Lo strano caso della libreria km zero

"Vogliono affossarci, in pratica". Con queste parole una piccola casa editrice italiana (Las Vegas) ha raccontato su Twitter il suo incontro con la libreria km zero che aprirà a marzo a Milano.

Ricapitoliamo per chi si fosse perso la puntata precedente: alcune settimane fa viene annunciata l'apertura di una libreria che vuole puntare solo sulla piccola editoria indipendente italiana, non mettendo sui propri scaffali nessun testo delle grandi case editrici che puntualmente sbancano le top ten.

Nobile gesto o suicidio commerciale? Così ci domandavamo all'epoca. La risposta è giunta da uno dei commenti al vecchio post, che citiamo testualmente: «L’idea è fantastica. Peccato che non si dica che il costo richiesto agli editori per potere essere presenti è assolutamente pazzesco. Gli unici che ci guadagnano sono i titolari della libreria, anche senza vendere un libro se i 200 editori “scelti” pagano hanno fatto bingo. Mi domando come può fare un “piccolo editore” a sostenere dei costi del genere per PROVARE a vendere i suoi libri».

Una vicenda che trova conferma da alcuni editori contattati dai gestori della libreria, che tramite i social network hanno voluto segnalare le condizioni contrattuali proposte.

Ovvero le seguenti:

  1. affitto per 30 mesi di un numero compreso tra uno e quattro metri lineari espositivi;
  2. l'affitto per un metro lineare è di 800 € mensili, quello per quattro metri è 2.800 € mensili
  3. le cifre in questione aumenteranno del 10% se il contratto verrà sottoscritto dopo il 15 gennaio 2012 e del 20% per chi aderirà dopo il 1 febbraio;
  4. lo sconto sul prezzo di copertina, e che costituirà il margine della libreria, è fissato nel 50%, con formula del conto deposito;
  5. il rinnovo del contratto è previsto “per una durata e un prezzo inferiori” da concordare con i gestori della libreria;
  6. da nessuna parte pare specificato un divieto di accesso agli editori a pagamento.

Restiamo naturalmente in attesa di capire qualcosa di più. Certo, se le cose stessero davvero così non si potrebbe dire (come scritto sul sito della libreria) che «l’editoria indipendente, oltre a rappresentare un grande patrimonio culturale ed economico da valorizzare, deve affermarsi come formidabile opportunità di crescita intellettuale».

Marta Traverso

Gossip blogger, bonsai all'ombra della Lanterna, vagabonda dei social media

55 Commenti
  1. Cari, vi scrivo a proposito di questo articolo.

    Lavoro per un piccolo editore e dico che, allo stesso tempo, la proposta della libreria in questione non mi sembra attraente ma anche che non c’è proprio materiale per indignarsi o prendersela con i titolari: è un business, se gli andrà bene saranno stati bravi, altrimenti no. Tutto qui, basta indignazione, basta retorica, è sufficiente non partecipare se non lo si desidera – anche perché tutti, nessuno escluso, dovremmo ammettere che, per dirla con Frank Zappa, “we’re only in it for the money” – qualunque cosa sia l'”it”.

  2. Sono d’accordo con Daniele, “business is business”, solo coloro i quali sono dietro questa iniziativa tra pochi mesi sapranno se il modello da loro proposto è stato giusto o sbagliato. E allo stesso tempo conto di farci una capatina a Milano a marzo, non ho mai visto una libreria nuova vuota, o con uno scaffale pieno e uno no, o tutta piena di libri di editori “sconosciuti”, chissà 😉 Sarà poi interessante passeggiare per il negozio sfogliando un catalogo di “Più libri più liberi” e vedere chi c’è e chi non c’è.

  3. L’idea che non si debba applicare un metro di giudizio ad un business in quanto tale, pensando che il giudizio sia in qualche modo delegato al mercato, mi pare una rimozione di coscienza che ha portato già abbastanza danni. Penso invece che sia opportuno che le voci intellettuali, come gli editori che fanno gli editori e le librerie che fanno le librerie, prendano la loro posizione su queste forme di mercato.

  4. A me sembra una pensata e concordo con chi – sopra – invita a frenare retorica e indignazione. E poi, le case editrici – non tutte – hanno poco da atteggiarsi a verginelle, che qualche giochino lo conoscono pure loro. Qui, perlomeno, pare si giochi a carte scoperte. 🙂

  5. E no, “qualche giochino” noi non lo conosciamo. E questi invece non giocano affatto “a carte scoperte”. Le carte gliele abbiamo scoperte noi, al massimo (così come un autore può scoprire la carte di un editore). Loro si sono proposti come paladini dell’editoria indipendente e la loro proposta successiva si commenta da sola.

  6. Più che altro – fuori di discussione – mi chiedo quali siano gli editori interessati a una proposta del genere. Le major potrebbero permetterselo ma sono tagliate fuori per definizione. Le case editrici a pagamento potrebbero permetterselo (almeno una buona parte di esse) ma di sicuro non sono interessate, perché la loro priorità non è certo vendere libri. Gli editori indipendenti come noi, invece, è molto difficile (per non dire impossibile) che possano permetterselo.

  7. Io non mi riconosco per niente nella citazione di Frank Zappa, e credo onestamente che non ci si riconoscano tanti altri che lavorano nella piccola editoria così come nella grande. Se uno dovesse fare l’editore “only for the money”, credo che presto cambierebbe mestiere, perché quello dell’editore non è certo uno dei lavori più remunerativi e meno rischiosi che ci siano.
    Anch’io, come Andrea, non so proprio a chi si rivolga la proposta della “libreria a km zero”, e mi sembra il tentativo disperato di garantirsi un’entrata da un’editoria per definizione marginale. E’ probabile che entro pochi mesi la libreria abbia uno o due scaffali a pagamento, mentre per il resto sarà una libreria come tutte le altre, con i soliti titoli presenti in tutti i punti vendita. Insomma, un fallimento annunciato.

