"Vogliono affossarci, in pratica". Con queste parole una piccola casa editrice italiana (Las Vegas) ha raccontato su Twitter il suo incontro con la libreria km zero che aprirà a marzo a Milano.
Ricapitoliamo per chi si fosse perso la puntata precedente: alcune settimane fa viene annunciata l'apertura di una libreria che vuole puntare solo sulla piccola editoria indipendente italiana, non mettendo sui propri scaffali nessun testo delle grandi case editrici che puntualmente sbancano le top ten.
Nobile gesto o suicidio commerciale? Così ci domandavamo all'epoca. La risposta è giunta da uno dei commenti al vecchio post, che citiamo testualmente: "L’idea è fantastica. Peccato che non si dica che il costo richiesto agli editori per potere essere presenti è assolutamente pazzesco. Gli unici che ci guadagnano sono i titolari della libreria, anche senza vendere un libro se i 200 editori “scelti” pagano hanno fatto bingo. Mi domando come può fare un “piccolo editore” a sostenere dei costi del genere per PROVARE a vendere i suoi libri".
Una vicenda che trova conferma da alcuni editori contattati dai gestori della libreria, che tramite i social network hanno voluto segnalare le condizioni contrattuali proposte.
Ovvero le seguenti:
1) affitto per 30 mesi di un numero compreso tra uno e quattro metri lineari espositivi;
2) l'affitto per un metro lineare è di 800 € mensili, quello per quattro metri è 2.800 € mensili;
3) le cifre in questione aumenteranno del 10% se il contratto verrà sottoscritto dopo il 15 gennaio 2012 e del 20% per chi aderirà dopo il 1 febbraio;
4) lo sconto sul prezzo di copertina, e che costituirà il margine della libreria, è fissato nel 50%, con formula del conto deposito;
5) il rinnovo del contratto è previsto “per una durata e un prezzo inferiori” da concordare con i gestori della libreria;
6) da nessuna parte pare specificato un divieto di accesso agli editori a pagamento.
Restiamo naturalmente in attesa di capire qualcosa di più. Certo, se le cose stessero davvero così non si potrebbe dire (come scritto sul sito della libreria) che "l’editoria indipendente, oltre a rappresentare un grande patrimonio culturale ed economico da valorizzare, deve affermarsi come formidabile opportunità di crescita intellettuale".







Cari, vi scrivo a proposito di questo articolo.
Lavoro per un piccolo editore e dico che, allo stesso tempo, la proposta della libreria in questione non mi sembra attraente ma anche che non c’è proprio materiale per indignarsi o prendersela con i titolari: è un business, se gli andrà bene saranno stati bravi, altrimenti no. Tutto qui, basta indignazione, basta retorica, è sufficiente non partecipare se non lo si desidera – anche perché tutti, nessuno escluso, dovremmo ammettere che, per dirla con Frank Zappa, “we’re only in it for the money” – qualunque cosa sia l’”it”.