Si odiano o si amano: autori che dividono pubblico e critica

Avete presente l’espressione o si odia o si ama? Di solito si usa per indicare quelle cose o persone che hanno caratteristiche così estreme da polarizzare i sentimenti intorno ad esse, escludendo indifferenza o mezze misure. In letteratura ci sono autori che la stragrande maggioranza dei lettori ama, e che magari la critica non perde occasione per demolire; altri invece che sono osannati dalla critica e che non contano più dei venticinque manzoniani lettori. Altri ancora, più rari, che mettono d’accordo entrambi, nel bene o nel male. 
Ci sono poi quegli autori che, per il loro stile o il loro carattere, creano schiere di detrattori e folle di ammiratori, egualmente convinti e naturalmente contrapposti. Autori controversi, spesso grandi nomi della letteratura, la cui grandezza sembra essere proporzionale alla forza dei loro detrattori. Quali sono questi autori che dividono? Flavorwire ne elenca dieci tutti più o meno contemporanei; io ve ne riporto alcuni, ma qui trovate la lista completa. 

Jack Kerouac: si può considerare uno dei capostipiti del fenomeno "si odia o si ama", con una certa tendenza ad un innamoramento precoce, seguito da rifiuto in età post-adolescenziale (cose che capitano anche con le poesie di Bukowski). Se siete preda di sentimenti contrastanti, consolatevi, anche i più grandi erano in disaccordo su di lui; è noto ai più che Capote lo odiava ("Quello non è scrivere, è battere a macchina") mentre il New York Times lo osannò in occasione della pubblicazione di On the road.

Cormac McCarthy: scrittore geniale e dalla prosa eccezionale o affettato e pretenzioso? Il dibattito è stato recentemente riaperto da un pezzo dal significativo titolo Is Cormac McCarthy a Terrible Writer? nel quale l’autore, il professore inglese Rohan Maitzen, ripercorre le ragioni dei sostenitori e dei detrattori della prosa di McCarthy in relazione ad uno dei suoi romanzi più celebri, La stradaSembra che i pareri si dividano perfettamente a metà; allo stesso modo, alcuni considerano Meridiano di sangue uno dei più importanti romanzi contemporanei, mentre per altri è desolato e arido come la terra in cui è ambientato (Confessione: io non l'ho letto, ma per quello che mi riguarda, La strada è un libro bellissimo e anche Viggo Mortensen non è male).

Philip Roth: forse uno degli autori più prolifici e più importanti dell’America del dopo-guerra (per molti the greatest living american novelist). Ma non c'è dubbio che sia anche uno dei più dibattuti: irriverente, iconoclasta, narcisista, misogino, politicamente scorretto, egocentrico al punto da trasformare ogni sua opera in qualcosa a metà tra l’autobiografia e la metanarrazione. Non si sa perché scateni ogni volta reazioni così eccessive, ma il pandemonio suscitato dalla sua uscita di scena fornisce una vaga idea dell’interesse che Roth riesce a catalizzare.

Christopher Hitchens: come non citarlo tra i personaggi che dividono, insieme ai suoi sodali Martin Amis e Salman Rushdie? Saggista politico e culturale, aveva posizioni estreme e le esprimeva in modo affilato. Ha asserito che Dio non è grande, ma quello che molti non riescono a perdonargli è la critica nei confronti di Madre Teresa. Anche la sua morte è stata un evento mediatico che non poteva lasciare indifferenti. 

Stephen King: l’esempio perfetto di come spesso la popolarità di un autore sia inversamente proporzionale al gradimento della critica, indipendentemente dalla grandezza dell’autore. E ancora, della ritrosia che autori definiti "di genere" suscitano nel lettore snob. Alcuni mesi fa vi avevamo parlato di un articolo nel quale ci si chiedeva se c’è qualcosa di male ad essere un fan di King. Per noi la risposta è, una volta per tutte, no.

Chuck Palahniuk: qui si tratta di stile al 100%, di prosa e contenuti. Per riassumere brutalmente, o sei uno da Palahniuk o non lo sei. Se lo sei, ci sono ottime notizie per te. Io personalmente me ne tengo volentieri alla larga, per il semplice fatto che quello che ho letto non mi è piaciuto.

E voi dove vi piazzate rispetto a questi autori controversi? Siete dei lovers o degli haters?

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

8 Commenti
  1. Io ci aggiungerei Jonathan Franzen, che, anche se osannato da molta critica e vincitore del National Book Award, da molti (a mio dire, soprattutto lettori massificati che ricercano il fatto spicciolo e la morale scontata) è visto come snob, virtuosistico, complicato, autoreferenziale, intellettualoide, contorto, troppo politicamente impegnato.

    Io invece lo vedo come un genio della post modernità, un interprete acuto della psiche umana, delle dinamiche familiari e dell’occidentalizzazione sfrenata e decadente. Un uomo dotato di incredibile talento e perspicacia.

    Un autore destinato a diventare un classico imprescindibile.

  2. Sicuramente l’elenco si può allungare…
    Franzen mi sembra azzeccatissimo, e aggiungo anche Bret Easton Ellis (sia per lo stile della sua prosa che per le sue, diciamo, esternazioni).
    Tra gli italiani dico Piperno, da molti giudicato antipatico (io sono tra i suoi estimatori)

  3. Da non amante di King mi domando: Perchè ci si premura di dire nel paragrafo a lui dedicato che il romanzo di genere non è amato dal lettore SNOB (asserendo quindi che King non si può amare solo per snobismo verso il genere che scrive – quando King scrive di diversi generi e, almeno nel mio caso, a non piacere è il modo in cui gestisce i finali e l’eccessiva descrittività delle sue opere, e il modo in cui costruisce i personaggi – a parte Misery, che è geniale) mentre per Palahniuk, che all’autore dell’articolo non piace, si specifica (giustamente a mio avviso) che l’autore in questione non piace perchè è quello che si è letto a non piacere?

    Sono sicura che l’intenzione non fosse quella di fare due pesi e due misure o di giudicare chicchessia ma l’impressione che a me personalmente arriva è proprio quella.

    Non c’è niente di male, come si asserisce nell’articolo, nell’amare King. Ma non c’è niente di male nemmeno nell’odiarlo, e snobismo in questo caso diventa forse giudicare tra le righe o a livello inconscio una persona che non ha i tuoi stessi gusti in ambito letterario o che, come accade nel caso di King, non segue la corrente dei lettori entusiasti.

  4. Ciao Elisabetta,
    non avevo intenzione di fare passare questo concetto; come sottolinei tu, tu sei libera di non amare King dopo averlo letto, come faccio io con Palahniuk. Quello che volevo dire è che credo che ci sia da parte di molti un pre-giudizio (inteso come giudizio pre lettura) su King dovuto al fatto che è considerato un autore commerciale e legato principalmente ad un genere. Quindi non vovelo asserire che King non sia amato solo per snobismo, ma che non sia amato anche per snobismo (non è il tuo caso visto che argomenti il perché non ti piace, ciò significa che l’hai letto e te ne sei fatta un’idea).
    Non so se sono riuscita a chiarire il punto che sollevavi, ma spero di sì 🙂

  5. di McCarthy ho letto solo “Meridiano di sangue”, e posso dirti che è un libro, un western, dalla violenza inaudita e si, dalla scrittura “petrosa”. a me è piaciuto molto e da li reputo il suo autore un genio. più che un genio, uno scrittore con le palle.