  8. Io non mi riconosco per niente nella citazione di Frank Zappa, e credo onestamente che non ci si riconoscano tanti altri che lavorano nella piccola editoria così come nella grande. Se uno dovesse fare l’editore “only for the money”, credo che presto cambierebbe mestiere, perché quello dell’editore non è certo uno dei lavori più remunerativi e meno rischiosi che ci siano.
    Anch’io, come Andrea, non so proprio a chi si rivolga la proposta della “libreria a km zero”, e mi sembra il tentativo disperato di garantirsi un’entrata da un’editoria per definizione marginale. E’ probabile che entro pochi mesi la libreria abbia uno o due scaffali a pagamento, mentre per il resto sarà una libreria come tutte le altre, con i soliti titoli presenti in tutti i punti vendita. Insomma, un fallimento annunciato.

  9. Sapete cosa può chiedere un libraio a un piccolo editore? Il conto deposito. Sapete cosa può dare un libraio al piccolo editore? Espone i suoi libri alla vista dei lettori (senza buttarli al contrario nello scaffale più alto come spesso succede) e magari consiglia loro i titoli che lo convincono. Niente di più. Equo e solidale. E testato. Sul business di mettere le “zone blu” agli scaffali nin ci soni invece ancora dati…

  10. Sapete cosa può chiedere un libraio a un piccolo editore? Il conto deposito. Sapete cosa può dare un libraio al piccolo editore? Esporre i suoi libri alla vista dei lettori (senza buttarli al contrario nello scaffale più alto come spesso succede) e magari consigliare loro i titoli che lo convincono. Niente di più. Equo e solidale. E testato. Sul business di mettere le “zone blu” agli scaffali non ci soni invece ancora dati…

  11. concordo pienamente con Giorgio: siamo in tanti a fare gli editori per passione e non per soldi (anche se il lavoro va retribuito!).
    Una libreria che vuol fare il suo mestiere con un occhio di riguardo ai piccoli editori fa quello che dice Chiara. Con qualche libreria (pochissime per la verità) ci siamo riusciti e la cosa funziona bene: rapporto diretto, libri in vista, consiglio ai lettori, iniziative concordate libreria-autore-editore, conto deposito onesto…
    Resta il mistero sul perché tale prassi sia così poco diffusa.
    Anna

  12. Yes, generalizzare è sempre un errore. Esistono anche – e ancora e fortunatamente – editori seri, non si deve banalizzare. La mossa di questa ‘libreria a chilometro zero’, nelle intenzioni, – però – non si discosta molto da certa editoria a pagamento; paghi per pubblicare diventa paghi per esporre, in prima linea e non in piccionaia. Giusto? Sbagliato, ma non mi indigno perché non è una novità, concettualmente. Il ‘giochino’ che da tempo ALCUNE case propongono ad alcuni autori viene ora proposto loro e se questi ‘librai indie’ avessero proprio preso spunto da ciò di cui sopra non mi sorprenderei. Grave – invece – che si ergano a paladini dell’indipendenza. Del resto, quoto Giorgio: ‘probabile che entro pochi mesi la libreria abbia uno o due scaffali a pagamento, mentre per il resto sarà una libreria come tutte le altre, con i soliti titoli presenti in tutti i punti vendita. Insomma, un fallimento annunciato’.

  13. Se gli editori non hanno nulla di che indignarsi (mah, per me ce l’hanno eccome, ma facciamo finta di no), a indignarsi dovrebbe essere il cliente di questa libreria. Si fanno belli perché ospitano solo piccoli editori indipendenti, mentre trattano solo piccoli editori ABBIENTI. Se una Paris Hilton de noantri si divertisse a giocare al Piccolo Editore, ché “fare libri” fa tanto figo, sarebbe una presenza di primo piano in quella “libreria”. E la qualità? Si misura con la quantità di euro che l’editore può sborsare per accaparrarsi lo scaffale? I clienti saranno avvertiti del criterio adottato da questo “libraio” (lo metto tra virgolette, con questo atteggiamento da un-tanto-al-metro per me può vendere spago o tubi) ?

  14. Se gli editori non hanno nulla di che indignarsi (mah, per me ce l’hanno eccome, ma facciamo finta di no), a indignarsi dovrebbe essere il cliente di questa libreria. Si fanno belli perché ospitano solo piccoli editori indipendenti, mentre trattano solo piccoli editori ABBIENTI. Se una Paris Hilton de noantri si divertisse a giocare al Piccolo Editore, ché “fare libri” fa tanto figo, sarebbe una presenza di primo piano in quella “libreria”. E la qualità? Si misura con la quantità di euro che l’editore può sborsare per accaparrarsi lo scaffale? I clienti saranno avvertiti del criterio adottato da questo “libraio” (lo metto tra virgolette, con questo atteggiamento da un-tanto-al-metro per me può vendere spago o tubi) ?

  15. sorry, è scappato il doppio commento e un “che” al posto di “cui”… chiedo scHIuMa

  16. Preciso solo che, con la (ironica) citazione di Zappa intendevo solo dire che tutti, nessuno escluso, facciamo un lavoro per vivere. “Per i soldi” in questo senso, non “per arricchirci”. E poi per mille altri motivi: amore dell’editoria (nel mio caso in particolare delle discipline scientifiche che pubblichiamo), del lavoro in generale, realizzazione personale, amore della divulgazione, un po’ di idealismo… Ma gratis non lo farei.

    Rispetto le idee altrui ma credo nel mercato, nel fair play (gioco duro ma corretto), e la proposta non mi sembra scorretta.

    Una celebre, benissimo collocata libreria di Roma (forse la miglior location della città e d’Italia), richiede condizioni mostruose agli editori che intendono esporre i libri da loro: noi abbiamo deciso di non farlo, molti altri (piccoli, medi e grandi) sì. Sono dei farabutti? No, hanno rischiato: non so come vadano i loro affari né quelli di chi espone da loro, ma insomma, ognuno fa il suo gioco, no?

