Se a Venezia non c’è (ancora) spazio per l’arcobaleno

Photo Credits: Particolare dell'immagine di copertina di Piccolo uovo

Da qualche giorno gira sull’Internet, sono sicura che l’avete visto tutti, un video in cui alcuni bambini americani vengono interrogati da un giornalista su cosa sia il matrimonio gay e se l’idea che due persone dello stesso sesso si sposino possa creare loro dei problemi. Alcuni di loro sono del tutto ignari della cosa, altri invece sono super informati; e per questi ultimi la prospettiva di un’unione omosessuale non sembra essere particolarmente conturbante.

Gli Stati Uniti hanno appena vinto una battaglia importante in questo senso, con la storica sentenza della Corte Suprema che il 26 giugno ha dichiarato la legittimità dei matrimoni omosessuali in tutti gli stati del Paese. Magari i bambini che rispondono all’intervista sono tutti figli di Obama e di #LoveWins, educati quantomeno nella consapevolezza che esistono possibilità di questo tipo (mi viene ora in mente che Isabel Allende nella Somma dei giorni dice che i suoi nipoti a San Francisco non si erano minimamente scomposti all’idea che la loro mamma andasse a convivere con un’altra donna, e si parla più o meno della fine degli anni ’90).

Quello che invece ne possano pensare i bambini veneziani, di matrimoni e genitori gay, purtroppo non si può sapere, perché probabilmente neanche riescono a immaginare tale eventualità. Come forse avrete sentito, infatti, proprio qualche giorno prima della sentenza negli USA, dalle scuole d’infanzia veneziane sono stati ritirati tutti i libri sull’omogenitorialità, quelli che presentano un “genitore 1” e un “genitore 2” al posto di una “mamma” e un “papà”. Chi l’ha deciso? Il sindaco Luigi Brugnaro che, no, non è né un insegnante, né un pedagogo, né un educatore di alcun tipo. L’ha deciso perché questi libri non rispecchiano quella che la maggior parte delle persone ritiene la “famiglia tradizionale”, concezione che apre tutta una serie di interrogativi su cui non staremo a dilungarci (ma se in tempo di guerra gli uomini erano al fronte a combattere o erano morti e i bambini venivano cresciuti da mamma, zie, vicine di casa, quella era famiglia tradizionale?). E anche perché, secondo la sua ipotesi di qualche giorno fa, nei confronti di questi libri qualcuno ha forti interessi economici su cui è necessario fare chiarezza.

Quello che a noi preme sottolineare è che nella pratica con questa mossa si taglia di netto qualsiasi possibilità di parlare ai bambini, di spiegare, e in fin dei conti di dar loro la facoltà di scegliere consapevolmente come pensarla su queste faccende. I libri erano stati messi a disposizione degli educatori all’inizio del 2014 grazie al progetto “Leggere senza stereotipi” sostenuto da Camilla Seibezzi (delegata dell’ex sindaco Orsoni per i diritti civili e la lotta alle discriminazioni), e affrontano temi quali il divorzio, l’adozione e le tanto temute famiglie arcobaleno (tra i titoli, Piccolo uovo, storia del viaggio di un ovetto alla scoperta dei diversi tipi di famiglia). 

Recentissimo sviluppo della vicenda è stato l’intervento del presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo a commento del fatto. «Ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente» dichiara Polillo, ricordando tra l’altro come proprio Venezia 500 anni fa piangeva la morte di uno dei suoi cittadini più illustri, Aldo Manuzio, grande umanista che con il suo lavoro di editore aveva contribuito a diffondere conoscenza, garantito da una città che era tra le più aperte dell’epoca. Oggi questa apertura in materia di libertà d’espressione sembra essere minata: «Non è mai compito delle autorità politiche locali o nazionali discutere dei contenuti dei libri presenti nelle scuole» ha aggiunto Polillo, ma gli educatori sono «gli unici titolati a giudicarne i contenuti e la loro utilità nel contesto di crescita dei bambini».

Sennò si chiama censura.

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

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