#menodizero: quanto dovrebbe costare un libro?

Ieri mattina il seguitissimo account Twitter di Einaudi ha lanciato una discussione molto interessante intorno al prezzo dei libri; l’hashtag di riferimento era #menodizero e il tweet dal quale è scaturito il dibattito è questo: "la percezione che un libro valga #menodizero è pericolosa: si rischia di non poter più produrre letteratura."

 

tweet

 

Alcuni hanno visto in questa affermazione una risposta alla collana anticrisi Live lanciata recentemente dalla casa editrice Newton Compton, che dal 7 marzo ha mandato in libreria 12 titoli, non solo classici, a 0,99 cent. Un’iniziativa per contribuire a riportare i lettori in libreria in un momento decisamente difficile per il mercato editoriale, come nelle dichiarazioni della casa editrice, o l’ennesimo affondo ad un sistema già provato?

La discussione lanciata da Einaudi si è fatta ben presto affollatissima e ha offerto una serie di spunti interessanti che ci hanno spinto a riprenderla qui per sondare il parere della comunità di lettori forti e fortissimi che ci segue quotidianamente. Chi meglio di voi può dare una risposta a questa annosa questione? Chi meglio dei lettori che quotidianamente devono trovare il modo di placare la loro dipendenza da libri? 

La questione, come dicevamo, è tortuosa e difficilmente la si può liquidare in poche righe. Permettetemi dunque di semplificare estremamente, a partire dalle reazioni al sopracitato tweet che possiamo dividere – ripeto semplificando – in due fazioni: coloro che sostengono che il problema riguardi l’editoria, che dovrebbe sapersi aggiornare e trovare nuovi modi per sopravvivere in un mercato in continua evoluzione (che chiameremo Contro) e chi invece concorda sul fatto che politiche di prezzo così aggressive comportino un effettivo rischio di impoverimento della qualità dell’offerta letteraria (che chiameremo Pro).

Ecco alcune delle argomentazioni a sostegno delle due posizioni.

Pro:

– In un mercato dominato dalle ragioni del successo commerciale, spesso associato a politiche di prezzo aggressive, che chance hanno di emergere autori difficili, non immediati? Potranno sopravvivere scelte editoriali di qualità, non supportate dalle vendite? Per riassumere con un esempio lampante: il nuovo Dostoevskij riuscirebbe a venir fuori oggi?

– Editori e distributori sono destinati ad estinguersi in un mercato nel quale leggere costa pochissimo se non addirittura niente; qui torniamo all’altrettanto complessa questione della pirateria editoriale, della quale vi abbiamo già parlato e sulla quale si è recentemente pronunciato anche Vincenzo Latronico, in un articolo in cui confessa le ragioni che lo spingono a scaricare libri illegalmente, ammettendo un certo senso di colpa (ma con la certezza che la letteratura saprà sopravvivere). 

– Offrire qualunque prodotto artistico a "meno di zero" è un sintomo di decadenza culturale, in una società che vuole tutto gratis e non è grado di vedere oltre il proprio beneficio immediato.

– Il lettore si ferma spesso al prezzo del libro senza considerare (o senza conoscere) tutto il lavoro che c’è dietro l’uscita di un prodotto editoriale di un certo livello; buone traduzioni, editing accurato, edizioni esteticamente curate, che non si fanno uscire a meno di 1€.

Contro:

– Non sta ai consumatori preoccuparsi delle conseguenze (anche etiche) delle loro scelte; in un mercato editoriale libero il consumatore sceglierà sempre il servizio migliore al prezzo minore. È la concorrenza, bellezza.

– La ricerca di sconti e promozioni sembra essere sintomatica del fatto che il prezzo delle nuove uscite delle grandi case editrici è eccessivamente alto, problema spesso aggravato dal ritardo nelle uscite digitali o economiche delle novità editoriali di successo (e qui un lettore rinfaccia a Einaudi che a due anni dall'uscita, Open non sia ancora disponibile né in e-book né in edizione tascabile).

