Lena, not that kind of girl

Ottobre 2012. Una ragazza di ventisei anni firma un accordo con la casa editrice statunitense Random House per i diritti di vendita del suo memoir, opera prima della quale allora aveva scritto solo 66 pagine. Si parla di un contratto per una cifra record di 3,5 milioni di dollari. Fantascienza? 
No, se la protagonista di questa vicenda editoriale si chiama Lena Dunham.

Classe 1986, figlia di un pittore e di una fotografa, cresciuta in un loft newyorchese a SoHo circondata da intellettuali bohémiens, decisamente brillante e altrettanto lontana dall’ideale di bellezza femminile, la Dunham scrive e dirige il suo primo film indipendente, Tiny furniture, a soli 24 anni e con un budget di 25.000 $, ma il successo arriva nella primavera del 2012 grazie alla serie Girls, prodotta da HBO, della quale la Dunham è ideatrice, autrice e interprete principale. La storia di quattro amiche ventenni di Brooklyn alle prese con problemi professionali e sentimentali di vario tipo diventa subito un caso e scatta immediatamente il paragone con Sex and the city, non solo per le dinamiche tra le quattro amiche ma per il tono diretto e l’emancipazione sessuale e sentimentale delle protagoniste. La nudità del suo personaggio in Girls nelle situazioni più disparate ha fatto molto discutere (Her character is often naked at random times for no reason).

Ma Girls è un’altra cosa rispetto a Sex and the city: meno patinato, meno fashion, a volte così spudoratamente unglamorous da rappresentare la quintessenza dell’estetica hipster, la serie diventa da subito un cult e trasforma la Dunham nella giovane icona della scena indie dal successo mainstream. La Dunham è quella che ha nominato la parola vagina al primo incontro con Miranda July, quella che ha lanciato la carriera di Adam Driver (da fidanzato bruttino in Girls a Coppa Volpi a Venezia per Hungry Hearts), quella che ostenta le sue imperfezioni su un profilo Instagram seguito da più di un milione di persone.

Ecco dunque spiegato com’è arrivata al contratto milionario con un big dell’editoria americana come Random House e anche perché intorno al libro si sia creato un tale buzz da spingere il sito Gawker a rubare e pubblicare alcuni estratti dalle prime 66 pagine. 
Sono passati quasi due anni da quella data e il libro della Dunham, Not that kind of girl. A young woman tells you what she’s learned, uscirà il 30 settembre in contemporanea in ventidue paesi del mondo, in Italia per Sperling & Kupfer.

Il primo di una serie di libri a metà tra biografia e manuale di self-help per ragazze contemporanee, che spazia da problemi quali chili di troppo e ipocondria a storie d’amore precarie nelle quali molte millenial women si potranno identificare. Ma si parla anche di malattia mentale e della presenza di uno psichiatra nella vita della Dunham da quando era una bambina, di una diagnosi di disturbo ossessivo complulsivo all’età di 11 anni per il quale entrò in cura con psicofarmaci dai 14.

Tematiche in parte note a chi conosceva già Lena nei panni di Hannah Horvath. Il tono con il quale la Dunham racconta fatti privati della sua famiglia – come la volta in cui non ha resistito a spiattellare ai genitori l’omosessualità della sorella Grace – o episodi imbarazzanti della sua vita sessuale è lo stesso al quale ci ha abituato la  protagonista di Girls. 

Il libro è dedicato alla famiglia di Lena, al suo fidanzato (Jack Antonoff, chitarrista della band Fun) e a Nora, ovvero Nora Ephron, sua fan dai tempi di Tiny furniture e sua mentore e amica fino alla morte della scrittrice nel giugno 2012. E proprio da questo lutto nacque la prima esperienza di scrittura autobiografica della Dunham; il New Yorker infatti la contattò subito dopo la morte della Ephron per chiederle di scrivere un pezzo in suo ricordo. Pochi giorni dopo, fu contattata da David Remnick, storico editor del New Yorker, che le chiese di mostrargli altri suoi scritti; l’attrice stava lavorando a qualcosa di personale, che sfociò poi nel pezzo First Love pubblicato sul magazine ad agosto. A ottobre arrivò Random House. 

Contratti milionari e una visibilità tale da far storcere il naso a molti che vedono nella Dunham una ragazzina privilegiata, sopravvalutata e narcisista e che si indignano a sentirla auto-proclamarsi paladina di un nuovo femminismo. Forse Lena si è montata la testa, ma voi cosa fareste se a 28 anni il NYT vi definisse la portavoce delle insicurezze e aspirazioni di una generazione e paragonasse la vostra influenza sui vostri coetanei a quella di J.D. Salinger per la generazione post bellica o di Woody Allen per i baby boomers?  

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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