    Leggetevi “Vocazione e lavoro” di Mario Miegge, Claudiana Editrice (no, non lavoro con loro)

    A presto

    Daniele

  17. Posto che in qualche modo l’offerta mi ‘puzza’… mi domando: per un piccolo editore un investimento del genere quando inizia a pagare? In un metro lineare, ci stanno 30/40 libri a dir tanto. Suppongo un costo medio per libro di 15€. Di questi 15€, il 50% resta alla libreria (chiede uno sconto del 50%! Ma normalmente alle librerie non si concede il 30%?… magari ho capito male e nel caso mi scuso). Vuol dire che nel restante 50% (7,5€) la libreria deve far rientrare i costi di spedizione, il costo della carta, editing, royality all’autore, IVA 4%, ecc. Credo che ad essere ottimisti si possa supporre che di quella metà di prezzo di copertina, non più del 20% si trasformi in guadagno per l’editore (e credo di essere molto ottimista). Quindi di una singola copia venduta l’editore porta a casa 1,5€. Ovviamente posto che la copia si venda. Perchè mi risulta che la rotazione media a scaffale si a bassina, mi pare di ricordare che fosse per molti libri di 1 o 2 (su base annuale). Suppongo quindi che ogni 6 mesi lo scaffale sia ‘rotato’ completamente, ovvero, che tutti i titoli presenti nel metro lineare si vendano 2 volte in un anno. Quindi in un anno si vendono 40 x 2 = 80 libri, con un guadangno netto per l’editore di 80 x 1,5€ = 120€. A fronte di un investimento di 800€.
    Questo mio ragionamento è tutto basato su assunzioni e non tiene conto del fatto che la produzione di molti piccoli editori meriterebbe vendite molto alte… resta che un’offerta commerciale di questo tipo mi pare del tutto sbilanciato a sfavore dell’editore, che già si assume il rischio d’impresa relativo alla produzione dei libri.
    Al di là, quindi, della meritorietà di un’iniziativa a favore dell’editoria indipendente, l’offerta commerciale non mi sembra sostenibile economicamente. Sempre se il mio ragionamento fila.

  18. PS: mannaggia, mi sono scappati una paio di errori di battitura! Comunque sono d’accordo con te, Andrea, anche a me ricorda l’editoria a pagamento, come logiche. Ma anche il category management dei supermercati, in cui si compra lo spazio a scaffale (soprattutto le testate e le posizioni chiave), solitamente però concordando anche promozioni speciali o simili.

  19. Ciao Andrea.
    Sono perfettamente d’accordo con te. La proposta è arrivata anche a me, via email, e visto il poco tempo che ho a disposizione, mi sono limitata a leggerla e a ficcarla immediatamente nello spam pensando: “Ma questo è completamente pazzo!”.
    Questo sta proponendo nient’altro che il servizio che offre un distributore (né più e né meno allo stesso prezzo), solo che ti fa pagare anche il magazzino!
    Nonostante ciò, sono sicura che qualche “allocco pagante” lo trova…

    Un caro saluto a tutti
    Stefania

  20. @Pantofola
    Fila, fila, solo che secondo me sei stata molto ottimista nei tuoi conteggi (non hai calcolato le spese di spedizione per l’invenduto, che naturalmente sono a carico dell’editore).

  21. Altra cosa: ma secondo voi, in una libreria che tiene solo libri di piccoli editori e autori sconosciuti chi ci va? Io da editore ci andrei solo per curiosità (una e una sola volta!) e magari un paio di libri di colleghi editori li comprerei, se non altro per valutarne cura e fattura. Stessa cosa farebbero gli autori (sconosciuti).
    Ma i lettori veri? Solo quelli del quartiere e in occasione del vernissage, forse, e sempre ammesso che il titolare abbia in mente di organizzarlo. Poteri anche pensare che magari per ingolosire i clienti, avendo il 50% di sconto sui libri (e una consistente entrata fissa per l’affitto degli scaffali a copertura totale e abbondante delle spese), abbia in mente di applicare forti sconti, cosa che da settembre scorso non è più possibile fare oltre il 15%. E allora? Secondo voi li ha fatti i conti questo signore? Sì che li ha fatti, e li ha fatti anche molto bene! Se l’idea avrà successo, questo guadagnerà senza muovere un dito. Ma credo che abbia fatto i conti senza l’oste. In questo caso “gli OSTI” siamo noi editori.

  22. Fabrizio Venerandi ha ragione da vendere. Qui si dimentica troppo presto che quello editoriale è sì un mercato, ma il prodotto-libro non può essere considerato come un qualsiasi altro prodotto. E’ uno strumento indispensabile di crescita umana e civile, e in quanto tale la sua diffusione va favorita con ogni mezzo, difendendo il lavoro di chi i libri li scrive, li edita, li stampa e li consiglia. E, naturalmente, difendendo chi sceglie di comprarli e leggerli.
    Il modello economico della libreria a km zero, se confermato, a me pare assolutamente insostenibile, come spiega bene Pantofola (una precisazione: il guadagno sarebbe di 120€ annui contro un investimento di 800€ mensili, cioè 9600€ annui…).
    E ce n’è eccome di che indignarsi: in primo luogo per aver considerato la diffusione della cultura operata col mercato editoriale alla stregua di un mercato immobiliare dello scaffale. Ah dottò, che lo vole un attichino alla prima mensola, è tanto caruccio! Vedrà che figurone je faccio fare!

    Consiglio per la lettura: se si vuole capire il rapporto tra vocazione e mercato, si legga piuttosto “L’atica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber. Almeno lui ha ancora la decenza di parlare di etica, e di evitare brutte cadute di stile nel darwinismo sociale.

  23. Ciao a tutti, io sono, con i miei compagni d’avventura, un piccolo piccolissimo editore, Miraggi edizioni. Intanto, diciamo le cose con due dati rispondenti al vero. L'”affitto” del metro lineare costerebbe 800 euri per 2 anni, cioè, visto che aprono a marzo, per 20-21 mesi cioè fino alla fine del 2013. Contando l’iva, circa 50 euro al mese. Non è entusiasmante, ed evidentemente loro ci si parano il posteriore, ma credo che se la libreria sarà bella, e in centro a Milano, la visibilità possa valere la candela. E lo verificheremo. Anche a me pare tanto, e tanto lo sconto, ma potrebbe essere un buon punto di promozione, specie per chi come noi ha un catalogo limitato che potrebbe essere totalmente esposto e disponibile sempre. Ponendo a 6-7 il ricavato di un nostro volume al 50 per cento, si tratta di vendere 7-8 libri al mese per ammortizzare, poniamo 9 spese incluse. Fossero anche la metà, il
    calcolo va secondo me fatto sul valore di promozione, appunto. 20- 30 euro al mese per un angolo fisso in una libreria (bella e grande ecc.) in zona centrale a Milano? Non abbiamo ancora deciso, ma il progetto pare serio e ben diretto (poi chiaro che non avendo precedenti può anche essere un buco nell’acqua). Ma se non è piacevole pagare per uno spazio, ed è cosa che si fa normalmente da parte dei grandi nelle librerie di catena, per esempio, forse bisogna almeno stare a guardare che succede. Non so gli altri, ma solo in casi rarissimi abbiamo avuto angoli dedicati, gratis e per poco tempo, e in realtà un po’ diverse. Il dato economico direbbe che non si muore, certo c’è la questione del rischio d’impresa, del fatto che se sei bravo come libraio e vuoi fare l’indipendente ci riesci (ne abbiamo le prove), al limite aumenti lo sconto. Ma l’etica e le questioni di principio valgono una buona possibilità (da sondare e verificare)? Partiamo dai numeri, che non sono i 9600 annui ( e multipli ) che non pagherebbe manco Mondadori…
    Sandro De Vito, Miraggi edizioni

