Libri tristi che rendono felici

Spesso quando si naviga sul web si perde la bussola. Quando succede, solitamente, si scoprono delle cose belle e inaspettate. Uno dei modi in cui mi perdo nel web è navigando su tumblr che, come twitter, sembra particolarmente ben frequentato da chi ama i libri e la lettura. 

La scoperta più recente fatta su tumblr è una pagina dedicata ai libri tristi che rendono felici che si chiama appunto Sad Books Make Me Happy. Non è un errore di battitura, è proprio così, ci possono essere dei libri tristi che rendono felici. Dopotutto un libro, una canzone, un film triste possono essere dei rifugi. È come se cercassimo di diluire la nostra malinconia in altra malinconia. 

Per capire meglio da dove nasce l'idea ho pensato che forse un racconto in prima persona del creatore della pagina Francesco Guglieri potesse essere interessante, e devo dire che non mi sbagliavo. È nata così questa intervista breve ma densa che unisce David Foster Wallace ai Peanuts

Ho letto che l'idea è nata da un tumblr dedicato alle canzoni tristi. Come mai hai scelto di aprirne uno speculare dedicato ai libri? 

L’idea nasce qualche anno fa quando l’amico e sodale Roberto Canella (tra le altre cose, critico di Blow Up) ebbe a sua volta l’idea di un Tumblr dedicato alle canzoni tristi, che fu naturale chiamare Sad Songs Make Me Happy, e che nel tempo è diventato un piccolo cult. All’epoca gli diedi una mano con la grafica e mi venne immediatamente da pensare: “Sarebbe bello fare una cosa simile, ma con i libri”. In fondo libri e tristezza sono due delle tre cose di cui so qualcosa.
Ma se vogliamo trovare un antecedente ancora più nobile possiamo risalire ovviamente al “libro dei libri”, i Peanuts. Che spiegano anche perfettamente (nelle loro quattro icastiche, primordiali vignette) il meccanismo su cui si basa un sad book:

charles-schulz-charlie-brown-comic-peanuts-peanuts-gang-sad-song-Favim.com-100312

Tra l’altro l’opera omnia di Schulz è un vertiginoso, enciclopedico sad book. Quelle strip sono un tale concentrato di malinconia, tristezza, fallimento che, senza l’ultima “nota”/vignetta che di solito riporta la battuta di alleggerimento, sarebbero quasi insopportabili. Non a caso c’è un sito che ripubblica alcune strisce dei Peanuts “modificate”: elimina proprio il quarto riquadro, facendone così emergere il lato più esistenzialista e disperato.

Da quando hai aperto il tumblr ti sono arrivati tanti contributi?

Sono arrivati tantissimi contributi, tanto che ho qualche difficoltà a starci dietro. Ma col tempo assicuro che riuscirò a smaltirli. Sembra quasi che tutti avessero pronto un libro triste del cuore, delle pagine in cui rifugiarsi nei momenti di tristezza. Una propria, privatissima “anatomia della malinconia”.

Immagino avrai letto anche libri che ti abbiano fatto ridere, ne ricordi qualcuno?

Cosa rende un libro, un libro triste? E quindi cos’è, all’opposto, un libro divertente? Ma veramente il divertimento è l’opposto della tristezza? (Se mai lo è della noia. E infatti la noia non è necessariamente triste). Non starò qui a citare gli “infiniti sollazzi” del povero Yorick, mio buon amico. Tanto meno quelli del vecchio Wallace (che di certo su cose divertenti che non farà mai più ne avrebbe da dire). Né di come la nostra vita sia costretta in un regime di divertimento coatto e senza scampo (che infatti coincide spesso con la noia). Vorrei solo dire, per rimanere alle cose di cui so, che tutti i grandi capolavori della letteratura sono libri, per certi versi, “tristi” perché spalancano l’abisso del non senso, la non appartenenza radicale a una comunità, al presente. La non coincidenza dell’io col noi quando non addirittura dell’io con l’io. Eppure, proprio questo stesso abisso (o meglio: la scoperta di come tale frattura sia costitutiva e insuperabile, e voglia dire essere vivi) conduce a una risata assoluta, liberatoria. In questo senso sono libri molto divertenti. Quale romanzo è più divertente di Bouvard e Pecuchet? Quale più crudele dell'Eugenio Onegin? Eppure non potete leggerlo senza sghignazzare a ogni verso! In fondo l’ironia (con cui, come diceva Schelling, non si dovrebbe mai scherzare) nasce sempre e comunque dalla nostalgia del non essere mai dove si dovrebbe essere. Tutto sommato un sad book è proprio questo.
Fare esperienza di tutto ciò in un ambiente “protetto”, come è la lettura di un testo di finzione, ha un che di consolante: ed ecco il momento happy.
Detto questo, io ho una passione per i libri e i racconti di David Sedaris: tra le poche cose scritte che mi fanno ridere quanto Roger di American Dad (anche perché nella mia testa me li immagino letti dalla sua voce. Di Roger, non di Sedaris).

3 Commenti