Quando le principesse sognano di sezionare un ranocchio

Ragni, serpenti, scorpioni e zanzare (cosa vi ricorda? Esatto, proprio questo), e ancora belve, mostri e quant’altro. Roba che generalmente fa strillare di schifo le bambine e accende invece la fantasia e la curiosità dei maschietti, ragion per cui sono questi ultimi i destinatari di libri a tema insetti, animali pericolosi e dinosauri. O meglio, dovrei dire sono stati. Sì, perché è in atto un cambiamento nella letteratura per l’infanzia e una piccola parte di questo cambiamento la dobbiamo a una bimba americana di 7 anni, Parker Dains.

Tutto è cominciato a inizio anno, quando Parker si è accorta che il volume che stava leggendo, The Biggest, Baddest Book of Bugs, faceva parte di una serie di libri intitolata Biggest, Baddest Books for Boys, e la cosa non le è piaciuta per niente. Com’è che gli insetti dovrebbero interessare solo i maschi? Chi l’ha detto che anche una bambina non possa avere aspirazioni da entomologa? Ma, diversamente da quello che avremmo fatto noi, Parker non si è limitata a indignarsi e fare queste domande ai genitori. No, lei ha preso carta e penna e ha rispedito gli interrogativi direttamente al mittente, dicendo che non esiste una cosa che si possa definire “libro da maschi”. E in aprile la casa editrice Abdo ha risposto alla lettera, complimentandosi con Parker per aver sollevato una questione di grande importanza e ammettendo che, in fondo, non ci sono problemi se anche alle femmine piacciono “cose da maschi”. Tralasciando il fatto che ribadire il concetto “cose da maschi” mi sembra rivelare da parte loro una certa riottosità ad afferrare del tutto la questione, l’importante è che però, effettivamente, il titolo della serie è stato cambiato. Ora i libri si chiamano semplicemente Biggest, Baddest Books, e Parker ne ha appena ricevuto in anteprima l’intera serie “corretta”. Una bella soddisfazione per la bambina, che ha commentato «I think it was so awesome and Abdo learned a lesson… If boys want to, boys can have long hair, and girls can have short hair» (mi rendo conto che in effetti è un’affermazione un po’ forte, corriamo subito ai ripari con questo).

Ma anche un bel successo nel panorama dei libri per ragazzi, che da più parti sta ricevendo sollecitazioni per un cambiamento. Nel Regno Unito, ad esempio, è nata la campagna Let Books Be Books, che mira a ottenere da parte degli editori per ragazzi la rimozione dell’etichetta “libro per bambini” o “libro per bambine”. Niente più titoli come Scarabocchi per ragazze o Il libro delle grandi avventure per ragazzi: la dicitura di genere deve scomparire, e così è stato per i volumi di molti editori inglesi, tra cui Ladybird, Usborne e Parragon. Il messaggio alla base della campagna è che i bambini sono interessati a cose diversissime e creare categorie e limiti artificiali è un male: il rischio è quello di non permettere loro di capire ciò che preferiscono davvero e di creare frustrazione che può portare addirittura a situazioni di bullismo.

Quindi è da chiedersi/ci: è un problema se una bimba è interessata ai robot o alla chimica e un bimbo si diverte a disegnare fiori? O non lo è forse piuttosto se gli viene impedito? 

N.B. D’altronde, che i bambini vogliano, e debbano, poter scegliere quello che più gli piace senza sottostare a limiti, oltretutto fittizi, non è una novità. Sempre quest’anno, un’altra letterina ha concorso a cambiare le politiche di Lego in merito alla produzione di figurine femminili: Charlotte Benjamin, 7 anni, aveva scritto in gennaio all’azienda danese lamentando il fatto che tutte le lego-ragazze fossero relegate in casa o a fare shopping, mentre ai maschi era riservato lo spazio del lavoro e dell’avventura. E così sono state prodotte tre scienziate: una paleontologa, una chimica e un’astrofisica. 

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

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