Quali sono gli scrittori più rubati in libreria?

Saltiamo i preamboli e arriviamo subito al punto: Il tempo tiranno tra una festa e l’altra e un problema alla mano destra mi obbligano a porvi la domanda senza girarci troppo intorno: avete mai rubato un libro? Nel caso, badate, non mi interessa sapere perché… la crisi, il costo dei libri che lievita come se avessero impastato carta e inchiostro con una bustina di Pane degli Angeli. Colpa dell’Iva al 21%?

Non accuso e non giustifico; se ve lo chiedo è solo perché su Nerve ho trovato questo articolo qui che elencava i libri (e gli autori) che, a quanto pare, tirerebbero maggiormente fuori il lato cleptomane di certi lettori.

Charles Bukowski, Jack Kerouac, Hunter S. Thompson sono in cima alla lista. E nessuno pare sorprendersi più di tanto: se come lettori siamo lo specchio di quello che leggiamo… E tuttavia questo tipo di teoria decade verticalmente quando scopriamo che a ruota seguono David Sedaris, Ernest Hemigway e F. Scott Fitzgerald, pezzi di autori pure questi, ma probabilmente immaginiamo i loro lettori non esattamente come «nerdy criminals that simply must know what ends up happening with Gatsby».

Qui bisogna approfondire e capire: perché uno ruba un libro? Per un atto di goliardia? Per una forma patologica, al limite del drogato-libro-dipendente, che avendo dato fondo ad ogni altro tipo di risorsa ricorre al furto pur di procurarsi la propria dose di lettura quotidiana?

Well there’s no right or wrong answer, as it’s ultimately up to taste. (sic!)

Ma voi, invece, voi dico, e scusate se mi ripeto: avete mai rubato un libro? Se l’avete fatto (o anche no, ma l’avete sognato), e non volete (comprensibilmente) autodenunciarvi, firmate i commenti come Anonimo o X, Y, Z, Tizio, Caio, Sempronio, Arséne Lupin… Ci basta sapere quali: sarebbe interessante stilare una contro classifica da opporre a quella di Nerve, magari con Fabio Volo, Barbara D’Urso e la Parodi al primo posto ex equo.

In fondo siamo agli sgoccioli dell’anno: quale momento migliore per invocare buoni propositi, confessando i nostri peccati passati per poi promettere che no, davvero non lo faccio proprio più (tranne nel caso delle fatiche letterar-natalizie di Vespa che si trafugano dagli scaffali solo per avere qualcosa di vecchio da buttare la notte dell’ultimo dell’anno).

Buon Anno a tutti. E mi raccomando, a mezzanotte, il botto fatelo leggendo! (possibilmente libri NON rubati!)

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

8 Commenti
  1. Io un libro una volta, tanti anni fa, l’ho rubato. Una notte, alla fine di una festa in un giardino pubblico (eviterò di dire che festa e in quale città) mi sono introdotto dentro lo stand di una libreria con un paio di amici e ognuno di noi si è fregato qualcosa. Il mio bottino è stato “Spiriti” di Stefano Benni. Dopo circa quattro anni, in un altra città, ho avuto la fortuna di assistere a un incontro con lo stesso Benni e avendo la refurtiva con me, me lo feci autografare. Chissà se avesse saputo che era rubato…ma forse, considerato il personaggio, mi avrebbe fatto i complimenti! 🙂

  2. Io ho rubato deliberatamente Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Carver, la prima edizione tra l’altro. Dovevo assolutamente regalarlo e in quel periodo non si trovava in commercio perchè era in ristampa, ci ho anche scritto la dedica dentro.
    Non l’ho proprio rubato però: l’ho preso in prestito, poi quando la minimum fax l’ha ristampato l’ho comprato e l’ho portato in biblioteca, dicendo che quello che avevo preso in prestito l’avevo perso.

  3. Con orgoglio intellettuale e da esproprio proletario, ho rubato due soli libri in vita mia. Si, perché quando si hanno pochi spiccioli nella saccoccia, anche spendere cinque o sei euro (faccio un esempio minimo) è pericoloso. Comunque, i libri in questione sono: Opere complete di un certo Arturo Rimbaud e recentemente “Il caso Maiorana” di Leonardo Sciascia. Mea culpa, mea gravissima culpa: NO!

  4. Mmmh…diciamo che più che altro ho rubato libri a miei parenti, in differenti contesti e con differenti modalità (io pensavo fosse un crimine particolarmente odioso, ma poi i miei studi di diritto penale mi hanno sgravato la coscienza e quindi, in quanto non punibile, lo confesso apertamente). Il più grave -o forse dovrei dire il più sensazionale- direi il furto di una collezione di Dylan Dog, dal numero 1 al 50 (non è colpa mia se mio cugino li aveva chiusi impietosamente in un armadio; evidentemente, era perchè non gli interessavano più. No?). Poi una copia di ‘Baudolino’, abbandonata a se stessa in casa di un mio zio (anche in questo caso, dunque, un salvataggio a fin di bene: un simile libro meritava ben altra considerazione). Quanto ai furti potenziali, sono anni che aspetto l’occasione giusta per mettere le mani su ‘A sangue freddo’ di Capote, che la Garzanti insiste nel vendere a cifre vergognose. Non mi resta che aspettare l’occasione propizia. Che un qualche parente ne acquisti una copia, voglio dire. 🙂

  5. Ho rubato due libri in tutta la mia vita: il primo all’asilo, il libro della Pimpa che un mio compagno di classe si ostinava a maltrattare scarabocchiandolo. Ho avuto pietà e compiendo una buona azione me ne sono impossessata, ma ho avuto i rimorsi per anni.
    Il secondo alle medie, dalla biblioteca. Avevo da leggere Ascolta Il Mio Cuore della Piztorno, e mi era piaciuto tantissimo. Ero stata assente per due giorni e in quei due giorni avrei dovuto riconsegnarlo alla mia professoressa d’italiano. Il terzo giorno ero tornata a scuola, non me ne ero ricordata (la prof metteva una nota se non portavi i libri in tempo) così ho tenuto la bocca chiusa!
    Però in una libreria non ho mai rubato niente e sono troppo vecchia per il taccheggio ormai!

  6. Esatto! Significa che vengono considerati beni di prima necessità come il pane, l’acqua e la pasta e, in quanto tali, in condizioni di ristrettezze economiche dovrebbero essere forniti gratuitamente, quindi rubarli non è un crimine 🙂