Ma venir premiati per aver scritto qualcosa di brutto conviene o no?

Allora approfitto di questa settimana pre-natalizia di totale calma piatta (in cui evidentemente son tutti o a comprar regali o a vedere il nuovo film di Star Wars) per riprendere una notizia di qualche giorno fa che a quanto pare continua però a smuovere le bieche acque che si spandono fra critici, scrittori e lettori. Insomma si parlava del Morrissey fascinoso cantante ed ex-frontman degli Smiths, del suo scadente esordio narrativo List of the Lost, e del Bad Sex Award che tale opera si è aggiudicata quest'anno a suon di improbabili e conturbanti descrizioni di amplessi "bulbosi" e "avvitanti".

E dunque dopo giorni e giorni di silenzio stampa è finalmente arrivata la reazione di Morrissey a seguito della prestigiosa vittoria: «the singer is not impressed», a quanto pare. Morrissey non aveva infatti partecipato alla cerimonia di premiazione organizzata a inizio dicembre dalla rivista inglese Litearary Review per via dei suoi impegni di musicista in tour, ma finalmente un paio di giorni fa la voce degli Smiths ha detto la sua sull'argomento, rivelando un certo grado di stizza mascherato dietro a forzata nonchalance: «La cosa migliore è mantenere una distante indifferenza», ha detto Morrissey ai giornali, «perché ci sono troppe cose buone al mondo per lasciarsi tirar giù da questi orrori rivoltanti».

Qui ovviamente sto cercando di buttare la notizia sul ridere: in fin dei conti, se volessimo essere del tutto materialisti, il libro di Morrissey ha finito comunque col fare notizia ("there is no such thing as bad publicity" dicono oltreoceano), perdipiù in una di quelle maniere che fanno discorrere la gente al bar e a soffermarsi sul titolo in questione una volta in libreria. Perciò se magari prima di questo premio il romanzo di Morrissey era un brutto romanzo e basta, adesso è invece diventato un romanzo così brutto da meritarsi un premio in bruttezza (almeno per quanto riguarda le cose di sesso). Insomma "It's something!", come recita un noto meme dell'internet…

A quanto pare però Morrissey non è il primo romanziere vincitore a reagire in maniera così fredda di fronte alla vittoria di questo non ambito premio: Sebastian Faulk aveva rifiutato il premio già nel 1998, così come Tom Wolfe nel 2014. «Uno scrittore scrive quel che scrive, e c'è poco altro da aggiungere a riguardo», rispose seccamente lo scrittore Ben Okri declinando l'invito alla cerimonia di premiazione del 2014. E a pensarci bene in effetti forse l'intera faccenda va a toccare tasti delicati a chi magari in un libro a svuotato cuore e anima.

Per quanto io sia propenso a vedere nello premio e nello scorno di Morrissey una giustificata retribuzione karmica nei confronti della scellerata casa editrice è venuta meno al proprio dovere "culturale" pur di aggiudicarsi in catalogo il nome della celebrità di turno, tale non è sempre il caso. «C'è un clima di bullismo da scuola media che avvolge tutta la faccenda» scrive Rowan Somerville, vincitore del Bad Sex Award 2010 con The Shape of Her, «Se uno scrittore decide di non prendere parte alla premiazione, viene messo alla gogna per anni, per cui alla fine non ti rimane che andar lì e sentir declamare la tua opera con continui toni ammiccanti e maliziosi».

Ok, quasi quasi questo Natale io il libro di Morrissey a qualcuno lo rifilo…

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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