L’evoluzione del libro: scenari futuri ma non troppo

 

La discussione sul futuro del libro è talmente attuale da sembrarci figlia dei nostri tempi, ma in realtà risale almeno a qualche decennio fa o forse è addirittura contemporanea all’invenzione della stampa. In quell’epoca non ci addentriamo, ci limitiamo a fare un salto indietro nel tempo nella Seattle del 1962, quando in occasione della Century 21 Exposition – World’s Fair il Seattle Times uscì con un'edizione speciale che si interrogava sugli scenari del XXI secolo e che prendeva in considerazione anche il nostro amato libro. Alcuni esperti del settore, da scrittori a librai, vennero invitati a condividere le loro previsioni sull’evoluzione del libro e dell’editoria in generale. Rileggendole oggi, a distanza di cinquant’anni, aclune ci fanno sorridere, altre sono strampalate, altre ancora verosimili. Chi preconizzava la stampa su microfilm per ridurre i costi  e l’ingombro dei libri aveva centrato il problema ma non la soluzione, anche se forse nemmeno Doc di Ritorno al futuro avrebbe potuto prevedere l’avvento dell’e-book. Chi scommetteva che la completa automazione del lavoro avrebbe portato ad un’impennata della richiesta di letteratura da parte di una società dedita al tempo libero, rimarrebbe oggi fortemente deluso. Qualcuno ci aveva azzeccato immaginando la possibilità di fare ricerche internazionali comodamente seduti a casa propria, tramite un non meglio specificato television set

E mentre sogghigniamo leggendo queste righe sui nostri tablet, con tutte le risposte a portata di touch, ci viene da pensare… e se lo chiedessero a noi, che un pochino di libri ne capiamo, ce la sentiremmo di fare previsioni sul 2062? I nuovi scenari della letteratura sono in realtà un futuro molto prossimo. Basti pensare ai videogiochi, indicati da molti come una possibile frontiera del racconto, nei quali la narrazione viene messa in secondo piano a favore dell’interazione del lettore/giocatore. O alle ben note esperienze di scrittura collettiva, per le quali alcuni arrivano addirittura ad ipotizzare una stesura a migliaia di mani, ampia quanto la rete, al punto che a metterci la firma al posto di un autore o di un colletivo sarebbe proprio il Signor Internet. 

Vedendo la rapidità con cui si evolvono le cose, quello che il futuro ci riserva appartiene probabilmente al campo della fantascienza. Ma noi saremo ancora qui a raccontarlo, non temete. 

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

8 Commenti
  1. Scrittura collettiva? Videogiochi?!? E che c’entrano con la letteratura e i libri? Sarebbe un pò come dire che il futuro prossimo è l’ipertesto telematico che tutto porta via. Così si prevedeva negli anni novanta, poi fortunatamente le cose sono andate diversamente (pensare di leggere un romanzo in ipertesto mi fa venire il nervoso) 😛

    P.S.Io NON leggo e-book, io NON leggo sui tablet: i primi non mi servono, i secondi sono giocattoli costosi e disfunzionali a cui preferisco carta e laptop. E non sono certo il solo.

  2. Capisco che chi non e’ nato nella generazione digitale faccia questo genere di commenti. Anche per me, classe ’83, tutto questo suona strano. Eppure, ci troviamo nel mezzo di una rivoluzione e scansarla serve a poco. Mi piace anche pensare che le stesse reazioni le ebbero i nostri antenati quando fu introdotta la stampa: dicevano che la parola scritta avrebbe alterato il senso del racconto, che in quanto tale era considerato di alto valore solo se tramandato oralmente.

    Credo sia nostro dovere conoscere e avvicinare cio’ che il nostro tempo partorisce. Non ho tablet ne’ ebook reader, ma presto me ne procurero’ uno. Solo capendo cio’ che, istintivamente, ci pare un imbastardimento della forma letteraria pura, potremo difendere il concetto di libro per come lo abbiamo conosciuto.