– I libri a prezzi stracciati – più utenti fanno riferimento all’iniziativa di Newton Compton, ma lo stesso vale per alcune promozioni di colossi come Amazon – permettono di avvicinare e incuriosire i non lettori, che potrebbero appassionarsi ed essere poi disposti a spendere di più in futuro.

– Al lettore non interessa possedere l'oggetto libro, ma leggere; per soddisfare questo bisogno ben vengano e-book, prestiti, biblioteche e quant’altro.

Come vedete gli stimoli sono tanti ed è difficile assumere una posizione netta; se è vero che il mercato dell’editoria è sottoposto alle regole di qualsiasi altro libero mercato e sta agli editori saper trovare la strada per sopravvivere, è altrettanto vero che il lettore è (o dovrebbe essere) il primo ad avere a cuore il futuro della letteratura e, pertanto, a pagare il giusto prezzo per un prodotto di qualità. Ma qual è il giusto prezzo? Mi sa che ho fatto il giro su me stessa; a voi dunque l’ardua sentenza. 

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

33 Commenti
  1. giusto prezzo è quando un editore non fa uscire un libro sapendo che poi lo sconterà del 25% ed Einaudi è tra questi.

  2. Sul prezzo di copertina del libro incidono diversi costi, oltre a quelli del lavoro redazionale. Uno di questi, il più importante, è lo sconto al distributore (Messaggerie, Pde Feltrinelli ecc.), che si porta via la fetta più succulenta. Quindi mi dite come fa una casa editrice a vendere libri a meno di zero se con quello che rimane deve perlomeno (se va bene) rientrare nei costi? è facile dire: “voglio il libro a 0,99 centesimi perché è un mio diritto da lettore”, ma chi i libri li fa, come sopravviverebbe, secondo voi? L’editoria è un’industria, e come tale va concepita. E i lettori dovrebbero iniziare a rendersene conto.

  3. Francesca, è impossibile non essere d’accordo con te, ma è allo stesso modo impossibile ignorare il fatto che se si è arrivato a questo punto è anche (o, meglio, soprattutto) per colpa di editori che pongono prezzi incredibilmente alti.

    E non parlo solo dei libri cartacei, ovviamente, ma anche degli ebook. Se già ha poco senso acquistare un cartaceo di bassa qualità a 20€ (parlo di qualità materiale, non artistica), ancora meno senso ha vendere ebook a 18€. Qual è in questo caso lo sconto al distributore?

    L’editoria è un’industria, e su questo sono d’accordissimo; ma fino a quando gli editori continueranno a pubblicare spazzatura (e qui parlo sia in senso artistico che materiale), spazzatura in quantità eccezionale, per poi mettere prezzi al limite del ridicolo in copertina, beh, è normale che i lettori siano incazzati. 20€ per un ebook degrada la cultura tanto quanto i 99 centesimi. Di questo gli editori dovrebbero iniziare a rendersene conto.

  4. Bello l’articolo, ma non concordo su una cosa, personalmente. Non è vero che il lettore non è interessato all’oggetto libro: il libro è importante, averlo in mano e vederlo in sui propri scaffali. E per averlo il lettore giustamente vuole che costino di meno, perché non sempre ci si accontenta dell’ebook. Ad esempio, io ho anche un ebook reader ma mi sono accorto che su quello ci leggo spesso solo i libri a cui do “meno importanza”, che anche se poi non li vedo esposti non mi interessa più di tanto. I libri belli, importanti, storici e classici, voglio vederli, sfogliarli e farci appunti sopra… però, seguendo un circolo vizioso, se tutti ragionassero come me, sugli ebook leggerebbero soltanto libri “mediocri” che costano poco o si trovano su internet, non comprando più le nuove uscite perché costano troppo.. Indi: ABBASSATE I PREZZI ALMENO UN PO’!

  5. Concordo con Jacopo, e aggiungo un problema venutosi a creare, per quanto mi riguarda, solo di recente. Ho quasi sempre letto solo classici, cosa che mi ha sempre permesso di non dovermi districare eccessivamente tra prezzi di copertina proibitivi vista l'alta reperibilità di edizioni economiche/usati/sconti ad essi inerenti. Insomma, se leggi libri "noti"/datati o, per l'appunto, considerabili classici, è facile trovare il giusto compromesso tra un prezzo abbordabile e una qualità decente.