  24. Aggiungo altri piccoli particolari:
    – il costo è quello del distributore, che arriva al 60, o no? Quindi non distribuiamo più, vendiamo solo in line o in fiera (che sono gratis?)
    – so di alcuni nomi che conosco, molto più avviati di noi, che hanno già aderito
    – riformulate tutto partendo dai 50 euro mensili, mi sa che cambia…
    – chiaro che per noi, ai 20 titoli attuali e ai 30 che avremo tra un anno, conviene di più perchè sarebbero tutti esposti
    – posso assicurare la trasparenza della nostra penuria di mezzi 😉 ma ho trovato più inutile investire in pubblicità (piccole) su riviste, per l’equivalente…
    – non so quanti di PLPL parteciperanno, ma il costo è quello di una fiera, e dura 360 giorni e non 5… Sempre al metro, e senza trasferta
    Ho calcato i toni, ma proprio perchè credo che nessuno faccia nulla per l’editoria indipendente, l’idea non mi turba, dato che ho cauto da qualche tempo che nessuno fa niente per niente. D’altra parte, noi scegliamo i testi da pubblicare in base alla vendibilità, o solo al valore che avranno presso i posteri? Mantenendo libertà, dignità e rigore di linea,…

  25. Facendo due conti, diciamo che il costo al metro chiesto per l’esposizione può anche essere accettato, se pensato come una sorta di contributo: siamo una nuova libreria, vogliamo dedicarci solo ai piccoli, chiediamo un contributo per coprire i costi di gestione che ci assicuri la sopravvivenza…
    Quello che, a mio avviso, proprio è fuori misura è la richiesta del 50% di sconto. Alessandro dice che è quanto chiedono i distributori, ed è vero, qulacuno chiede anche di più! Ma qui si tratta di UNA libreria, ovvero un unico punto vendita in tutta Italia!!! Fosse una catena, con presenza in almeno una decina di città su tutto il territorio nazionale, si potrebbe farci un pensiero: il 50% di sconto con la certezza di essere presenti sugli scaffali (non nel magazzino) di tutte le librerie, magari tenendo il contatto diretto solo una che fa tramite per le altre…allora per un piccolo editore, forse, avrebbe un senso.
    Anna, Autodafé Edizioni

  26. Vedremo, vedremo… A noi è stato detto che il progetto prevederà un 7-8 librerie nelle città maggiori, quelle dove la situazione lo renderà possibile, e non è difficile da capire. Comunque io (noi) lo valutiamo per quello che è: un investimento da fare o meno (da parte nostra) su un progetto messo su con scaltrezza, e piaccia o meno con assoluta trasparenza, da parte di gente molto scafata, che sembra sapere il fatto suo.
    Secondo me ci sono aspetti su cui si potrebbe fare più battaglia, a partire dalle case a pagamento, o dal fatto che – gestione corrente? -, a quanto mi raccontano, anche nomi insospettabili non saldano da anni i diritti d’autore agli autori ecc.
    Se poi un esperimento unico, anche sottofinanziato dagli stessi editori, potrà avere visibilità, ben venga, no? E il fatto di pagare qualcosa ci mette nella condizione di non stare a implorare uno spazio, ma di pretenderlo! Nel senso che, dato che sto a Torino, e ho molti amici a Milano, se i patti non saranno rispettati, be’, mi presenterò e chiederò ragioni.
    Un’ultima cosa… Mi pare, ma non ricordo bene, che i resi siano a loro carico come spedizione….
    Saluti, e buon anno a tutti
    Sandro

  27. Allora, mi ha appena telefonato il responsabile della libreria. Preciso che il costo di 800 euro non è mensile, ma per un periodo di tempo di 30 mesi. Pensava che fossimo stati noi a mettere in giro questa voce, ma gli ho detto che noi avevamo solo manifestato contrarietà al contributo in quanto tale. E gli ho ribadito che, così come noi ci accolliamo il rischio d’impresa per i libri che pubblichiamo, loro dovrebbero fare altrettanto con la loro libreria. Lui ha parlato di “condivisione del rischio” ma questo giustificherebbe anche l’editoria a pagamento. Gli ho anche spiegato che il 50% più le spese di spedizione fanno sì che il nostro margine sarebbe troppo basso per giustificare gli 800 euro, a meno che lui non ci garantisca un tot di vendite che al momento non può garantire a nessuno.

  28. Più che una “voce” direi che si è trattato di un fraintendimento, visto che non sei stata la sola casa editrice a capire che la cifra di 800 € riguardava l’affitto mensile.

    Grazie del contributo Las Vegas, a breve parleremo dei nuovi sviluppi di questa vicenda.

  29. Beh, in effetti non è molto chiaro… dopo il mio post, avevo riletto il contratto e non era specificato da nessuna parte!
    Ad ogni modo, così i conti cambiano decisamente, il costo annuale sarebbe di circa 320€ e forse il gioco potrebbe valere la candela. Anche se un ‘investimento’ di oltre 300 € non è comunque poco per un piccolo editore. Vedremo… a questo punto sarò curiosa di fare un giro in libreria per vedere se sarà piena e quali editori saranno presenti.

