Leonard Cohen, ottant’anni e non sentirli

Esattamente due anni fa ho avuto la fortuna di assistere a un concerto di Leonard Cohen all’Arena di Verona. Per tre ore abbondanti quel signore elegante dalla voce di rasoio è stato sul palco davanti a un pubblico in adorazione, senza dare nessun segno di stanchezza, anzi buttandosi sulle ginocchia e muovendosi sul palco con l’energia di un ragazzo. Ricordo che era quasi mezzanotte e lui continuava a uscire e a concedere bis e sembrava che non se ne volesse andare. Ora, se siete frequentatori di concerti, ditemi qual è stata l’ultima volta che avete assistito a uno show di tre ore. Per questo si fatica a credere a quella storia di Cohen che, dopo un periodo lontano dalle scene e anche dalla vita sociale (dal 1993 al 1999 si è ritirato in un monastero zen fuori Los Angeles) è stato costretto a tornare in tour dopo aver scoperto nel 2005 che il suo conto era stato interamente prosciugato dalla sua manager. 

Che la motivazione fosse quella o meno, da allora Cohen non si è mai fermato.
Ieri ha compiuto ottant’anni, dei quali cinquanta passati sulla scena, e ha deciso di festeggiarli pubblicando un nuovo album contenente nove inediti, il tredicesimo della sua carriera, dal titolo Popular problems, già disponibile in streaming ma che uscirà ufficialmente domani e che affronta tematiche quali la guerra, l’uragano Katrina e le sfide e insicurezze del futuro. A festeggiare questo anniversario anche un libro-celebrazione, uscito in questi giorni negli Stati Uniti, dal titolo Leonard Cohen. Everybody knows, che raccoglie oltre 200 fotografie, insieme a pensieri, memorie e riflessioni di chi l’ha conosciuto e ha lavorato con lui.

E se ogni anno quando si entra nel vivo del toto Nobel, il nome di Cohen, insieme a quello di Dylan, viene fatto da più parti è perché questo straordinario cantautore entra di diritto nella storia della letteratura. Ed è proprio del Cohen scrittore e poeta che vorremmo provare oggi a ripercorrere brevemente la carriera, anche se è difficile farlo separandola dalla sua attività di cantautore, visto che nel songwriter di Montreal musica e parole sono un tutt’uno, così come le tematiche – la religione, le radici ebraiche, l’amore, la solitudine e la perdita – si ritrovano nei suoi album come nelle sue poesie. Ed è il talento per la parola che lo ha portato a scrivere alcuni del versi più belli e profondi della storia della musica folk e non solo. 

Born with the gift of a golden voice, ma la sua prima vocazione artistica è proprio la scritturaLa prima raccolta di versi precede infatti di parecchi anni l’uscita del primo album. Siamo nel 1956 quando un giovane Leonard Cohen, in procinto di laurearsi alla McGill University di Montreal, pubblica la prima raccolta di poesie, Let us compare mithologies. La seconda, The Spice Box of Earth (1961) gli procura una certa notorietà; si trasferisce a New York, dove entra in contatto brevemente con l’ambiente artistico del Greenwich Village e della scena beatnik.

Ma la ricerca dell’ispirazione lo porta a viaggiare attraverso l’Europa grazie a una borsa di studio, per arrivare poi in una piccola isola greca, Hydra, dove acquista una casa e si ritira per sette anni e dove incontra la sua prima musa, Marianne (quella Marianne!) Jensen. Questi anni sono raccontati in un libro, So Long, Marianne, ECW Presse, uscito a giugno negli Stati Uniti e firmato dalla giornalista norvegese Kari Hesthamar. È qui che, sulla sua Olivetti Lettera 22 verde, vedranno la luce i suoi due unici romanzi, The favorite game (1963), Il gioco preferito in italiano, ritratto di un giovane ebreo di Montreal (Lawrence Breavman, alter ego dell’autore) con ambizioni artistiche, e Beautiful losers del 1966, edito a luglio da minimum fax in una nuova traduzione di Francesca Lamioni, un romanzo fortemente sperimentale diviso in tre parti e narrato da tre diversi personaggi – il narratore, la sua defunta moglie e un suo amico – che racconta la storia di un triangolo amoroso, in modo non lineare ma attraverso un flusso di coscienza che gli valse alla sua uscita il paragone con James Joyce. Ognuno dei due romanzi venderà nel mondo oltre ottocentomila copie.

Siamo nel 1968 quando Cohen torna a New York e sceglie la carriera musicale, un esordio relativamente tardivo, a trentacinque anni, con la pubblicazione dell’album Songs of Leonard Cohen. Il resto è storia della musica, una storia giunta oggi al suo tredicesimo capitolo. Ma Cohen non ha mai smesso di pubblicare poesie, in Italia edite interamente da minimum fax, e per la sua attività di scrittore ha ricevuto i riconoscimenti più importanti. I suoi scritti da soli gli valgono un posto nella storia: otto volumi di poesie, due romanzi, tredici album e ancora quell’irrequietezza e quella necessità di dire qualcosa, in musica e parole. Non male per uno che all’inizio della sua carriera diceva di voler essere solo un poeta minore.

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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