Morrissey e il successo delle autobiografie

Confessare, mettersi a nudo, rivelare. Le autobiografie, oggi più che mai, servono a questo, ma di recente osserviamo una produzione davvero generosa di pubblicazioni in cui a raccontarsi sono personaggi noti. Musicisti, calciatori, allenatori, politici, ex-poltici, ex-pornostar che scrivono autobiografie o romanzi più o meno autobiografici. Basta farsi un giro in libreria e ci si rende conto che di titoli di questo genere se ne pubblicano a grappoli, al punto che è davvero difficile scegliere. Sarà vero che Morrissey ha scritto di aver avuto rapporti con altri uomini? Ma Ferguson che avrà detto di Rooney? Jenna Jameson, come scrittrice, sarà meglio di Sasha Grey? 

L'argomento caldo di questi giorni è l'uscita di Autobiography di Morrissey, il libro di memorie del frontman degli Smiths pubblicato nella collana Penguin Classics tra Dante e Dumas e già in vetta alle classifiche del Regno Unito con 35mila copie vendute nella prima settimana. I fan diventano lettori o i lettori diventano fan, in ogni caso il libro va a ruba perché Morrissey è un'icona e perché le autobiografie sollecitano enormemente la nostra curiosità. Lo sanno bene coloro che gravitano attorno a questo tipo di pubblicazioni e che non mancano di impacchettarle assieme alla rivelazione-omaggio, l'argomento di cui Morrissey, o l'autobiografo di turno, sarà finalmente disposto a parlare. Del resto, perché prendersi la briga di scrivere (o farsi scrivere) un'autobiografia se non si ha niente di importante da dire? Di solito uno i conti li fa alla fine, perciò le autobiografie intese come momento per tirare le somme avrebbe senso scriverle a novant'anni. Queste memorie, invece, si inseriscono come tasselli di un mosaico diverso, vengono tirate fuori al momento opportuno per impolpare le vendite di un album appena uscito, per risollevare la reputazione di un personaggio caduto in disgrazia o per riconquistare la scena a danno di qualcuno che nel frattempo ha fatto troppo il galletto al posto nostro.

Ogni libro si iscrive alla sua zona specifica, ma il fatto evidente è che queste autobiografie (o memorie romanzate, o rivelazioni, o libri-intervista) tirano moltissimo, in tutte le salse. Giusto per far notare la grande quantità di titoli che di sicuro avrete incontrato tra gli scaffali delle librerie, tra le pagine di giornali e blog e tra i tweet di chi parla di libri, in ordine sparso ricordo alcune tra le pubblicazioni recenti che ho trovato un po' ovunque. Spopolano quelle di argomento calcistico come Io, Ibra di Zatlan Ibrahimovic, Testa, cuore e gambe di Antonio Conte, Penso quindi gioco di Andrea Pirlo, Il calcio fa bene di Cesare Prandelli. Per i lettori inglesi le uscite succulente di questo periodo sono l'autobiografia di Alex Ferguson (che in Italia uscirà l'anno prossimo per Bompiani) e di Rio Ferdinand. Svetta su tutti, però, il celebratissimo Open di Andre Agassi, diventato un vero e proprio punto di riferimento per chi vuole scrivere, pubblicare e leggere volumi di questo tipo. Come detto, però, non sono solo gli sportivi a praticare il genere. Freschissimi di stampa sono I cowboy non mollano mai di Max Pezzali (Isbn edizioni) e Gratitude di Jovanotti (Einaudi), anche se quando si parla di incursioni in libreria da parte dei musicisti italiani il primato resta a Luciano Ligabue, tornato sugli scaffali con La vita non è in rima ma da anni presente grazie alle sue precedenti prove come romanziere, poeta e autore di racconti. 

Finché c'è personaggio, c'è libro. Poco importa se il personaggio sia dentro o fuori il libro. Di opere firmate dai politici ce ne sono a iosa, molte delle quali con dei faccioni in copertina che non si capisce se sia la prima o la quarta. Più che di autobiografie, si tratta spesso di instant book tirati fuori prima, dopo o durante le elezioni, memorie inzuppate nei programmi elettorali. Meglio soffermarsi, allora, su quello che sembra essere ormai un giovane ma robusto nuovo filone, vale a dire il romanzo dell'ex-pornostar. Tecnicamente e ufficialmente siamo fuori dall'ambito autobiografico, sebbene queste opere ammicchino in modo vistoso alla biografia dei loro autori e delle loro autrici. In Italia il pioniere è Rocco Siffredi con Io, Rocco (autobiograrfia vera e propria), ma i riflettori negli ultimi mesi sono stati tutti per Sasha Grey e il suo The Juliette Society, a cui ora segue il romanzo di un'altra ex-pornostar, Jenna Jameson, che dopo How To Become A Pornstar torna in libreria con il romanzo Sugar.

Questa lunga disamina mostra come il genere autobiografico, se associato ai personaggi-autori giusti, sia di fatto uno dei generi più redditizi, capace di portare in libreria molte persone solitamente poco avvezze alla pratica della lettura. Ma, come è noto, il dibattito su qualità e quantità è ben lontano dall'essere risolto e per molti è meglio non leggere piuttosto che leggere Io, Ibra Il rumore dei baci a vuoto. Personalmente, pur avendo presente la differenza incontestabile tra un libro di Kafka e un libro di Prandelli, non mi intristico se in libreria, alla cassa, mi ritrovo tra un lettore-tifoso, un lettore-fan o un lettore-elettore. I lettori sono lettori e basta, ognuno con i propri gusti più o meno raffinati. In fondo, è più triste una libreria vuota, credo.   

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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