  30. Leggo con grande interesse questi commenti sull’apertura della libreria Kmzero. Fin da subito mi sono chiesta da libraia (lavoro in una grande libreria indipendente di catena) come potesse stare in piedi una libreria di 250 mq di soli editori indipendenti in una zona di affitti medio-alti in una zona semi centrale e semi di passaggio. Di sicuro alle spalle c’è un grandissimo investimento. Scopro qui che sono in atto strategie di “condivisione del rischio” per alleggerire i costi.
    Da un punto di vista strettamente commerciale ci si può interrogare se la riduzione dei rischi è reale, se è un’intuizione geniale che risulterà una strategia vincente a lungo termine e se porta buona pubblicità alla libreria stessa.
    Da un punto di vista librario emerge una riflessione interessante: che cosa significa promuovere l’editoria indipendente per una libreria?
    Io non credo che l’editoria indipendente (tra l’altro cosa significa? autoproduzioni?piccola, micro, media, altro?) abbia bisogno solo di uno spazio, per quanto bello e col bar, a pagamento (modello fiera) per avere visibilità ma di persone competenti e creative che sappiano scegliere nella montagna della produzione (indipendente e non!) un’editoria di qualità.
    Saper scegliere e promuovere è la forza di un bravo libraio indipendente (conoscete Modo a Bologna?). Non tutta l’editoria indipendente è di qualità e non tutta l’offerta macro commerciale è da buttare. Per un libraio indipendente la sfida per far crescere l’editoria indipendente non è ghettizzarla o inventarsi strategie farle condividere i rischi del mestiere (chi apre 250 mq in via Cadore, poi, non deve essere molto povero) ma saper tenere insieme e promuovere tout court l’editoria di qualità. All’estero non esistono librerie solo di editori indipendenti ma librai capaci che sanno scegliere e la capacità di scelta, promozione e comunicazione possono diventare forza commerciale. Oltre al fatto che anche nei libri contano le persone: se non sai giocare di relazioni non c’è “affitto” che basti a coprire le spese.

  31. Sono Renzo, ideatore con altre dieci persone, del progetto Kmzero Libreria. Sono molto sorpreso che alcuni Editori (pochissimi dei 1030 contattati) abbiano potuto fraintendere in modo così grossolano le cifre riportate nella bozza di accordo fra Libreria ed Editore, tanto da consentire affermazioni così pesanti e, soprattutto, così false. Probabilmente una verifica più approfondita dei rumors circolati nella rete avrebbe evitato una polemica inutile. A proposito, qualcuno saprebbe dirmi da quale fonte ha appreso che avremmo chiesto 800 euro al mese per un metro lineare (moltiplicato per 30 mesi – previsti nell’accordo – sarebbero 24.000 euro per ogni Editore) costo che sarebbe insostenibile non solo per i piccoli editori, ma per chiunque? Dunque siamo pazzi.
    La nostra proposta, invece, è molto semplice e trasparente: abbiamo deciso di scommettere e di investire in una Libreria dedicata agli Editori indipendenti con un progetto a carattere commerciale e culturale, con contorni e contenuti precisi, disponibile nei documenti che abbiamo distribuito.
    L’investimento complessivo (ristrutturazione dei locali, circa 250mq su tre livelli, un piccolo ascensore per permettere a tutti di frequentare la Libreria, arredamento, sistemi informatici fra i più avanzati, in centro a Milano) è di circa 500.000 euro.
    Troppo alto per le sole nostre forze; si è deciso così di chiedere agli Editori interessati un contributo una tantum per un periodo sufficiente a verificare l’efficacia e la resa del progetto, e di seguito sono elencate le cifre esatte dell’investimento richiesto a chi vuole condividere il nostro progetto:
    1 mt lineare 800 € + iva per 30 mesi (durata dell’accordo) = 27 € + iva al mese
    2 mt ” 1.500 € + iva ” ” ” ” = 50 € + iva al mese
    3 mt ” 2.200 € + iva ” ” ” ” = 73 € + iva al mese
    4 mt ” 2.800 € + iva ” ” ” ” = 94 € + iva al mese
    Le considerazioni di carattere economico ciascuno le fa secondo le proprie possibilità,
    secondo la propria propensione a rischiare un investimento che a noi sembra adeguato alle potenzialità del progetto, così come ognuno decide serenamente se condivide il progetto culturale nel suo insieme. Progetto che è e rimane unicamente teso a far nascere qualcosa di nuovo in un settore difficile e poco remunerativo come quello del libro, con l’ambizione di favorire una maggiore diffusione delle idee attraverso un’impresa indipendente che si autofinanzia. Buon anno e buon lavoro a tutti e contattateci per ogni dubbio, suggerimento o critica.

  32. Scusate il doppione.

    P.S. Noi lo diamo per scontato ma è meglio precisare: nessun editore che fa print on demand sarà presente nella Libreria Kmzero

  33. Da editore, ma anche da lettore, vorrei fare qualche riflessione su questo progetto.
    Si dice che in questa libreria si venderanno “i libri della migliore editoria indipendente”, ma in realtà, se il progetto andrà in porto, si venderanno semplicemente i libri di quegli editori che hanno deciso di pagare per avere uno spazio. Che differenza c’è, dunque, fra un’editoria a pagamento, che pubblica chi è disposto a pagare, e una libreria a pagamento, che ospita chi è disposto a pagare? In che modo questa scelta “culturale” può offrire al lettore “i libri della migliore editoria indipendente”?

    Inoltre il libraio ci fa sapere di aver fatto la sua proposta a 1030 editori: dunque in Italia “la migliore editoria indipendente” sarebbe composta da ben 1030 editori? Be’, a parte i dieci editori che conosciamo tutti, mi sembra che non resterebbe fuori proprio nessuno, o quasi. Insomma, l’impressione è che la proposta sia stata fatta a tutti, e poi chi accetta entra di diritto a far parte della “migliore editoria indipendente”. E’ questo il “progetto culturale”?

    Punto tre: e qui mi rivolgo ai colleghi editori, in particolare a quelli piccoli, che non hanno una distribuzione decente, e possono sentirsi allettati da una proposta del genere: se poco poco la formula della “libreria a km zero” funzionasse, nel giro di due anni molto probabilmente non avreste la possibilità di affacciarvi in nessuna libreria senza pagare un prezzo per la semplice presenza dei vostri (o dei nostri) libri. A questo ci avete pensato? All’esempio fortemente negativo che dareste da un punto di vista commerciale a tutta la categoria?

