Paese che vai, libro che trovi?

Photocredit: targetmaps, Books published per country per year

Quando si parla di eReader e libri digitali è difficile tirare le somme per trarne uno spaccato della situazione attuale: si tratta di una tecnologia che non ha attecchito uniformemente in tutti i Paesi industrializzati, nonostante questi siano belli e globalizzati da un pezzo. È quantomeno affascinante, quindi, osservare tendenze a volte profondamente opposte di nazione in nazione — persino di regione in regione. I diversi modi di considerare la lettura, gli eBook e il digitale nel mondo, la dicono lunga sulle inclinazioni di una certa cultura.

Parigi, ad esempio, conta ben 700 librerie cittadine mentre Mosca, la cui popolazione è maggiore di ben 5 volte, ne possiede appena 226. E pare che il numero si stia progressivamente riducendo: un po' a causa degli affitti altissimi, tale per cui una libreria è considerata alla stregua dei negozi di alcolici — come dire che i libri sono un bene di lusso, e se ne può fare volentieri a meno; un po', invece, è dovuto proprio al fatto che i russi non leggono più. Sembra, infatti, che durante il 2014 più della metà della popolazione non abbia letto nemmeno un libro. Lo scenario è agghiacciante, diremmo noi (anzi, lo diciamo proprio), e c'è chi spera nell'interventismo governativo per riaccendere interesse e passione per la lettura.

Tutta un'altra storia, invece, Canadaanche a Toronto stanno arrivando i distributori automatici di libri, come era accaduto nel lontano biennio 2010-2011, prima in Germania, poi in Italia grazie alle edizioni Senza Patria e successivamente in Giappone. I distributori sono stati commissionati dalla Toronto Public Library, ultimamente molto attiva nel proselitismo letteraio, e saranno installati presso la Union Station — cosa c'è di meglio di un bel libro, per un viaggio?

Contraddittorio è invece lo scenario statunitense: mentre gli abbonamenti all'edizione digitale del New York Times sono schizzati alle stelle, raggiungendo nell'ultimo periodo la po' po' di cifra di 1 milione di abbonati e riportando all'attivo il fatturato del quotidiano, da inizio anno a fine Luglio le vendite di eBook sono calate del 9,3%. I dati sono stati raccolti dalla Association of American Publishers su un campione di 1200 editori, e mostrano una correlazione abbastanza diretta con le nuove politiche di agency pricing strette dalle famigerate Big Five (leggasi MacMillan, HarperCollins, Penguin/Random House, Hachette e Simon and Schuster) in seguito alle dispute legali intercorse con le distribuzioni di Apple e Amazon. I prezzi dei libri digitali sono passati da una media di $9,99 a $14,99: capite anche voi che non di rado conviene, in questi casi, acquistare una copia cartacea dello stesso libro, nonostante la soluzione possa apparire meno comoda.

Meanwhile, in Inghilterra cresce il possesso pro-capite di eReader: il numero di lettori digitali è passato da un 4% nel 2013 a un 28% a fine 2014. Niente affatto male, e questo perché l'Inghilterra è un Paese in cui la lettura rimane un valore costante, e costanti sono anche le vendite di eBook — pari al 30% dei libri venduti. Si tratta di dati promettenti per il digitale, ma che non si avvicinano ancora lontanamente alle vendite dei cari vecchi paperback.

Si tratta di un bel minestrone, e chi ci capisce è bravo: ci sono Paesi entusiasti della lettura, e altri che la abbandonano per sempre; Paesi gasatissimi sul digitale, e altri che storcono il naso e lo infilano volentieri tra le pagine di carta. E così siamo punto e accapo: come si fa a capire chi legge cosa? Si potrebbe obiettare che chi se ne strafrega, certo, perché a noi leggere ci piace un sacco e che gli altri facciano un po' come pare loro, ma è innegabile che le situazioni iternazionali influenzino, seppure di sbieco, la nostra facoltà di leggere.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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