Scrittori sotto la soglia di povertà

Photo credit: Authors Guild

Circa un anno fa su queste pagine ci siamo posti una domanda la cui complessità è paragonabile solo a quella sul senso della vita e l’esistenza di Dio… quanto guadagna uno scrittore? 
La riflessione scaturiva dalla pubblicazione della Digital Book World and Writer's Digest Author Survey, presentata alla Digital Book World Conference tenutasi a New York dal 13 al 15 gennaio 2014, dalla quale era emerso che la maggior parte degli scrittori intervistati guadagnavano meno di 1000 dollari all’anno. Una fotografia limitata a parte della realtà statunitense – e che comprendeva inoltre molti aspiranti scrittori e scrittori non professionisti – che ci ha fatto però supporre che le cose non fossero troppo diverse nel resto del mercato editoriale occidentale. 

Circa la situazione italiana, l’ultima indagine articolata in materia era quella condotta da Raffaella De Santis e Dario Pappalardo per Repubblica a novembre 2010 il cui titolo, La scrittura non paga, non lasciava molti dubbi sui risultati; ai tempi erano presenti in Italia decine di migliaia di autori dei quali molto meno dell’1% viveva della propria scrittura. 

È cambiato qualcosa oggi o possiamo affermare senza tema di essere smentiti che è ancora impossibile vivere di sola scrittura? La seconda, ça va sans dire. A conferma di ciò, arrivano oggi dei dati non rosei, ancora una volta dagli Stati Uniti: secondo un’indagine della Authors Guild, The wages of writing. Key findings from the Authors Guild 2015 member survey, il reddito medio degli autori membri è calato tra il 30 e il 38% a seconda delle categorie in cinque anni. Si tratta appunto della prima ricerca dal 2009 ed è stata rivolta ad un campione di 1,674 autori; gli autori full time hanno dichiarato un calo del 30%, dai 25.000 $ annuali del 2009 ai 17.500 del 2015; gli autori part time hanno subito un crollo ancora più drastico, da 7.250 a 4.500 $ annuali (-38%). In base a questi risultati, più della metà degli scrittori americani (56%) nel 2014 sarebbero addirittura al di sotto della soglia di povertà, avendo guadagnato da tutte le attività legate alla scrittura meno di $11,670, cifra indicata nel 2014 come reddito minimo dal governo americano. 

L’executive director della Authors Guild, Mary Rasenberger, ha dichiarato al Guardian che se una certa contrazione era attesa, non ci si aspettavano cifre così disastrose. Le cause di questo peggioramento, secondo la Rasenberger, sarebbero principalmente due. In primis il solito buon Jeff Bezos; il colosso Amazon infatti, accusato spesso di rendere impossibile la vita alle librerie indipendenti, ha in realtà penalizzato anche gli autori a causa del suo predominio sul mercato US grazie al quale ha acquisito il potere di imporre agli editori condizioni che in un mercato sano non sarebbero accettabili. Condizioni che poi le case editrici impongono di conseguenza ai loro autori, per rifarsi del danno subito.
In secondo luogo, la pirateria e la mancanza di rispetto del diritto d’autore, fenomeni entrambi difficilmente aggirabili on line. La Rasenberger cita in primis il progetto Google Books che da anni scansiona milioni di libri e e li rende disponibili gratuitamente, senza pagare nessun diritto d’autore; progetto contro il quale gli autori della Guild hanno un contenzioso aperto da anni. Veloce commento personale: quello di Google Books, indipendentemente che sia un progetto di successo o meno, non mi sembra il primo problema degli scrittori contemporanei; diverso invece il discorso della pirateria editoriale, resa molto più impattante a causa della diffusione degli e-book, dei quali solo una piccola percentuale viene acquistata e non scaricata illegalmente.

Una situazione, quella descritta dalla Rasenberger, che risulta in realtà più complessa se oltre a queste macro cause ci si sofferma un attimo a analizzare l’evoluzione del panorama editoriale degli ultimi anni: uno scenario sempre più frammentato, grazie anche alla possibilità di autopubblicarsi, dove l’offerta di libri, di per sé ipertrofica e sproporzionata rispetto ad una domanda ulteriormente erosa dalla crisi, si affianca a tutta una serie di prodotti culturali, molti dei quali gratuiti o reperibili gratuitamente, che contendono al libro il primato di bene culturale e di intrattenimento. 

L’unica buona notizia – o forse è più corretto parlare di mal comune, mezzo gaudio – che arriva da questa indagine è che la povertà non ha genere: se siamo infatti abituati a sostanziali differenze di sesso nello spazio dato dai media o dalla critica a romanzieri uomini e donne, sappiate che i due sessi si trovano fianco a fianco in questa battaglia per la sopravvivenza, con gli uomini che guadagnano $ 8,250 e le donne $ 8,000. Nel 2009, la differenza era di $12,250, contro to $10,500. 

Non stupisce che le cose non siano molto diverse al di fuori del mercato US. Una ricerca simile condotta l’estate scorsa in UK, la Authors’ Licensing & Collecting Society’s survey,  su circa 2,500 scrittori ha evidenziato un trend simile: il guadagno medio  di uno scrittore professionista nel 2013 è stato di £ 11,000, il 29% in meno del 2005.
La sfida per lo scrittore professionista o aspirante tale è sempre quella: reinventarsi, diversificare, adottare strategie di marketing e promozione. In due parole, tirare a campare. 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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