subirebbe una sorta di metamorfosi e si farebbe Storia, spiegando il perché del bisogno, ancora nella nostra epoca, di continuare a leggere i classici:

Credo ci sia la pericolosa tentazione nella cultura occidentale di ignorare o archiviare il passato, e l’abitudine di un lettore di intraprendere preminentemente (la lettura) di nuovi libri tende ad acuire questa tentazione. L’avversione nei confronti della Storia risale come minimo a Descartes – il quale all’inizio delle sue Meditazioni (…) decise di accantonare le opinioni storiche che gli erano state insegnate in gioventù (…). Diversamente da Descartes (…) noi abbiamo bisogno di ritrovare le nostre radici ed avviare un dialogo con esse. Comprendere il passato è essenziale per dar senso al presente e prepararci per il futuro.

C’è poi un altro luogo comune da sfatare riguardo la lettura di un classico, ovvero il fatto che siano il luogo privilegiato “of a bunch of dead white men”. «Si può facilmente scegliere di leggere opere di autori di una particolare razza, genere etc.».

L’importante è:

Leggere criticamente, leggere selettivamente, leggere opere di autori con prospettive diverse dalle vostre come ha sostenuto recentemente Ross Douthat in un pezzo sul New York Times, ndr], ma qualunque sia l’approccio preferito, prendetevi il tempo, quest’anno, di inserire un classico come parte integrante della vostra routine di lettura (…).

Mi fa un po’ sorridere, adesso, pensare che un anno fa io mi trovavo, invece, dalla parte opposta della barricata: lettrice negli ultimi anni di (quasi) soli classici, mi veniva richiesto per lavoro (!?) di convertirmi forzatamente alla narrativa contemporanea e soprattutto di confrontarmi col mercato, il mio – lo confesso con un pizzico di vergogna – Carneade personale. Ricordo bene la fatica di quella fase di adattamento (come orientarmi in quella terra sconosciuta e soprattutto nella selva infinita e indefinita delle “nuove uscite”?).

E mentre cerco ora, senza trovarla, una chiusa appropriata per questo articolo, mi viene in mente che dei “nuovi” libri letti nel 2012 i migliori sono stati quelli che ho messo via con l’intenzione di tornare a rileggerli tra 5, 10 o 100 anni…

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

1 Commento
  1. Me lo sono proposto anch’io, in autonomia, da diversi anni, e talvolta mi attengo. La rilettura di un classico (messe da parte le diatribe sulla sua definizione) è quasi sempre una riscoperta. Il problema sta proprio qui: accade che il libro, nel ricordo magnifica fonte di formazione, non sembri più tale. Il ritmo non soddisfa, i dialoghi appaiono antiquati, alcune situazioni inverosimili… Non è un classico, sono cambiata troppo? Opto per la seconda; parafrasando Proust, il libri sono fuggitivi, ahimè, come gli anni!