Libri sotto l’albero di Natale

Ve la aspettavate vero una whishlist di libri da mettere sotto l’albero? Che la vogliate o no, eccola qui, perché a Natale le tradizioni vanno rispettate e se volete fare gli alternativi ne riparliamo poi a Pasqua. 
Oggi dunque esordiamo così: a Natale regalate un libro! Scusate la banalità e il tono da pubblicità progresso, ma in realtà questo vuole essere un aiuto per chi è a corto di soldi e di idee. Insomma, se non sapete dove sbattere la testa, sbattetela in libreria. 

Non è un caso che nel mese di dicembre le grandi catene di libri abbiano sempre la fila alla cassa, un po’ come la Messa della Vigilia. Sfido infatti chiunque ad entrare in una libreria e a non trovare un regalo che sia adatto ad ogni destinatario. Che non significa che tutti muoiano dalla voglia di scartare 2066 di Bolaño, ma che di libri ce n’è per tutti i gusti: le ricette di Jamie Oliver per il cognato appassionato di cucina, il bestseller erotico per la zia in menopausa, l’ultima graphic novel per vostro cugino, quello che non legge ma non si sa mai che le figure lo traggano in inganno, la guida Wallpaper di Istanbul per la vostra amica fighetta che ci andrà l’ultimo dell’anno. L’importante è ricordarsi che non state scegliendo per voi stessi… non apparterrete mica alla temibile categoria di persone che scelgono i regali esclusivamente in base al proprio gusto

E poi diciamocelo, a Natale chi non è così fortunato da andarsene in giro ha un sacco di tempo libero per leggere tra un panettone e l’altro. Io, ad esempio, ho deciso che approfitterò di questa pausa per approfondire la conoscenza di Etty, John e James. Ecco dunque la mia letterina natalizia (nel caso qualcuno fosse all’ascolto):

Diario, 1941-1943. Ediz. integrale, Etty Hillesum. 
Il diario di Etty Hillesum è uno di quei libri che avrei sempre voluto leggere e non ho mai letto, una di quelle confessioni da gioco dell’ignoranzaAdelphi ha pubblicato a fine novembre la versione integrale, quale migliore occasione per leggerlo? I diari raccontano la giovinezza ad Amsterdam, gli interessi culturali, le letture (Rilke, Dostoevskij, Jung), il rapporto con l’ebraismo, le passioni di una giovane donna, prima che la realtà della persecuzione contro gli ebrei diventi il tema dominante, quello che spazza via la quotidianità e tutto il resto. La seconda parte del diario è quindi il racconto della prigionia, della miseria, dell’orrore del campo di concentramento ma anche della speranza che va oltre il filo spinato, affidata a quella parolina che le è sopravvissuta e che è arrivata fino a noi.

La miseria che c'è qui è veramente terribile – eppure alla sera tardi quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore s'innalza sempre una voce – non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare – e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravvivremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita. Forse io sono una donna ambiziosa: vorrei dire anch'io una piccola parolina.

Una specie di solitudine, John Cheever.
Per tutti è solo I Diari di John Cheever, traduzione fedele dell’originale The Journals. Pubblicati da Feltrinelli a fine novembre, sono un resoconto in prima persona della vita dell’autore dagli anni ’40 fino alla sua morte, nel 1982. Un racconto che ha il sapore di una confessione. Dentro infatti c’è tutto Cheever: le contraddizioni tra l’amore per la moglie e i figli e un’omosessualità difficile da accettare, il rapporto con l’alcol, le relazioni con gli scrittori contemporanei (tra i tanti, Saul Bellow, Norman Mailer, John Updike), l’indispensabilità della scrittura e della lettura. Dalle recensioni che ho letto sembra essere il libro dell’anno e chiunque ami lo scrittore americano (la sottoscritta lo ama molto) non potrà fare a meno di leggerlo.

Joyce intimo spogliato in piazza. Un’indiavolata caricatura dello scrittore irlandese, Alessandro Francini Bruni.
Questo lo voglio solo perché trovo irresistibile il titolo, per non parlare del sottotitolo. E divertentissimo l’aneddoto che sta dietro alla pubblicazione. L’autore, Alessandro Francini Bruni, era un intellettuale toscano che fu storico amico di Joyce durante il periodo triestino, tra il 1904 e il 1919, nonché suo collega alla Berlitz School di Pola. Questo pamphlet, del quale ignoravo l’esistenza finché non ne ho letto una recensione firmata da Renzo S. Crivelli sulla "Domenica" del Sole 24 Ore, nasce come una conferenza che Fiorentini tenne a Trieste un paio di anni dopo la partenza dell’amico, per l’esattezza nel febbraio 1922, quando Joyce era ormai un affermato scrittore in seguito alla pubblicazione dell’Ulisse. Come si evince dal titolo, la conferenza mostrava un Joyce molto privato, lontano dall’immagine pubblica; un compagno di sbronze e un frequentatore di bettole. Umano, troppo umano. A quanto si narra infatti, Joyce non gradì e tagliò del tutto i rapporti con l’amico.

E voi, quali libri sperate di trovare sotto l’albero? Approfittatene e fatecelo sapere qui, che si dice che anche Babbo Natale legga Finzioni. E mi raccomando, se siete a corto di idee, seguiteci che sta per tornare il pacco regalo di Finzioni, i nostri consigli per i regali di Natale! 

 

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

1 Commento
  1. ad un’amica appassionata di RealTime ho regalato “Cortesie per gli Ospiti”, di McEwan.
    Non ha apprezzato.