    Il problema mi si è palesato nel momento in cui ho cominciato ad interessarmi maggiormente alla letteratura contemporanea e alle nuove uscite: un disastro! Libri di duecento pagine scarse, non tradotti, di fattura che, dall'alto della mia totale ignoranza in materia, definirei mediocre, a diciotto/venti euro. È tanto; è tanto a priori, è tanto per un libro così snello, è tantissimo per un lettore forte che di libri ne acquista ben più di uno al mese ed è tanto per coloro che, interagendo col settore, necessitano o hanno il mero desiderio di essere "in pari" col panorama editoriale.

    Qualche giorno fa ho twittato a Isbn di aver messo "La ragazza dei cocktail" nella lista della spesa tra le merendine e il dentifricio. Non era un modo di dire carino né una battuta: 17 euro di libro (scontato acquistandolo online) è una spesa che andrà preventivata compatibilmente con le uscite del mese. Perché di libri, nelle ultime due settimane, ne ho già comprati tre. E di questi tre ne ho letti due non in quanto Wonder Woman ma perché, in totale, non arrivavano alle duecento pagine. Solo per questi due ho speso 25 euro, e mi è anche andata fatta bene.

    Considera, inoltre, che noi lettori forti abbiamo per l'appunto la fortuna di saperci bene o male barcamenare nel panorama editoriale e, tra consigli e dritte di amici ed esperti, di rado ci capita la ciofeca vera e propria (parlo, almeno, per me). Ma pensa al lettore medio, che, in quanto meno avvezzo, può rimanere maggiormente abbagliato dal booktrailer, dalla quarta di copertina a effetto o non ho idea da cosa e spende diciotto/venti euro per un libro (o un ebook! un ebook!) qualitativamente scadente. Io non sarei incazzata, sarei furibonda. Ed estremamente sfiduciata.

    Più che di lettori inconsapevoli delle dinamiche dell'industria editoriale, tornando a quello che diceva Jacopo, parlerei di lettori incazzati. E in parte non posso dar loro torto.

  6. L’editoria ha dei costi e lo so, conosco i meccanismi essendoci in parte dentro. Però basta guardare i piccoli”medi editori che non si azzardano mai a far uscire un libro nuovo a più di 14/15 euro, ovviamente anche per fare mercato ma anche perché è eticamente giusto. Da un lato quindi che i grandi editori abbiamo prezzi assurdi aiuta forse i piccoli editori, ma qui poi subentra il problema della distribuzione, dove grandi catene come Feltrinelli e Mondadori snobbano totalmente gli editori poco o medio conosciuti e questo è sbagliatissimo. Quindi poi cosa mi trovo sullo scaffale del negozio? Il solito libro, per fare l’esempio, di Erri de Luca, il nuovo, che sono la bellezza di 80 pagine (tutte insieme, eh! Da non crederci) che costano dai 12 ai 15 euro.
    Io mi rifiuto.
    Mi rifiuto quando poi magari basta aspettare un anno e il libro costerà in versione tascabile i suoi 8/10 euro. Ma allora vi domando, cari editori: perché non fate uscire subito la versione tascabile? E’ probabile così che vendiate di più da subito…
    Ci state facendo smettere di leggere e state sostenendo la pirateria. (E sul discorso ebook nemmeno mi esprimo, perché far costare un libro di carta tipo 18 euro e l’ebook 14, mi sembra una CAGATA PAZZESCA) … *Seguirono 92 minuti di applausi*

  7. Oh, ne ho parlato giusto poco fa ò_ò
    Beh, inutile ripeterlo, i prezzi sono troppo alti. Soprattutto se vediamo case editrici anche medie-piccole che si danno da fare per fare uscire libri a 14-15-16 euro, a qualità nettamente superiore a quella di una prima edizione a più di 20, editata con le chiappe. Io mi rifiuto di pagare così tanto per trovarmi con così poco. E tristemente sono morbosamente legata all’oggetto libro, se potessi spenderei miliardi in libreria. E sono una che non spende di autobus se può andare a piedi, eh.
    Il problema secondo me è il fatto che la grande distribuzione è in mano alle grandi case editrici, che dettano i prezzi in piena libertà, totalmente svicolate dal contesto economico in cui si trovano.
    Comunque non credo che la NewtonCompton sia il problema. Il fatto è che sembra essere l’unica grande casa editrice che segue le regole del mercato, per questo la cosa ci sembra tanto assurda.

