Lettera al lettore italiano

Che il rapporto tra gli italiani e la lettura non sia cosa idilliaca è risaputo. Alcuni mesi fa abbiamo commentato qui i risultati assai sconfortanti dell’annuale report Istat sulla produzione e la lettura di libri in Italia secondo il quale più di un italiano su due non ha letto nemmeno un libro nel 2012. 
Un’altra ricerca ci ha visti recentemente in una posizione non invidiabile a livello internazionale; mi riferisco al rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che ha analizzato le competenze di 166 mila persone tra i 16 e i 65 anni in 24 paesi del mondo, nel quale l’Italia si piazza all’ultimo posto della graduatoria per le capacità linguistiche e espressive tra i paesi cosiddetti industrializzati. 

Ma il lettore italiano oltre a leggere poco, legge male? Le vendite di un libro sono in molti casi inversamente proporzionali alla qualità dello stesso? Questa è una domanda che scalda ogni volta gli animi, come si è visto da un recente dibattito proprio su queste pagine relativo all’uscita del nuovo libro di Fabio Volo. Gli italiani scelgono male le loro letture? Oppure la lettura vale sempre, purché si legga? 
Non è certo nelle nostre intenzioni tracciare uno spartiacque tra cosa è bene e cosa è male in letteratura, né giudicare il lettore italiano. Ha scelto di farlo invece Raffaele La Capria, scrittore e sceneggiatore napoletano classe 1922, vincitore del Premio Strega nel 1961 con il romanzo Ferito a Morte e autore molto prolifico la cui autobiografia letteraria, Novant’anni di impazienza, è uscita da poco per minimum fax. 
Sabato scorso La Capria ha affidato a Il Foglio una lettera di addio al lettore italiano, ironica ma allo stesso amara – che noi riportiamo interamente dal sito minimaetmoralia – nella quale spiega le motivazioni del suo addio alla scrittura:

Caro lettore italiano, 
io e te, per la maggior parte del tempo della mia vita, non ci siamo intesi. Ho scritto almeno una ventina di libri buoni, secondo me, e uno solo, Ferito a morte, ha venduto in modo soddisfacente, qualche centinaio di migliaia. E gli altri? Le copie vendute degli altri miei libri sono per me in gran parte deludenti, poche migliaia o meno. Non ti vergogni? Ti pare bello trattarmi in questo modo dopo tutta la fatica che ho speso per scrivere i miei libri in un linguaggio semplice e accessibile a chiunque, dunque anche a te? E ti pare bella la lista delle tue preferenze, quella dei libri più venduti, che – scusa se te lo dico con franchezza – sembra un documento della tua insipienza? Cerca di evolverti! Fai qualche sforzo! Certi libri che basta leggerne due righe per capire che non valgono niente, tu li compri a centinaia di migliaia e in certi casi raggiungi il milione. Vergognati! Impara a leggere! Se penso a quanto tempo ho impiegato per scegliere la parola giusta, l’aggettivo giusto, il periodo giusto, a tutto il tempo impiegato per crearmi uno stile mio, riconoscibile, e tutto per chi?
Per uno come te, che di queste cose non capisce niente. Sai che ti dico? A novant’anni mi ritiro, non vale la pena, il mio diventa un mestiere stupido con lettori come te. Non ti sei accorto come sono belli e interessante i miei venti libri che ho scritto in questi novant’anni, perciò ho deciso – un po’ tardi, lo so – che non scriverò più. Ho chiuso con quest’ultimi due libri: Novant’anni di impazienza (ed. minimum fax) e Umori e malumori (ed. Nottetempo), appena usciti, che per punizione e giusta riparazione dovresti affrettarti a leggere. Addio.

Secondo La Capria, dunque, il lettore italiano non saprebbe premiare i libri buoni, come dimostra la lista dei libri più venduti, «documento della sua insipienza». Voi cosa ne pensate? È La Capria a non aver saputo conquistare i lettori italiani? O sono loro ad essere colpevoli, come afferma lo scrittore napoletano, di comprare a centinaia di migliaia «certi libri che basta leggerne due righe per capire che non valgono niente»?

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

1 Commento
  1. Da che mondo è mondo la qualità, in qualsiasi campo artistico, non ha larga diffusione. Questo dovrebbe saperlo La Capria, che per altro potrebbe acontentarsi del largo e giusto ricononscimento attribuitogli. Forse al fondo c’è un pochino di vanità ferita dalla mancanza di vendite…