Moby Dick, sicuri di conoscerlo?

Non sono pochi i romanzi che si rifanno a una storia vera, che prendono spunto da un fatto di cronaca o si basano su un personaggio storico. Però sono davvero pochi quelli passati alla storia, che ebbero al loro tempo una tiepidissima accoglienza dalla critica, si ispirarono a un terrificante fatto di trent'anni precedente e il motore dell'azione era una balena. Esattamente, Moby Dick.

We have been stove by a whale.

Se ne accorse il Signor Chase, primo ufficiale. Il capitano Pollard rimase sbalordito e senza parole, mentre la barca affondava.

Ecco il nucleo del naufragio da cui Melville era stato tanto colpito da scriverci un romanzo, una volta edito il libro, si recò a Nantucket per visitare il paese di cui aveva parlato e incontrare Pollard, un tempo capitano della Essex. Lui lo aveva chiamato Capitano Achab e la nave aveva nome Pequod, ma questo non conta. Il capitano aveva ormai sessant'anni, Melville incontrò un uomo «imponente, modesto e umile», non può immaginare che sarà proprio la storia di quell'uomo a farlo ricordare ancora quasi due secoli dopo.

Moby Dick, la caccia alla balena bianca, la conosciamo tutti, più o meno bene. Ma la storia del capitano Pollard, del primo ufficiale Chase e della baleniera Essex? Eccovi serviti.

La nave salpò il 14 agosto 1919 per un viaggio che doveva durare due o tre anni e, dopo piccole e grandi peripezie, tra le quali come non citare l'incidente in cui un marinaio dette totalmente fuoco a un'isola delle Galapagos, nel novembre fu attaccata più volte da una balena e quasi distrutta. L'unica soluzione possibile era dividere l'equipaggio nelle tre scialuppe, che non si diressero a sud verso le vicine terre sulle quali si narravano atti di cannibalismo, ma tentarono la fortuna verso nord. E la fortuna non sorrise loro. Le scorte di viveri finiro presto, ma non si vedeva terra abitata all'orizzonte. Tre di loro si fermarono su di un'isola totalemente sterile e, a discapito delle previsioni, rimasero in vita mangiando uova di crostacei, fino a che non furono ritrovati e salvati da una nave australiana. Un'altra delle scialuppe fu rinvenuta poco lontano con tre scheletri a bordo.

Ben diversa la sorte per le scialuppe guidate da Pollard e da Chase, qui gli uomini iniziarono a morire e i vivi sopravvissero mangiando le loro carni. Quando queste furono finite, iniziarono a tirare a sorte tra loro, per decidere la prossima vittima. Quando li tirarono in salvo, intenti a distruggere le ossa per recuperarne l'interno, vennero perdonati tutti tranne il capitano, accusato di "incesto gastronomico" essendoci fra i compagni mangiati anche un suo giovane cugino.

E qu finisce la parte meno nota e più triste di Moby Dick.

Giulia Gestri

Nomade per caso o per vocazione. Ha libri ovunque nel mondo, ma per mandarla in crisi basta chiederle da dove viene.

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