Sarà Gone Girl il caso letterario del prossimo anno?

Questa volta giochiamo d’anticipo. Date un po’ un’occhiata al tweet qui sotto. 

Se fate caso alla data (in alto a destra) noterete chiaramente che si riferisce a tre mesi orsono. Ovvero in piena campagna pubblicitaria pro Cinquanta Sfumature. È normale che un editore affili le armi di fronte alla concorrenza, ma per farlo con così largo anticipo deve sentirsi DAVVERO molto sicuro di essersi accaparrato quello che si preannuncia come il caso letterario del prossimo anno.

In effetti, se ultimamente vi è capitato di seguire un minimo le news letterarie sulla stampa estera non vi sarà sfuggito che Gone Girl se le contende, non proprio equamente ma quasi, con le Sfumature della James (e che ormai non sappiamo più nemmeno come definire, avendo dato fondo in questi mesi all’intero repertorio della lingua italiana al riguardo).

Ma che cosa ha in comune il romanzo di Gillian Flynn con il successo del porno soft del momento? La risposta dovrebbe essere: non molto. Gone Girl è di fatto un thriller con tutti gli attributi del genere. Non fosse per il successo riscosso, il fatto che entrambe le opere siano il frutto del lavoro di una penna muliebre, e che le autrici in questione provengano ambedue dal mondo di celluloide di tv e dintorni: produttrice la James, critica televisiva la Flynn (che – lo ricordiamo – ha alle spalle altri due lavori: Sulla pelle e Luoghi Oscuri). Senza contare che anche in questo caso i diritti per l’adattamento cinematografico sono già stati piazzati per una cifra a sette zeri. E se per la vecchia massima: uno fa una coincidenza, due un indizio, tre una prova, la logica deduzione dovrebbe essere che:

Quiz: riuscirà Gone Girl a guarire schiere di lettori dalla sindrome di Christian Grey?

  1. No
  2. Lo scopriremo solo leggendo

Risposta: 3, decisamente 3.

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

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