    Infine vorrei dire al signor Xodo che fa benissimo a puntare sull’editoria indipendente, anche perché un libraio non di catena deve cercare di differenziare la sua offerta rispetto alle altre librerie, ma il punto vendita che ha aperto mi sembra troppo grande per poter contenere solo i libri dei piccoli editori: dovrà per forza vendere anche i best seller del momento, e in questo non c’è niente di male. Il mio augurio è che alla fine decida di dedicare un certo spazio della sua libreria ai piccoli alle stesse condizioni di mercato di sempre (conto vendita con il distributore, diritto di resa e niente spazi in affitto), soprattutto sapendo proporre questi libri ai lettori con competenza e passione, cosa che la maggior parte dei librai non sa più fare. Allora di sicuro i suoi scaffali ospiteranno la migliore editoria indipendente del momento. In bocca al lupo.

  34. ““la migliore editoria indipendente” sarebbe composta da ben 1030 editori? Be’, a parte i dieci editori che conosciamo tutti, mi sembra che non resterebbe fuori proprio nessuno, o quasi.”

    Be’, a dire la verità siamo oltre 9000 in Italia!

  35. Sono d’accordo, totalmente, con Giorgio. A parte che non mi risultano esserci in Italia 1030 editori indipendenti, a meno di non voler inserire nel mucchio gli “stampatori”, per cui come dice Giorgio la libreria rischia di rimanere in buona parte vuota… ma questi non sono affari nostri, dopotutto.
    Quello che ci interessa di più è lo sdoganamento del rischio di condivisione tra editore e libraio. Io posso condividere il rischio di impresa nel momento in cui divento a tutti gli effetti socio (e quindi mi spetta una parte degli utili). In questa maniera, invece, apro le porte a un sistema che – come dice Giorgio – rischia di ritorcersi contro tutti noi editori. Qui stiamo parlando di una sola libreria e di 32 euro mensili, ok. Ma se tutti i librai a quel punto decidessero di adottare la stessa strategia (perché gli altri dovrebbero continuare a tenerci i libri gratis e tenersi pure un margine più basso?), quanto verrebbe a spendere un editore per entrare in cinquanta librerie? 1500 euro al mese?

  36. Ecco, qui sopra avete posto un problema più serio, quello della selezione, e non posso che concordare. Se saranno (saremo) i migliori, lo saremo dei “paganti”, e questo può essere un problema a più livelli…

    Butto lì una proposta ai responsabili: e se quel “pagamento” invece di un affitto fosse una “cauzione”? nel senso che la selezione e tutto, compreso lo spazio di esposizione a metri lineari, dovrebbe rientrare come sarebbe auspicabile nella “naturale selezione della qualità” come da manifesto condivisibile, con però il paracadute per la libreria, a posteriori, che ove la cifra non risultasse alla fine coperta dalle vendite, la libreria potrebbe rivalersi per la parte “mancante”.

    Si potrebbero ottenere alcuni effetti positivi:
    – la libreria avrebbe comunque del liquido iniziale importante, anche se da scalare dalle vendite (e il 50% è un bello sconto…)
    – la selezione potrebbe seguire criteri qualitativi, e quantitativi solo nel senso che a tot titoli potrebbero corrispondere tot metri lineari. Chiaro che a chi come noi ha ora una ventina di libri basta 1 metro…
    – ogni editore si sentirebbe ancora più coinvolto nella promozione propria in quel luogo, anche per recuperare prima e di più l’anticipo (eventi, presentazioni…).
    E la promozione di quel luogo: se ti fai benvolere come libraio, e se non è solo una questione monetaria, cambia di molto, secondo me, la buona parola che diffondo come editore sulla libreria, no?

    Scusate le troppe parole, ma a me il progetto piace, e vorrei che fosse più giusto, funzionale, e “amabile” per il bene di tutti. Una libreria degli indipendenti, dei piccoli, non può non porsi il problema, se vuole essere rappresentativa e davvero diventare unica in italia, dell’equità e dell’apertura della proposta.
    Poi gli euri devono entrare, a loro e a noi: io credo che oltre ogni snobismo il pubblico, specie un pubblico “selezionato”, sia in fondo l’unico giudice attendibile.
    Ho smesso da tempo di essere (solo) idealista, non credo che nessuno faccia libri per i posteri, bellissimi ed epocali, ma pazienza se ne vendo solo 10… 😉

    ciao

    sandro de vito, Miraggi

  37. Per amore di precisione, insisto Andrea: in Italia gli editori sono più di 9000. Quanto siano poi quelli “attivi” non lo so (può darsi che siano appunto 1030), ma le aziende registrate sotto questa categoria sono oltre 9000!

  38. Sul numero di editori davvero attivi, e qualificabili come tali, voglio dire non a pagamento, on demand o del tutto amatoriali, direi che sono tra 600 e 700, dato confermato da più promotori e distributori.

    Sul problema del “contributo”, capisco quel che dice Andrea, ma secondo me non è un rischio vero: qui si chiede qualcosa proprio per la diversità della proposta.
    Alla stessa maniera non credo che si possa qualificare come “presenza in libreria” quello che ai piccolissimi spesso accade: che abbiamo 6 copie miste, sparse anzi disperse, in qualche scaffale o sottoscala che non sanno neanche loro. A noi è già capitato di fatturare più in una libreria dove abbiamo concordato uno spazio, anche gratis e per prova, e dove siamo in evidenza, più di 10 feltrinelli messe insieme. Ma la stessa libreria vende anche Fabio Volo, è grazie a quei soldi che può fare l’illuminata…

    Non è un caso che, ribaltando il concetto e il campo da gioco, le “pile” di bestseller degli editoroni che troviamo entrando nelle librerie di catena, costino dei bei mila euro, spesso sotto forma di banalissima mazzetta. Come al supermercato.

