Macero NO: editori indipendenti contro la macerazione dei libri

Quanti libri vengono stampati ogni anno in Italia? E quanti di questi vengono venduti? E quelli che non vengono venduti, dove finiscono? Nel paradiso dei libri?

Non so se vi siete ma fatti queste domande, probabilmente sì.
Rispondere alle prime due è relativamente facile, basta fare una ricerca su Google e risalire agli ultimi dati Istat sulla produzione e la lettura dei libri in Italia  che ci informano che nel 2012, i circa 1.600 editori attivi censiti – notate bene, quelli censiti – hanno pubblicato 59.230 titoli. In termini di tiratura, sono stati stampati circa 3 volumi per ogni cittadino italiano. Facile intuire che si tratti di un’offerta sproporzionata rispetto alla capacità di assorbimento dell’utenza: è sufficiente incrociare questo dato con quello inserito nello stesso rapporto secondo il quale nel 2013 più di un italiano su due dichiara di non aver mai letto un libro nell’anno precedente per capire quanto questo gap sia incolmabile. 

Nonostante ci sia stata negli ultimi anni una riduzione della produzione – che riguarda soprattutto i piccoli editori che hanno proposto, rispetto al 2011, quasi un quinto di titoli in meno (-16,5%) con una contrazione della tiratura ancora maggiore (-31,9%) – una quantità enorme di tutte le copie prodotte rimane comunque invenduta. E se già il numero di nuovi titoli colpisce, a fare impressione è il numero totale di copie stampate ogni anno: secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia nel 2013 dell’Associazione Italiana Editori, sono state 220 milioni le copie stampate nel 2012, delle quali una gran parte è rimasta invenduta (difficile trovare dati certi su questa percentuale, ma un dato AIE del 2005 parlava del 35% di libri invenduti, pari a 75 milioni su 262 stampati).

E qui arriviamo alla terza domanda, ovvero dove vanno a finire i libri invenduti? Difficile trovare dati certi su questo. Sappiamo che la vita del libro invenduto prevede degli step intermedi, come la vendita a metà prezzo o a stock, ma è innegabile che per una buona percentuale la meta finale sia il macero. Il dato, come dicevamo, non è facile da recuperare. Le grandi aziende editoriali indicano nel 5-6% circa la quota di macerazione “strutturale” dei libri invenduti. Ma queste stime non comprendono ad esempio i dati relativi alla macerazione dei libri diffusi nelle edicole o nelle biblioteche. È vero anche che parte dei libri destinati alla macerazione rinascono attraverso il riciclaggio della carta, ma anche in questo caso l’offerta supera l’esigenza.

Partendo da questo presupposto, un gruppo di editori indipendenti, formato al momento da DeriveApprodi, :duepunti, Alegre e Elèuthera, hanno lanciato la campagna Macero NO. Di cosa si tratta? Come si legge nel manifesto dell’iniziativa, la proposta nasce dalla volontà di opporsi ai tradizionali meccanismi di produzione, distribuzione e commercializzazione del libri, meccanismi all’interno dei quali gli editori indipendenti vedono ridotti i loro sbocchi distribuitivi.  La strada per dare una nuova vita al libro invenduto passa attraverso i meccanismi dell’autoproduzione e autogestione. Il primo passo in questa direzione potrebbe essere la costruzione in ogni spazio sociale autogestito di un evento che offra la possibilità di acquistare a prezzi scontatissimi (3 euro, di cui 2 destinati all’editore e 1 agli spazi ospitanti) i libri di alcuni editori destinati al macero. Il progetto è già stato testato in alcune città italiane e potete scoprire i prossimi appuntamenti sulla pagina Facebook. Un’iniziativa che ci sembra partire con buoni presupposti e che seguiremo con interesse; nei prossimi giorni troverete qui un’intervista agli ideatori del progetto.

Fortunatamente non è un caso isolato nel panorama italiano. Risale a luglio 2011 la creazione di SOS Libri, tutt’ora attivo online e che ha da poco inaugurato uno spazio fisico a Pavia. Il progetto si basa su un concept molto semplice: offrire libri di buona qualità, che gli editori eliminano per esubero, ad un prezzo simbolico. Un’iniziativa volta alla diffusione della lettura e all’accessibilità economica della stessa, della quale c’è un gran bisogno nel nostro paese.

Due modelli diversi con un unico obiettivo: limitare gli sprechi editoriali, che com’è noto non costituiscono un guadagno per nessuno, dall’editore al lettore. 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

3 Commenti
  1. Immagino che la motivazione della sovrabbondanza di copie sia da ricercare nella “posizione” della casa editrice ( se big ne “deve ” stampare almeno x dei vari titoli, se media y ecc.): meccanismo che andrebbe rivisto.
    Quanto al salvataggio dei libri, sono naturalmente d’accordo. Mi sembra però di aver letto che il macero risulta più conveniente per l’editore della vendita a prezzi stacciati.
    Ricordo male?