  8. Rifacciamoci ad alcuni dati certi, cosa dite? Poi sta a voi credere all’Associazione Italiana Editori o meno 😉

    “Il 40,4% dei titoli (e il 33,7% delle copie stampate e distribuite nei canali di vendita) di tutta la produzione (varia adulti e ragazzi + educativi) si colloca in una fascia di prezzo compresa tra 7,75-15,50 euro”. Dati AIE Osservatorio prezzi Italia-Europa (luglio-settembre 2011), la percentuale sopra citata si riferisce al 2009. “Il prezzo medio di copertina di tutta la produzione (esclusi i libri scolastici) rilevati da IE Informazioni editoriali nel 2010 (su una base di circa 60 mila record bibliografici) indicano un prezzo di 21,63 euro, contro i 20,65 in UK, 21,75 in Francia ecc.”

    Fatto salvo l’equo compenso a chi lavora nella filiera citato da Virginia – i lavoratori dell’industria editoriale non vengono pagati con i soldi del Monopoly – qual è il prezzo giusto (o etico) di un libro non può essere deciso a priori. Sta al lettore/consumatore decidere se comprare o non comprare, aspettare il tascabile, scegliere l’usato o come suggeriva Luigi Spagnol su Twitter ieri a margine della discussione #menodizero: “Vorrei sommessamente segnalare che per chi non può o non vuole spendere in libri esistono le biblioteche”.

  9. Insisto che il problema riguarda la percezione che i lettori hanno dell’industria editoriale. Qualcuno si sognerebbe mai di andare in un negozio H&M e protestare perché una maglia costa 20 euro? O di incazzarsi col supermercato perché il parmigiano reggiano (se è di qualità) costa 8 euro la confezione? Il libro è una merce come tutte le altre. E possiamo fare tutti i discorsi romantici che ci pare, ma rimane pur sempre un prodotto commerciale soggetto alla regole del mercato. Newton Compton non è “l’unica casa editrice che segue le regole del mercato”. Semplicemente nel mercato editoriale è equiparabile ai negozi dei cinesi, dove trovi roba di scarsa qualità a pochi spiccioli. Se vuoi l’acrilico vai dai cinesi, se vuoi la lana invece vai da un’altra parte.

  10. Francesca, tu protesteresti per del parmigiano reggiano scadente venduto a 15€? La roba di scarsa qualità, nel mondo dell’editoria, non la trovi a pochi spiccioli. Sono pochissime le collane che davvero meritano il prezzo che hanno in copertina.

    E Newton Compton non sarà l’unica casa editrice che segue le regole di mercato, ma è stata la prima ad avere prezzi onesti (non esiste aggettivo più calzante) per gli ebook. In questo istante Bompiani ha un ebook di Eco a 20€.

  11. L’Einaudi dovrebbe stare solo zitta. Vogliamo parlare dei suoi prezzi? Per una novità minimo 20.00!! Ma siamo impazziti? Con quei soldi una persona può mangiarci una settimana. La newton compton pubblica merda ed è ormai appurato. Il giusto sta nel mezzo….15.90 per una novità vanno più che bene. E la cosa veramente importante è quella di velocizzare la stampa delle edizioni economiche che, come in America e UK dovrebbero arrivare dopo 4-5 mesi dalla pubblicazione della prima versione (solitamente hardcover) e non dopo 2 anni!!!