    PS Giuro che non mi pagano loro… 😉

  39. Con che criterio classifichi gli editori “on demand” e “amatoriali”, Alessandro?
    Per quelli a pagamento lo sappiamo tutti, ma le altre due categorie? Se vogliamo essere precisi, tutti gli editori sono ON DEMAND, visto che “on demand” significa “su richiesta”, indipendentemente dal numero di copie commissionate di volta in volta. Ma se con questo termine ti riferisci a editori che si appoggiano a un POD, non credo che ve ne siano per il semplice motivo che, passato un anno dall’inizio dell’attività, si renderebbero conto che i prezzi di stampa non consentono il giusto margine, a meno che non si venda solo online (?).
    Ma è il termine “amatoriale” che non capisco. Magari mi sbaglio, ma credo che tutte le piccole case editrici siano “amatoriali”, nel senso che è proprio la passione per i libri che spinge ad affrontare un lavoro come questo, investendo del denaro senza avere alcuna certezza non solo di guadagno, ma persino di copertura delle spese. O almeno, per quel che mi riguarda è stato così ed è ancora così. Sbaglio?

  40. Stefania, on demand sono quelli, in genere service o “case a pagamento” mascherato, da cui chiunque può andare, consegnare un testo, pagare o meno per la redazione, e chiedere di avere stampate le 100 copie, con o senza isbn ecc. Si paga per un servizio, ma non c’è selezione dell’editore, che non investe né rischia sull’autore. Mi sembra chiaro.
    Nessuno dei nostri autori (e oserei dire degli autori veri) commissiona alcunché: noi scegliamo i testi in cui credere e investire, facciamo il lavoro dell’editore (piccolo). Parzialmente diverso il caso di un libro su commissione, tipo un catalogo di un ente ecc., a patto che rientri nella linea editoriale. Se no si può fare, ma come service, ed esce senza isbn.

    Sul secondo punto, sappiamo bene che per essere editori basta comprarsi l’isbn e avere un PC, e forse neppure quello perché volendo si può esternalizzare tutto il lavoro. Poi magari uno fa l’architetto, il farmacista, l’allevatore di molossi. L’editoria è per lui un hobby, e copra o meno le spese, non è un lavoro. Anche se fatto con passione, per carità.

    L’editore è un imprenditore, che rischia e lavora per creare dei prodotti-libro che deve vendere. certo è uno dei mestieri più difficili per procurarsi da vivere (poveri, appassionati, ma belli?), però a queste condizioni è un lavoro, non un’occupazione amatoriale. Come dire che io vado in bicicletta, ma non mi pagano per farlo, so fare delle torte di mele favolose ma non le vendo, e se c’è bisogno aiuto a dare il bianco, ma non sono un imbianchino.
    Ecco, dietro questa cosa di fare un “lavoro”, anche mal retribuito e rischioso, ci sarebbe anche la competenza, lo studio. Salvo eccezioni, credo non sia tanto facile fare bene nessun lavoro se lo si fa nei ritagli di tempo, o la sera invece di andare al cinema… A me spesso non bastano 12 ore al giorno, e neppure ai miei soci…

    Senza offesa per nessuno, basta essere chiari, e consapevoli. Poi l’amatore può tirar fuori il libro dell’anno, un capolavoro assoluto ecc. Ma ci credo poco, perché se non produci tot, se non vendi tot, non sei distribuito, quindi, formalmente e sostanzialmente, quello che fai non esiste. Il libro lì deve finire…
    Per riprendere il paragone, sarebbe come dire di avere un ristorante, cucinare tutti i giorni e non aprire, o mangiare solo con i propri conoscenti. No?

  41. L’idea della libreria “a pagamento” è spiazzante anche perché, per certi versi, tutte le librerie sono a pagamento. L’editore, infatti (ma correggetemi se sbaglio) sostiene oggi generalmente un costo pari al 60-70% del prezzo di copertina per essere presente nelle librerie. Solo che, nel sistema attuale, l’unico che ci guadagna davvero è il distributore. Questo è un modello di business equo e sostenibile?

    L’idea della libreria a km zero vuole, mi sembra, disturbare questo modello, e la cosa mi piace. Sono però d’accordo con chi solleva dubbi in merito alla “selezione” degli editori. Il lavoro del libraio, al pari dell’editore, è quello di selezionare materiale interessante, coerente con una linea editoriale. Il lettore impara a riconoscersi in questa linea e premia (o meno) la capacità di scelta. Una libreria in cui entra solo chi paga non mi piace e, soprattutto, credo non sarebbe molto attrattiva per il pubblico di lettori a cui si rivolge. Però è uno stimolo alla riflessione, magari accogliendo l’idea di Alessandro sull’affitto trasformato in cauzione.

    Credo sia utile continuare a immaginare (e prima o poi realizzare!) delle alternative a un sistema in cui gli unici a fare utili sono i distributori e le grandi catene.

    Luigi
    Geca Spa

  42. @Alessandro
    “A me spesso non bastano 12 ore al giorno, e neppure ai miei soci…”
    Wow! Allora lavorate “part-time”! ;-D
    A chi lo dici. A parte le 6-7 ore di sonno indispensabili per mantenermi viva, Io non so cosa voglia dire riposarsi. Non c’è sabato, domenica, giorno festivo che io, per un motivo o per l’altro, non sia costretta a lavorare. E mettiamoci anche le ferie: quelle sì che le faccio “part-time”, nel senso che lavoro lo stesso, ma metà giornata…
    Se non ci fosse la passione…

    @Luigi:
    “Solo che, nel sistema attuale, l’unico che ci guadagna davvero è il distributore. Questo è un modello di business equo e sostenibile?”
    Sono d’accordo, non lo è affatto. Specie se, oltre alla casa editrice, anche i distributori a cui questa si appoggia sono minuscoli. Significa che NON fanno promozione e si limitano a fornire le copie su richiesta, togliendo una buona fetta di margine all’editore.
    Per questo motivo ho fatto di tutto per togliermi dalle scatole uno dei due distributori a cui ci appoggiavamo. Approfittando del fatto che da circa un anno non ci paga le fatture (PURE!), abbiamo rescisso il contratto anzitempo. Da allora il fatturato è aumentato del 15%! Significa che, a conti fatti, ci siamo ripresi autonomamente tutto il fatturato che ci procurava il distributore e che vendiamo il 5% di copie in più rispetto a prima. Con un po’ di sbattimento in più, ma a questo siamo abituati.

