Pettegolezzi letterari

Caffè? Cappuccino? Cornetti Caldi? Ciambelle? Non fate complimenti, questo è il bar di Finzioni, sedetevi e state un poco con noi. Vi piace? Qui si sta bene, ci incontriamo, trascorriamo del tempo insieme, discutiamo di libri ma, perché no, anche di altro e, come in tutti i bar rispettabili, facciamo del sano pettegolezzo. Oggi stiamo parlando di alcune stranezze da letterati che ci ha illustrato Flavorwire; sentite qui: ce ne sono delle belle.

Molti scrittori amavano gli animali, ma non si limitavano al cane o gatto di compagnia. Grip I, Grip II, Sultan, Linda, Don, Bumble, Timber, Turk, Mrs Bouncer, Williamina, Dick, Newman Noggs e Moscardo. Sono i nomi che aveva dato Charles Dickens rispettivamente ai suoi due corvi, due San Bernardo, due Terranova, uno Spaniel, un Mastino, un Volpino, un gatto, un canarino e un pony. Moscardo non c'entra niente: era il mio cane, ma mi piaceva metterlo lì. Anche se molti, erano tutti animali comuni; non fece così Chechov, che possedeva una mangusta chiamata Svoloch. Il pet, descritto in una lettera dallo stesso Chechov come «un incrocio tra un ratto, coccodrillo, una tigre e una scimmia», rimase in compagnia dello scrittore per poco più di un anno, poi fu donato allo Zoo di Mosca, vista l'impossibilità di seguire il padrone nei suoi viaggi. Svoloch morì pochi anni dopo, in tenera età per una mangusta.

Rimaniamo in tema faunistico con Friedrich von Schiller che vedeva (o meglio, annusava) nei moscerini della frutta il suo principale spunto. In particolare, egli teneva delle mele marce sotto la scrivania e le odorava per evocare i frutteti della sua giovinezza. I frutteti, invece, mi evocano un altro autore e un'altra particolare forma di ispirazione. Sto parlando di D.H. Lawrence che aveva l'abitudine, per concentrarsi, di arrampicarsi nudo sugli alberi di gelso. Qui le domande sono, fondamentalmente, due: perché proprio i gelsi? Come faceva quando gelsi a portata di mano non c'erano, aveva un albero di riserva? Credo che non riuscirò a leggere più un suo brano senza immaginarmelo nudo su di un gelso; e non so quanto ciò sarà fruttuoso.

Ma non finisce qui. Kant era noto per tutte le sue particolarità, per il suo carattere e per la sua precisione, ma non tutti sanno che aveva bisogno di un aiutante per liberarsi dalle coperte; l'operazione doveva avvenire alle 5.00 precise ogni mattina. Infine parliamo della giornalista statunitense Katherine Anne Porter che, invece dei quadri, mostrava ai suoi ospiti… una bara. Si trattava di un oggetto in legno di pino finemente dipinto con colori vivaci. De gustibus…

E voi, ne sapete delle altre?

Giulia Gestri

Nomade per caso o per vocazione. Ha libri ovunque nel mondo, ma per mandarla in crisi basta chiederle da dove viene.

2 Commenti
  1. Momento Pedante: Katherine Anne Porter era giornalista, ma soprattutto scrittrice – Pulitzer per il romanzo La Nave dei Folli, ma soprattutto autrice di racconti fra i più belli del Novecento Americano. Consigliatissime le Collected Stories che si trovano su Amazon a prezzi contenuti.

    Tornando agli animali da compagnia, non si può non menzionare Gérard de Nerval, che notoriamente andava in giro per Parigi colla sua amata aragosta, Thibault, al guinzaglio.