  12. credo che Jacopo abbia centrato il problema:
    >>…tu protesteresti parmigiano reggiano scadente venduto a 15€? La roba di scarsa qualità, nel mondo dell’editoria, non la trovi a pochi spiccioli

    Finché leggevo i classici mi è andata bene, ma dopo…veramente Einaudi per me ha toccato il fondo quando ha pubblicato in “Stile Libero” Melissa P., il terzo libro, illeggibile. E’ questa la letteratura da salvaguardare ?
    Che poi spesso le grandi, che si occupano di fare letteratura per loro, si limitano a proporre i soliti autori (v. Eco), l’usato sicuro, o i romanzi scoperti stranieri, scoperti da altri.
    L’Einaudi e le altre dovrebbero protestare di meno e domandarsi dove sbagliano e cosa fare per recuperare i lettori persi, aiuterebbe forse libri degni di questo nome, editati a dovere. E aiuterebbe non vendere questi “capolavori” (son sempre così) a prezzi assurdi.

  13. Beh, sono d’accordo con Jacopo.
    Francesca, il mercato editoriale è un mercato ed è appunto per questo che mi stupisce il fatto che non segua le regole del mercato. Non è un caso se la Newton Compton è una delle poche case editrici col bilancio in attivo, buona parte delle BIG arrancano a fatica. Sono semplicemente pazzi. O ciechi. O entrambi. Fare uscire un libro a 20 euro è una scelta assurda, perché anche il lettore più forte e appassionato si chiederà più volte se comprarlo o meno. E io sono una lettrice ossessiva, una sniffacarta. Ma col cacchio che spendo 20 euro in qualcosa che altre case editrici offrono a 5-10 euro in meno. Io posso anche leggermelo in biblioteca, chi me lo impedisce? Ma gradirei un mercato editoriale più sano e meno avulso dal contesto, anche perché il rapporto tra case editrici e librerie è bello stretto, e il comportamento delle prime danneggia anche le seconde.
    Comunque vorrei giusto sottolineare che la NewtonCompton non pubblica solo mediocrità, eh. E lo sa bene, perché i titoli meritevoli li fa pagare di più xD Ma sempre intorno ai 16.

  14. @Francesca: D’accordissimo con te! Il punto è che quando compri una maglietta, più o meno tutto quello che puoi sapere su di essa lo scopri in quel momento, più il tempo di provarla. Un’altra differenza è che un libro ha un prezzo di copertina.

    Comunque, NC non è l’unico editore a seguire le regole del mercato. Anche Einaudi lo fa, proponendo prezzi che qualcuno definirebbe “proibitivi”. La cosa che fa male è che poi tutti (o quasi) fanno ricadere la colpa sul lettore.

  15. @LaLeggivendola: ciao Erica, tu affermi come “non è un caso se la Newton Compton è una delle poche case editrici col bilancio in attivo”, d’accordo. Per quanto? Non sindaco sulla qualità delle scelte editoriali della NC ma, come scrive Francesca Giannone, non è che abbiamo un mercato troppo piccolo per permetterci un grossista cinese (parlo dei prezzi) lì in mezzo?

    @Serenella: invochi un aumento dei paperback nel nostro paese, ma posso ricordarti quanto costano i libri negli USA? Queste sono le medie relative al 2010: Hardcover Fiction $28,05; Hardcover Non-Fiction $26,05; Trade Paperback Fiction $16,16; Trade Paperback Non-Fiction $20,99; Mass Market Paperback $8,68. Quest’ultimo segmento (i paperback mass market) sta morendo negli USA per via degli ebook.

    @Jacopo: l’edizione Kindle in lingua originale dell’ultimo della Cornwell costa $15,90; da noi sempre per Kindle “Letto d’ossa” costa €9,99. Attenzione quindi a parlare di prezzi onesti per gli ebook intesi come prezzi bassi (parlo di libri elettronici prodotti da case editrici); sempre prendendo la Cornwell come riferimento i suoi ebook italiani costano meno di quelli in inglese acquistabili negli USA.