  43. Sono d’accordo che la distribuzione in Italia sia un grosso problema (in tutti i settori) perché fa aumentare i prezzi in maniera spropositata. Però, se eliminiamo i costi della distribuzione, non è giusto che i prezzi rimangano invariati e la differenza se la intaschi chi vende.
    Tra l’altro lo sconto base di PDE è il 42% che diventa 50% per le rese. Quindi il distributore nel nostro caso prende la stessa percentuale (dividendola con il libraio), che qui andrebbe direttamente al libraio. Dov’è il miglioramento del sistema?

  44. “Sono d’accordo che la distribuzione in Italia sia un grosso problema (in tutti i settori) perché fa aumentare i prezzi in maniera spropositata. Però, se eliminiamo i costi della distribuzione, non è giusto che i prezzi rimangano invariati e la differenza se la intaschi chi vende.”

    Mai detto una cosa del genere. Infatti, sugli ordini diretti i librai da noi ottengono il 10% in più rispetto allo sconto applicato dal distributore.
    Questo se non altro per premiare l’impegno del libraio, che comunque deve contattare l’editore, il restante 10% premia quel margine in più di sbattimento che inevitabilmente ricade sull’editore. Non ti sembra equo?

  45. @Andrea
    “Quindi il distributore nel nostro caso prende la stessa percentuale (dividendola con il libraio), che qui andrebbe direttamente al libraio. Dov’è il miglioramento del sistema?”

    Hai ragione, infatti il 50% mi sembra davvero improponibile. Tanto da un punto di vista economico quanto “simbolico”: se l’obiettivo è incrinare il sistema e diventare un “alleato” degli editori indipendenti, allora devi dare il giusto valore al ruolo dell’editore e al lavoro intellettuale che c’è dietro ogni libro.

  46. “A noi è già capitato di fatturare più in una libreria dove abbiamo concordato uno spazio, anche gratis e per prova, e dove siamo in evidenza, più di 10 feltrinelli messe insieme. Ma la stessa libreria vende anche Fabio Volo, è grazie a quei soldi che può fare l’illuminata…”

    ti sei risposto da solo sul perchè degli ottocento euro: se non si espone Fabio Volo e non ci sono i soldi dati dalle vendite di libri per caproni serve un aiuto iniziale da parte di chi di questa cosa vuol far parte, punto e basta. ciò OVVIAMENTE non vuol dire che verranno accettati indiscriminatamente tutti gli editori che sono disposti a pagare, ci sarà “selezione all’ingresso” come in qualunque altra impresa.

    I dubbi sono legittimi ma mi sembra che qui, come sempre in Italia, l’editore se la prende col distributore, che se la prende col libraio il quale dice che è colpa dell’editore e così via, senza uscire da questo circolo in qui ciascuno cerca di fare il meglio per se stesso invece di cercare di risollevare un sistema in crisi (che tanto dice di amare….); morale della favola una volta che qualcuno cerca di fare qualcosa di innovativo si scatenano invettive di ogni genere. ripeto, un conto sono dubbi, proposte, critiche etc che vengono per sostenere, un conto è dire che l’uva è amara perchè è troppo in alto per raggiungerla…….

  47. Alice, forse hai sbagliato obbiettivo, se leggi sopra credo di essere quello che sposa di più il progetto.
    A parte che non mi rispondo da solo, specie se non mi faccio domande, la frase che hai riportato dice esattamente quello che hai sottolineato tu: proprio perché non hanno Volo capisco la richiesta ecc. 😉
    Infatti probabilmente aderiremo, e per il resto in genere critico solo chi non fa bene Il suo lavoro: il promotore che non promuove, il distributore che non fa arrivare subito un libro, e non paga il venduto nei tempi pattuiti, il libraio che ha il dinamismo di un bradipo, piange che il supermercato ha Volo con lo scontone e lui no (invece di pensare che magari gli converrebbe scegliere cose “altre”, ma è un lavoraccio, molto più comodo ordinare dalla lista dell’agente…). E critico anche l’editore, piccolo o piccolissimo, non fosse altro che quelli conosco meglio dalla mia breve esperienza, quando dicono che la colpa è sempre altrui: e in fiera la posizione era sfavorevole, e là mi mettono i libri nel sottoscala, là è una mafia e non mi vogliono ecc. Conosco le concentrazioni e i poteri forti del nostro settore, e come gira il poco denaro che gira nel nostro settore, ma vedo anche decine di case editrici di cui non si sentirebbe la mancanza, per non dire di migliaia di libri.
    Iniziamo a escludere quelli a pagamento, e gli hobbisti, tra gli altri, come capita in tutti i settori, la qualità non va oltre il 10 per cento. La sfida è rientrarci, credo. E ripeto, una libreria fatta così può funzionare (anche come pubblico: in Italia si legge poco, ma i forti lettori sono molto competenti. Se riempiono Roma e le piccole fiere, avere uno o più punti di riferimento nelle grandi città non potrà che far bene. In grande, quello che pochissimi librai degni di questo nome fanno: i librai. Cioè vendere libri ai lettori e non un prodotto a un consumatore. Con un po’ di retorica, ma ci capiamo…

  48. Ragazzi mi spiace, ma qui non c’è nessuna logica commerciale. Nessun editore è in grado di rispondervi positivamente, a meno che non sia una non profit, o qualcosa di variamente sussidiato.
    Dubbiolino: è solo phishing?

  49. Scusa Andrea, che possa piacere o meno ci sta, e secondo me si devono porre il problema della relativa impopolarità possibile della loro proposta, che limiterebbe il progetto stesso di essere rappresentativi dell’editoria indipendente, ma se hai la pazienza di leggere sopra, ci sono motivi pro e contro discussi e messi sul piatto. Sul dubbiolino ti spieghi, please?

  50. Ciao a tutti, sono Cristina Di Canio titolare di una piccola libreria indipendente di Milano ( ho aperto da un anno) e i rischi derivanti dall’apertura della mia libreria sono io ad accollarmeli! Ho uno spazio interamente dedicato agli editori piccoli e indipendenti non chiedendo alcun contributo spese, anzi… Siamo noi a poter scegliere.. Provate a fare un salto nella mia libreria e lo vedrete.. Siamo noi a poter fare la differenza e a poter decidere di non sposare un’idea fuori da ogni logica come

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email NON sarà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>