Ci sono libri che salvano la vita di chi li scrive e libri che cambiano la vita di chi li legge. Niente di trascendentale per tutti noi che gravitiamo nell'orbita di Finzioni. Ma quando le incontriamo, queste storie, ci piace raccontarvele. Soprattutto le seconde, essendo il nostro vanto più in quello che abbiamo letto che in quello che abbiamo scritto.

Questa, in particolare, arriva da una sezione di BookRiot denominata My Reading Life, nata con il fine di valorizzare il modo in cui i libri e la lettura hanno dato forma alle persone che siamo e a come viviamo.

Questa volta tocca a Kevin Smokler, autore (non a caso) di Practical Classics: 50 Reason to Reread 50 Books You Haven’t Touched Since High School, e di altri contributi apparsi variamente su LA Times, San Francisco Chronicle, Publisher Weekly etc.. Ma ai tempi in cui la storia in oggetto comincia, egli non è che uno studente di college, più interessato alle scorribande con gli amici che ai libri. Nonostante «I had loved books my entire life», Kevin aveva sviluppato, ad un certo punto, una sorta di repulsione nei confronti della lettura, determinata dalle modalità del sistema scolastico, all’interno del quale i libri erano passati dall’essere qualcosa di emozionante ad essere qualcosa di imposto, assegnato, da sezionare e analizzare per gli esami. Finché, nell’autunno del 1993, un’amica decide di prestargli And The Band Played on di Randy Shilts, dicendogli semplicemente: «Se siamo i buoni amici che crediamo di essere, leggilo. Capirai chi sono veramente».

Ho messo questo grande, intimidente, libro vicino al mio letto e fatto ciò che mi era stato chiesto. Ho letto un capitolo, dalle due alle cinque pagine, ogni notte. Talvolta, solo un paragrafo prima di trovare un pretesto per smettere. Per finirlo mi ci è voluto l’intero anno accademico e la prima settimana dell’estate. (…) ma quando l’ho terminato, nonostante la rabbia, lo shock e il dolore, ciò che ho detto, forte e chiaro, in quella stessa stanza vuota dove la mia amica me l’aveva inizialmente prestato, è stato: «Ecco ciò che mi mancava»

E da allora non ha mai più smesso di leggerlo, rileggerlo, regalarlo alle persone importanti della sua vita. And The Band Played on è diventato il libro della svolta, del rinnovato incontro con una lettura efficace e generosa; ciò che gli ha dato lo slancio per diventare uno scrittore, insegnato il valore della parola scritta. Più di ogni altra cosa, gli ha ricordato che, come esseri umani, non viviamo solo per noi stessi, e condividiamo con gli altri i problemi, i drammi, le derive più angoscianti, anche quando, apparentemente, non ci toccano.

And The Band Played on è centrato sul tema dell’AIDS, dettaglio non trascurabile, se avete avuto la bontà di aprire il primo link, perché anche l’altra storia tratta della stessa problematica, quasi la gravità e la drammaticità dell’AIDS non siano di per sé auto-rivelanti, e ci sia bisogno, sempre e ancora, di leggerne o scriverne, per ricordarsene:

Non avevo l’AIDS e non conoscevo nessuno che ne soffrisse. Ero troppo giovane per comprendere la portata e l’ingiustizia perpetrata contro questi malati nel periodo esaminato da Randy Shilts (…) Siamo persone impegnate che devono trovare il tempo di leggere. Vale la pena allora chiedersi perché dovremmo passare il nostro tempo a leggere 650 pagine su una malattia vecchia di tre decadi che continua ad uccidere migliaia di persone all’anno, ma che, ora come ora, sono per la maggior parte povere, di colore, lontane e sconosciute. La mia risposta è: credo che la grande letteratura (e la musica, e il cinema, e il teatro) sia stimolante a prescindere dal soggetto. Ci ricorda della smisuratezza della creatività e della passione umana, di ciò che possiamo realizzare, di quanto ricche siano le nostre storie, dei geni come Randy Shilts, e di come i grandi libri possano liberarci dai nostri sciocchi personalismi.

È esattamente questa la magia dei libri: lettere infilate l’una dietro l’altra, parole, frasi, che riescono a materializzare pensieri, emozioni, sensazioni, gioie, dolori che a volte percepiamo senza esserne coscienti; che ci sensibilizzano rispetto a temi che forse (se siamo fortunati) non sperimenteremo mai di persona, ma che non per questo devono rimanerci estranei, o peggio rifiutati, scartati, pregiudicati dalla nostra ignoranza.

Sarebbe troppo banale e scontato, adesso, chiudere questo articolo chiedendovi almeno il titolo del libro che, più degli altri, ha cambiato la vostra vita di lettori?