    L’invito ai lettori forti è sempre lo stesso, se siete così abili a valutare la qualità di un testo, come traspare dai vostri commenti, vi bastano dieci minuti in libreria per capire se un libro vale la pena di essere acquistato o meno; e ancora, consultiamo inserti culturali, blog specializzati, siti come Finzioni che trattano di libri con passione e competenza… ma scusate, voi comprate al buio? Leggiamo tutti più consapevoli dato che è meglio non avere fame che un libro in più a scaffale (o sull’ereader).

  16. Attenzione, Luca, a fare paragoni con l’estero. Il libro che citi tu costa quasi 30$ in cartaceo – e parliamo della copertina rigida. In Italia la brossura costa 20€. In Inghilterra quello è il prezzo per la copertina rigida. Sempre in Inghilterra, la brossura è a £7.99, ossia 9€. Quindi (al cambio attuale e arrotondati):

    Copertina rigida:
    US, 22€ ($28,95)
    UK, 22€ (£18,99)
    IT, non disponibile (almeno su Amazon)

    Brossura:
    US, 8€ ($7,99)
    UK, 9€ (£7,99)
    IT, 17€

    Kindle:
    US, 12€ ($15,90)
    UK, 10€ (£8,99)
    IT, 10€

    Il prezzo digitale, in questo caso, è simile. Ma come la mettiamo con gli altri prezzi? L’unica spiegazione che mi so dare è che il cartaceo italiano è in copertina rigida e non in brossura come afferma Amazon. Se così non fosse, significherebbe che per lo stesso libro il prezzo è raddoppiato. I diritti di traduzione e la traduzione stessa giustificano un aumento in copertina del 100%?

  17. @Silvia Certo, dobbiamo considerare questo aspetto. A giudicare dal dibattito sui prezzi dei libri in corso negli USA però non è che il lettore nordamericano percepisca gli hardcover come economici, anzi 🙂

    @Jacopo Io sto attento, ma non confondiamo le mele con le pere, non stavamo parlando solo di ebook io e te? Stavo discutendo con Serenella di libri cartacei e con te di libri digitali. I costi che hanno gli statunitensi per digitalizzare gli ebook non sono diversi da quelli che hanno gli europei, e i prezzi dei loro libri digitali sono comunque alti secondo la maggioranza dei commentatori di questo post. Siamo d’accordo su questo? Il prezzo non è determinato solo dai costi di produzione.

    E poi non ho ben capito… rimarchi come nel nostro paese gli hardcover siano più economici? Torniamo sul nostro libro esempio: “Letto di ossa” non costa €17 ma €20 e mi risulta, ma vado a memoria – c’è qualcuno che può confermarmelo al volo? –, che sia proprio un cartonato con sovracoperta uscito per la collana Omnibus di Mondadori.

    Non posso credere che tu possa davvero fare il salto logico che fai dicendo: “Eh, caro editore, mi vendi una brossura, e pretendi €17 (che poi sono €20 ndLuca)”. Non è così. Mondadori ti sta vendendo una novità che da quando esiste il mercato costa di più di un libro della Cornwell già uscito (o sbaglio?). E potrebbe decidere di vendertelo anche in fogli A4 sciolti ma non lo fa, ti dà una confezione dignitosa, o no?

    Rispetto alla traduzione possiamo chiedere a Annamaria Biavasco e Valentina Guani quanto hanno preso e a Mondadori la somma pattuita da chi gestisce i diritti della Cornwell per concedere a Segrate il suo ultimo bestseller (e all’appello mancano le ore lavoro dei redattori, i grafici ecc.)… ma ti ripeto, è questo che vogliamo? Stabilire a tavolino il prezzo “etico” di un libro?

