Sei consigli per criticare con stile

Che la vita dello scrittore (e del lettore) ai tempi del web 2.0 sia una sorta di percorso ad ostacoli, o addirittura minato, non è certo una novità per chi ci segue. Pochi giorni fa vi abbiamo parlato del difficile (e quantomai diretto) rapporto autore-lettore, raccontandovi il curioso epidosio di un ragazzino che non aveva fatto i compiti delle vacanze e, in cerca di scappatoie sul web, si era visto rispondere su un forum dall’autore stesso del libro snobbato. 
Recentemente ci siamo anche chiesti quanto siano affidabili le recensioni che troviamo on line, tra blog, twitter e social dedicati alla letteratura. 

L’argomento è stato nuovamente oggetto di dibattito durante la World Writers' Conference di Edimburgo. Lo scrittore Patrick Ness ha infatti affermato che social network quali Twitter, con le loro potenzialità di avere feedback istantanei e non filtrati, hanno inibito il comportamento degli scrittori spingendoli al silenzio, nel timore di vedere ri-cinguettare le proprie parole in modo sbagliato, frainteso o decontestualizzato. Per non parlare dei commenti su blog e magazine online, spesso ostaggio di trolls che si limitano alla lettura del titolo di un articolo o di anonimi inaciditi che si attaccano ad una frase, perdendo il succo del discorso, ma che hanno ahinoi tutto il diritto di farlo. In questi casi auto-censurarsi sarebbe l’unica soluzione per uscire indenni da pantani di questo tipo ed evitare la gaffe d’autore. Perchè se un lettore anonimo può dire ciò che vuole, lo stesso non vale per un autore che rischia di finire sul libro nero della netiquette

I social eserciterebbero dunque una forte influenza nella percezione della letteratura online, con fenomeni quali l’auto-censura se non addirittura l’eccesso di carineria, quella che spinge autori, editori e appassionati di letteratura appartenenti alle stesse comunità social a smielarsi reciprocamente su Facebook e Twitter, accogliendo novità letterarie con un entusiasmo esagerato, magari ancor prima di aver  letto il libro in oggetto. Così, perché siamo amici e ci piacciono le stesse cose, e siamo tutti un like e un <3 per avere ancora più amici. Creando una visione falsata della letteratura, in cui gli autori sono apprezzati per il loro numero di follower e il loro livello di influenza sul web.

E se un Like non costituisce certo un’argomentazione, anche la critica spesso è infondata, relegata a stroncature fulminee provenienti da persone non competenti o da critici livorosi. C'è dunque ancora spazio per una critica sana e costruttiva? Sembra di sì, se si seguono alcuni suggerimenti

Primo: fornisci un contesto alla tua opinione, dimostrando di aver letto il libro e di conoscere anche la restante produzione letteraria dell’autore che stai commentando. 

Secondo: un minimo di umiltà è ben accetta, ricordati che si tratta solo della tua opinione e non sarà universalmente condivisa. 

Terzo: un po’ di comprensione per esordienti e scrittori alle prime armi, ricordati che anche tu sei stato giovane. 

Quarto: non recensire nemici o amici, non sarai mai obiettivo, anche se parti con le migliori intenzioni. 

Quinto: non essere stronzo, stai facendo una recensione, non giustiziando un criminale di guerra.

Sesto: cerca di essere equilibrato, non dare spazio solo alle cose che non ti sono piaciute.

Dritte pensate per addetti ai lavori certo, ma che dovrebbero girare tra tutti gli aspiranti critici social, a beneficio dei lettori che, alla ricerca di informazioni affidabili e argomentate,  rischiano di perdersi nel frastuono quotidiano di applausi e fischi tipici delle tifoserie da stadio.

 

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

3 Commenti
  1. Mi sembrano precetti semplici e assennati. Quanto al “valore” delle recensioni sul web – accantonati facebook e twitter – c’è una bella differenza tra i vari siti. Alcuni ospitano considerazioni di tutto rispetto, altri no…

  2. Ottimi propositi; in Rete tuttavia ci sono anche soggetti – mi ci metto anch’io – che non vogliono essere affatto critici (in senso tradizionale) e che si permettono di esprimere la loro opinione nei modi in cui preferiscono. Più voci ci sono meglio è con buona pace di Eco, a volte proprio per fare la tara a quell’eccesso di carineria di cui parli Francesca.
    A proposito della sensibilità degli scrittori, che sanno difendersi benissimo da soli altro che auto-censura, interessante comunque la riflessione di Ness, io seguo questa regola aurea: “Chi si offende (seriamente) perché qualcuno la pensa diversamente da lui su un’opera di ingegno è: 1. l’autore dell’opera 2. un pirla” @kekkoz (aka Francesco Chignola).