Maschi contro Femmine, ovvero Chick vs Dick (lit)

Non è necessario ribadire cosa sia la chick lit, vero? Ma se per le donne è stata coniata un’apposita categoria narrativa, è giusto, secondo voi, in nome della parità tra i sessi, costituirne una anche per i maschietti? Tale sarebbe la dick lit (o secondo altri Lad-lit o Dude-lit), definizione fin troppo fluida e con un’ascendenza genealogica meno certa rispetto all’altra (che si considera, quasi senza eccezioni, figlia di Jane Austen e dei suoi romanzi; e se si tiene conto che la cara Jane era zitella dobbiamo assumere anche che si tratti di figlie illegittime, oppure credere in una qualche immacolata concezione…); formata da quei romanzi in cui azione, avventura, o qualunque altro attributo tipicamente (?) maschile se la spartisce con una qualche parvenza di sentimento, nel senso di romanzi che guardano al sesso, all’amore, alla famiglia,  alle relazioni da una prospettiva più propriamente mascolina, ma anche scritti da un uomo e letti prevalentemente (ma non esclusivamente) da uomini.

Per dare un’idea più precisa di cosa sarebbe questa dick-lit, qualcuno ha pensato, tra il serio e il faceto (laddove il serio consisterebbe nello stimolare una riflessione sull’utilità di questo tipo di definizioni, e il faceto nella rima tra chick e dick), di compilare una lista dei titoli più rappresentativi della suddetta.

  • Nick Hornby: Alta fedeltà
  • Hunter S. ThompsonCronache del rum
  • Ernest HemingwayFesta Mobile
  • Charles BukowskiDonne
  • Dan Brown – Il Codice DaVinci
  • Jonathan Safran FoerMolto forte, Incredibilmente vicino
  • Chuck Palahniuk – Fight Club
  • Nathaniel WestLa signorina cuorinfranti
  • David Foster WallaceLa scopa del sistema

Questa è la lista. A voi la discrezione di condividerla, rifiutarla, ampliarla, restringerla. Soprattutto dirci la vostra opinione in merito.

Ma fatta salva la distinzione tra generi letterari – che serve quantomeno ad orientare il lettore – vi siete mai chiesti a cosa servono queste etichette? A definire o a denigrare? E per quali fini si applicano? Indirizzare o vendere?

Personalmente guardo alla trama e allo stile, al limite mi fermo a considerare se ho voglia di leggere qualcosa di più o meno impegnativo. In definitiva, per me o è buona o è cattiva letteratura. Ma dal momento che anche quei “buona” o “cattiva” sono puramente soggettivi, un territorio libero e non meno insidioso, e non reputo il mio giudizio universale, mi domando, piuttosto, se non sarebbe tanto più semplice limitarci a parlare di letteratura senza aggettivi ed etichette.

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

2 Commenti
  1. Ma scherziamo?!? Alan D. Altieri e Cormac McCarthy – autori che ti fanno crescere il pelo sul petto mentre li leggi. “Pfui” al Codice Da Vinci!