  18. La verità sta in mezzo. Pago molto volentieri un libro con un prezzo alto se la qualità del prodotto (non artisticamente parlando) è ottima. Ho pagato 20 euro libri che mi si sono aperti in mano perché rilegati malissimo, o incollati malissimo, su carta pessima, con 300 refusi. Allora lì sì che mi incazzo. Jacopo ha centrato il problema: magari i libri che reputiamo prodotti “scarsi” (la Cina dell’editoria, come ha detto Francesca) costassero tutti poco. Se esistesse una sorta di meritocrazia in merito ognuno saprebbe perfettamente cosa sta comprando e cosa aspettarsi.
    Sul kindle invece è giunto il momento che qualcosa si muova. E’ vero, il lavoro di redazione, grafica, impaginazione c’è lo stesso. Senza contare l’autore, che l’ha scritto indipendentemente dal supporto. Però la distribuzione e la stampa non ci sono. Il problema alla base è che i libri digitali hanno l’iva al 20% (ora 21%) mentre i cartacei seguono quella dei giornali, cioè il 4% (credo sia ancora così, se non lo fosse mi scuso in anticipo). Il gap sta anche qui, mi sa.

  19. Luca tu puoi avere tutti i dati alla mano che vuoi, ma io leggendo spesso in lingua mi accorgo della differenza di prezzo. Ci sono pochi libri per cui devo correre in libreria il giorno stesso, quindi non è un problema aspettare. Non credo che il paperback stia morendo, anzi, se i prezzi degli Hardback sono così proibitivi è una mossa spontanea accaparrasi la versione economica.

    Il nuovo libro della Cornwell ha un costo di 28.95 ma sia su amazon che su altri store online lo si trova scontato del 45%, quindi lo si pagherebbe “solo” 15,98. In Italia il medesimo libro costa 20.00 e scontato 17.00. La differenza è minima, ma c’è. Ovviamente verrà rilasciata a settembre una versione economica a 9.99. Da noi quando avverrò ciò? E probabilmente sarà il solito “finto” prezzo economico sui 13.00.

  20. @Silvia Ciao! È una faticaccia trovare questi dati, lasciameli 😉 A ogni modo, il declino del mercato paperback USA è un’evidenza statistica non una mia supposizione. Magari il nostro sfolgorerà in questi anni ma in genere le tendenze statunitensi diventano anche italiane dopo un tot di tempo. Ma torniamo alle scelte di Mondadori per i libri della Cornwell, vuoi?

    “Il fattore Scarpetta” è uscito come novità negli Omnibus nel 2010 a €20 (ok, scontato €17); nel 2011 è apparso nella collana Numeri Primi a €13 (ok, scontato €11); nel 2013 infine negli Oscar bestsellers a €10,50 (ok, scontato €8 circa). Quindi, ti chiedo, il paperback “finale” (escludendo l’ebook a €6,99) è la versione economica che aspettavi o è comunque troppo caro? Secondo te la versione intermedia è inaccettabile? Allora che i lettori come te si organizzino e facciano sentire forte la loro voce 🙂

  21. Si certo sarebbe accettabile per carità, ma resta il fatto che per una vera versione economica si sono aspettati due anni. Ora abbiamo scelto un libro di una scrittrice popolarissima come unità di misura, ma se un determinato libro non dovesse soddisfare le vendita, avrebbe mai un’ edizione economica? Ne dubito. Raramente i libri flop ricevono una seconda possibilità. E qualora io fossi interessata al libro in questione dovrei prendere l’edizione dai 15.00 ai 20.00 euro?

  22. Io a dire il vero non mi sono mai limitato o al digitale o al cartaceo. E, sì, qui si sta anche parlando di prezzo etico (o, più propriamente, di prezzo giusto). 20€ per un libraccio con carta gialla e ruvida, sinceramente, mi sembra un affronto all’intelligenza di chiunque. E il ricorrere al “sì, ma è una novità” non è una risposta a meno che non si voglia un mercato completamente deregolamentato.

  23. @Serenella 🙂 Ti dirò di più, anche libri di successo possono non approdare mai al mercato del tascabile, incredibile eh? È una scelta commerciale decidere se fare un’edizione economica o meno, se farla a distanza di un anno o tre… Il consumatore dalla sua può premiare le politiche di prezzo di un editore o al contrario non acquistare i suoi prodotti proprio perché troppo cari.

    @Jacopo Infatti ero io che mi ero limitato al digitale, vabbeh. Il prezzo giusto (opinione mia eh?) non si decide in modo democratico ma è il produttore del bene a stabilirlo in base alla domanda. E dato che non parliamo di beni di prima necessità un “fair price” per il prodotto libro – a prescindere dalla sua qualità intrinseca (ripeto, stabilta nel caso specifico da chi?) – non ha ragione di essere.

