Lo famo strano. Scrittori e rituali di concentrazione

Se ci trovassimo di fronte al nostro scrittore preferito, sarebbero un milione le domande che vorremmo fargli. Ci avete mai pensato? Probabilmente, per rompere il ghiaccio prima di mostrargli che siamo i maggiori conoscitori della sua opera, temi scolastici compresi, butteremmo lì la più classica delle domande: come ti concentri per la stesura di un nuovo romanzo? La risposta potrebbe sorprenderci. 

Non tutti gli scrittori infatti si limitano a mettere la sveglia alle sette e prepararsi una tazzona di caffè. Ci sono cassetti che non vorremmo aprire, perché ne uscirebbero regole ferree, discipline militari, superstizioni e manie al limite dell’ossessione. Eccone alcune scovate dall’Huffington Post…

Per alcuni scrittori, non a caso molto prolifici, la parola d’ordine è disciplina. È il caso di John Grisham, che quando ancora era un avvocato, si recava in ufficio ogni mattina alle cinque esatte e si obbligava a scrivere un’intera pagina, prima di tornare alla sua professione. Routine anche per Stephen King, che comincia ogni giornata con vitamine e tè e alle otto precise è seduto alla sua scrivania con i fogli in perfetto ordine, sempre lo stesso. L’approccio di Dan Brown è addirittura militaresco, roba da far impallidire il sergente Hartman: sveglia alle quattro del mattino, una vecchia clessidra per scandire lo scorrere del tempo, ogni ora un paio di piegamenti, addominali e allungamenti e poi si ricomincia da capo. 

Le abitudini di alcuni scrittori le abbiamo scoperte attraverso i loro scritti. Nell’autobiografico Una storia di amore e di tenebra, Amos Oz racconta che da vent’anni passeggia ogni mattina all’alba ad Arad, nel Negev, per vedere che cosa c’è di nuovo nel deserto. In un’intervista all’Espresso del 2006 ha dichiarato: Poi torno nel mio studio. Ascolto alla radio il notiziario, e quando sento un politico dire la parola ‘mai’ o ‘sempre’, penso alle pietre che ridono nel deserto”.  La quotidianità di  Murakami Haruki, scrittore-maratoneta, è nota a chiunque abbia letto L’arte di correre; si sveglia tutte le mattine alle quattro, scrive fino a mezzogiorno, il pomeriggio si allena e la sera va a letto alle nove. 

Altro che genio e sregolatezza. Fin qui tutto normale, vi direte, addirittura palloso. Ma alcuni rituali sono più difficili da spiegare. Sembra che Alexandre Dumas quando scrisse i suoi capolavori avesse l’abitudine di andare a sedersi ogni mattina sotto l’Arco di Trionfo a mangiare una mela. Gertrude Stein fuggiva in macchina per isolarsi e scriveva su striscioline di carta. Truman Capote confidò alla Paris Review di riuscire a concentrarsi solo sdraiato su un divano o a letto con un drink in mano, dal caffè del mattino al martini della sera. Will Self ricopre le pareti del suo studio di post-it, non è dato sapere che cosa ci sia scritto. Ma il vincitore della categoria strambi è senza dubbio John Cheever, che dichiarò di aver scritto la maggior parte dei suoi racconti indossando solo la biancheria intima; ogni mattina si vestiva di tutto punto, poi scendeva nella sua stanza-studio e rimaneva in boxer. Il motivo? Poteva permettersi un solo completo.

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

6 Commenti
  1. Woody Allen scrive solo su fogli gialli, Tolkien scrisse Il signore degli anelli sul retro dei fogli dove i suoi figli facevano i compiti, e D’Annunzio cominciò a scrivere Le stirpi canore su una giarrettiera di una prostituta analfabeta. (fonte wikipedia!!)

  2. Grazie Federico, esempi notevolissimi 🙂

    Proprio ieri leggevo della routine di Gianni Celati nel tradurre l’Ulisse di Joyce:
    “Regola per tradurre l’Ulisse di Joyce, nei giorni in cui non faccio lezione. Alzarmi alla mattina ore 5 e tirare a lavorare fino alle 5 di sera. Poi fare la spesa nel negozio vicino a casa, e scendere in camminata verso il lungofiume, oppure risalire l’erta collinare della zona dove abito, chiamata Zürichberg. Qui salendo per mezz’ora arrivo al cimitero dove c’è la tomba di Joyce.”

    Mi sa che su questo argomento ci sarebbe ancora tantissimo da dire!