Riflessione sui libri da spiaggia

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Non si può dire che l'etichetta "da spiaggia" alluda per forza a qualcosa di negativo, eppure non comunica propriamente un complimento. Quando diciamo che qualcuno è un tipo da spiaggia , ad esempio, non stiamo dicendo che è un farabutto, ma vogliamo riferirci a lui con un certo distaccato sarcasmo. La Treccani ci porge una mano e suggerisce che con questo appellativo «si indica scherzosamente una persona stravagante, bizzarra, con allusione a personaggi caratteristici della vita mondana dei locali balneari». Chiarissimo. Invece come stanno le cose quando è un libro a essere definito "da spiaggia"?

Se una lettura ci ha intrattenuto con leggerezza, facendoci compagnia senza aver necessariamente pizzicato le nostre più profonde corde emozionali, in genere tendiamo a impacchettare la nostra valutazione con vezzeggiativi («è un libretto ») o con possibili indicazioni circa un'ideale situazione di lettura («è da leggere sotto l'ombrellone »). Ecco, immagino che non ci sia molto da spiegare a tal proposito, perché tutti sbirciamo le letture altrui in spiaggia — o sui mezzi pubblici, o in sala d'attesa — e sappiamo bene quali sono i libri che si è soliti portare in vacanza. La scorsa estate a farla da padrona fu EL James, che attirò l'attenzione di tutti, anche della Dottoressa Minetti, monopolizzando ogni spazio cartaceo o digitale adibito alla discussione letteraria. I libri da spiaggia di questa estate, invece, pare siano principalmente E l'eco rispose di Khaled Hosseini, Inferno di Dan Brown e Un covo di vipere di Andrea Camilleri. Il podio dei bestseller, quindi, fornisce una precisa indicazione per le letture estive, suggerendo il ragionamento, semplice e banale, secondo cui i libri che vendono hanno buone possibilità di diventare libri da spiaggia ma i libri da spiaggia sono per antonomasia leggeri, poco impegnativi e in certi casi qualitativamente non eccellenti, ragion per cui si deve concludere che il successo commerciale può comportare un'etichetta, gradita o non gradita dagli autori, che rimanda a una precisa situazione di interconnessione tra lettore, contenuto della lettura e contesto di lettura.

Senza farla troppo lunga, sappiamo in pratica che in Italia, dove a leggere sono quattro gatti, le letture estive da spiaggia coincidono con le opere ai primi posti della classifica, ma la nostra formula del Lettore Snob Che La Sa Lunga ci dice che: 1) se un libro vende tanto, vale poco 2) se un libro te lo porti in spiaggia vuol dire che è una lettura di poco impegno 3) se il libro che ti porti in spiaggia è lo stesso che vende tanto, allora appena ti becco su Twitter smetto di seguirti e se ancora non ti seguo, comincio a seguirti solo per smettere di seguirti. Bene, tutto sistemato, no? No, perché poi trovi questo articolo sul Giornale e vieni a sapere che i milanesi anche d'estate leggono roba come Promessi Sposi , Dostoevskij, Tolstoj e che grazie al film del Grande Gatsby la gente ha cominciato a leggere anche Fitzgerald. Quindi salta tutto, non ci sono più certezze, né mezze stagioni. Se gli italiani cominciano a portarsi Delitto e castigo al mare, Dostoevskij diventa una lettura da spiaggia , ma se vuoi continuare a fare quello che ci capisce di libri non puoi mica leggerti i libri da spiaggia, quindi non potrai più leggerti Dostoevskij, né gli altri classici. Oppure, al contrario, se i classici diventano libri da spiaggia e tu vuoi continuare a fare quello che ci capisce di libri, devi assolutamente leggere i libri da spiaggia. Per non sbagliare, perciò, tieni sempre d'occhio le foto di Nicole Minetti, segui i suoi consigli e leggi quello che legge lei.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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