  24. Luca, non si sta cercando il pelo nell’uovo. Libracci che alcuni editori vendono a 10€ altri li vendono al doppio. Il fatto che si parli o meno di beni di prima necessità è irrilevante: la pratica del cartello è punita anche per i beni non di prima necessità. E nessuno deve stabilire i parametri della qualità. Tu stai facendo discorsi normativi di cui non c’è alcuna necessità: il prezzo deve essere stabilito in maniera democratica? Mai detto e – soprattutto – mai pensato. Anzi, sostenerlo mi sembra una cosa piuttosto stupida, così come mi sembra stupido cercare qualcuno che debba stabilire la qualità intrinseca. Non è una reazione chimica da fare al bilancino; è una questione di buon senso. Se l’unico modo per avere l’oggetto X è quello di spendere una cifra nettamente superiore al suo valore, io consumatore mi incazzo. Tutti i discorsi su sovrapprezzo e sottoprezzo sono fatti senza sentire la necessità di qualcuno col righello in mano.

  25. @Jacopo Ok, dimentica “maniera democratica”, espressione infelice. Diciamo allora, prezzo “stabilito in modo diverso da quanto si fa finora”, non riesco a capire quale sia per te ma non è importante. Altra cosa, un cartello per me non esiste, per te non so. Ad oggi l’unico modo per avere il libro X è pagare il prezzo di copertina; non è un discorso normatvo ma uno spaccato di come funziona questa industria in base alla mia esperienza, dalla piccola casa editrice al grande gruppo editoriale. P.S. Io non credo esistano libracci o libri buoni ma solo libri che vale la pena comprare o meno. Se sono troppo cari, anche se vorrei aggiungerli alla mia blbioteca, non li compro.

  26. Perdonami, ma davvero mi sembra impossibile che tu non abbia mai visti libri fatti male, ma solo libri fatti bene. Quando aNobii ebbe l’esilarante idea di fare un libro con le recensioni dei lettori, risparmiò a tal punto che le pagine si staccavano dopo una sola apertura del libro. Prendi un Oscar Mondadori e un libro di Adelphi (o di Bollati Boringhieri): ti sembrano seriamente allo stesso livello qualitativo? Bada che parliamo del libro come oggetto, ossia delle qualità materiali, non di quelle artistiche. E questo è un discorso che puoi fare anche se il libro non vuoi acquistarlo.

    Per quanto riguarda il prezzo, ciò che mi interessa è che l’editore non abbia sulla singola copia margini di profitto eccessivi. (dico “singola copia” perché so benissimo che i guadagni che hanno su certi titoli servono a recuperare sia le enormi quantità che vanno al macero, sia le centinaia di libri che vengono stampate senza che davvero meritino).

  27. @Jacopo Fosse per me i libri sarebbero tutti cartonati in brossura cucita a filo refe ma i paperback devono esistere o non siamo d’accordo nemmeno su questo? Rispetto ai libri “fatti male” che mi citi mi permetto di segnalarti un pezzo di Bertelli uscito su Minima&Moralia: “Chiesi al mio amico perché [stessero gettando volumi fuori dal furgone che faceva fatica in salita], lui alzò le spalle e sorrise: I don’t know, I guess they were not real books. […] Se si fosse trattato dei ‘libri veri’ ciò non sarebbe accaduto. Penso allora a quei libri gettati: edizioni paragonabili ai piatti di plastica con cui si fanno i rinfreschi, disse lui”.

    Mi sembra che i paperback italiani non siano al livello di quelli anglosassoni, no? Siano vale a dire fatti meglio. A questo punto non ci resta che sospendere la discussione fra noi. Troviamoci in libreria (a Bologna?) e giudichiamo dal vivo se i librai accettano davvero i prodotti scadenti di cui parli, poi se ti va pubblichi la nostra ricognizione su Finzioni come reportage, che ne dici?