  3. Sandro, sono d’accordo con te. Anche io, come Alfonso, al momento preferisco decisamente la carta al tablet, ma non escludo che in futuro troverò altrettanto naturale leggere un e-book.
    Per quanto riguarda la scrittura collettiva e le contaminazioni tra videogame e letteratura, è innegabile che siano già realtà, anche se gli scenari che ho descritto in chiusura sono derive estreme ed è improbabile che abbiano la meglio sulla narrazione come la consociamo oggi. Ai posteri l’ardua sentenza 🙂

  4. Capiamoci: io Internet la “uso” dal 1997, quando in Italia ancora ti guardavano storto se gli dicevi che avevi un computer in casa. Di appellativi finto-intellettuali come “generazione digitale” non so francamente che farmene, perché spesso nascondono l’assoluta mancanza di consapevolezza di che cosa si sta parlando 😛

    E gli e-book non li uso perché mi fa strano, ma perché mi fa scemo: gli occhi umani non sono tarati per stare fissi su un display con refresh incorporato per troppo a lungo. Questa è biologia, signori, non mancanza di comprensione del progresso e delle magnifiche sorti e progressive della tecnologia informatica.

    E riguardo i videogiochi, ancora: ne sono “utente” dal 1985, circa, e mi pare una fesseria immonda scambiare un videogioco per il futuro di qualsiasi cosa che non sia il videogioco stesso. So da dove vengo, so (parzialmente) dove vado, e francamente la definizione di videogiochi come banalissima (…) narrazione mi fa un pò specie (per dir così)….

  5. che i videogiochi siano una cosa ben diversa dalle tipologie narrative tradizionali, mi sembra ovvio e dato per scontato anche in questo articolo. tuttavia è innegabile che in alcuni progetti di ultima generazione la componente narrativa abbia un’importanza notevole – pensiamo ad esempio a Bioshock, oppure a Ico – e sia degna di essere studiata, pur tenendo ben presenti le specificità di questi supporti! in fondo come gli sceneggiatori al cinema, nei team di sviluppo di un videogioco esistono figure professionali che si dedicano a questa forma di scrittura, e proprio nel differenziarsi da altre forme di letteratura trovo interessante il loro lavoro.

  6. Ico, beccato! Esempio perfetto di come la narrazione videoludica sia molto diversa da quella letteraria. La definizione di “una possibile frontiera del racconto, nei quali la narrazione viene messa in secondo piano a favore dell’interazione del lettore/giocatore” che si da nell’articolo presuppone un rapporto di subalternità tra narrazione e interazione che nei fatti, nei “videogiochi” meglio riusciti e quindi propriamente detti, non c’è e non dovrebbe esistere. E’ un mix, una fusione, una compenetrazione, una compartecipazione all’esperienza videoludica, insomma qualsiasi cosa tranne una improbabile e malintesa “messa in secondo piano” di qualcosa rispetto a qualcosa descritta poc’anzi.

    Se pensiamo che i videogiochi sono letteratura e la letteratura ha futuro nei videogiochi non dico che sbagliamo, dico proprio che non abbiamo capito una cippa né della letteratura né dei videogiochi. My two cents 😛

  7. Mai detto che fosse uguale, per fortuna! ma un dialogo reciproco mi pare solo interessante, poi nessuno sa quali saranno strategie e sviluppi…! sicuramente hanno un futuro con punti di contatto, come tutti i media e i linguaggi manterranno poi le loro prerogative. per fortuna!
    comunque esistono già interessanti esempi di “una possibile frontiera del racconto, nei quali la narrazione viene messa in secondo piano a favore dell’interazione del lettore/giocatore” (frontiera, non standard!) come i lavori indie del collettivo tale-of-tales.com, poi cosa mettere in primo e secondo piano penso sia un lavoro più di critica e dipendente da necessità di lettura/interpretazione, che non qualcosa relativo al progetto.