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Quando vogliamo sapere se vale la pena di leggere un libro o meno, è ormai abitudine diffusa affidarci ai nostri blog di fiducia. Nello snocciolare i tanti processi avviati dal web, sentiamo spesso parlare di nuove possibilitàdemocratizzazione e in generale di nuove realtà nate al di fuori degli impolverati contesti istituzionali che stanno man mano prendendo piede, con autorità sempre maggiore. Così la recensione del critico blasonato di turno non suona più come un verbo sacro e inappellabile, proprio perché messo ormai a confronto con centinaia di altre voci, libere da quei tradizionali vincoli politici che i lettori conoscono bene e di cui sono stanchi. Il giornalista che recensisce bene i libri segnalati dall'ufficio stampa amico, il giornale che obbliga a sparare a zero su quell'autore inviso al direttore e innumerevoli altri casi che, di fatto, falsano il punto di vista a cui ci si affida cercando un semplice parere.

Ecco, dunque, che i blogger sono una vera manna dal cielo. Paladini e salvatori dei lettori, che a loro si affidano a occhi chiusi, sicuri che peggio di prima non si può fare proprio perché il blogger è uno di loro, uno che ama i libri e che vuole solo condividerne le proprie impressioni ed emozioni. Ancora meglio se a parlare di un dato libro sia un lettore (su aNobii o Goodreads) o, perché no, un altro scrittore, uno del mestiere che conosce il mondo dei libri dall'interno e saprà dire come stanno le cose. Tuttavia, siamo davvero certi che le recensioni che leggiamo sul web siano poi così diverse dalle solite recensioni su carta? La scrittrice e blogger Nina Badzin affronta il problema in un brillante articolo sull'Huffington Post, in cui spiega perché non fidarsi di una recensione online.

Un blogger deve recensire il libro di uno scrittore con cui più volte intrattiene rapporti amichevoli sul web. Quando leggiamo i suoi tweet e le sue menzioni entusiastiche, i suoi "fantastico" e "da leggere", possiamo considerarli del tutto onesti? E che dire delle recensioni che i numerosissimi aspiranti romanzieri scrivono sui propri blog? La scrittrice Hallie Sawyer, ad esempio, ha deciso di cambiare da "recensioni" a "raccomandazioni" il nome della categoria in cui parlava dei libri letti, mettendo le mani avanti. Su aNobii e Goodreads, poi, si trovano stelle e recensioni accalorate che il più delle volte provengono da amici e familiari, per non parlare poi degli insulti e degli attacchi firmati da anonimi. Da parte sua, la Badzin dice che quando un libro non le piace, preferisce non dedicargli post stizziti e tweet furibondi, limitandosi invece a segnalare con blurb concisi le letture che ha apprezzato. 

Ritornando al povero lettore, che vuole solo un parere sul libro da leggere o confrontarsi con le impressioni di qualcun altro sul libro appena finito, vedrà sciupare anche stavolta la possiblità di consultare un'opinione genuina? No, tutt'al più dovrà imparare a destreggiarsi nel mondo dei blog, affrontando con interesse ma anche con malizia tutte le recensioni disponibili. Perché fare il lettore non è più una passeggiata.